Musica e listini: Spotify scivola ancora più in basso

L'industria musicale in borsa nella settimana dall’1 al 5 marzo. La performance negativa della piattaforma di streaming svedese trascina con sé anche le label.
Musica e listini: Spotify scivola ancora più in basso

La notizia la fa ancora Spotify, che va di nuovo giù.

Dopo mesi di corsa all’impazzata, a questo punto in due settimane il titolo ha lasciato sul campo il 25% del proprio valore soltanto in un paio di settimane. A questo punto è prevedibile che le illazioni su una presunta vendita delle sue quote da parte di UMG, per monetizzare per sé e i suoi artisti, perdano consistenza: meglio attendere tempi migliori... Nel comparto delle DSP, la concorrente cinese Tencent continua a restare piatta.

In quella che sembra una replica della scorsa settimana, con cifre complessive che registrano un calo più moderato, si ripropongono per il segmento big tech le performance negative di Apple, con un -2,40%, e di Amazon, a -4%; si riprende invece Alphabet, che fa +2,79% pur sull’onda di cambiamenti che non dovrebbero giovare ai ricavi di Google: ci riferiamo all’accordo per il pagamento delle news con il gruppo di Rupert Murdoch da un lato e all’abbandono progressivo del modello di tracciamento basato sui cookies per la raccolta pubblicitaria dall’altro.

Resta negativa anche la tradizionale “discografia”. Sony Corp. (casa madre di Sony Music) perde un altro 3,14%, pur rimanendo positiva negli intervalli trimestrali, semestrali e annuali; Vivendi (casa madre di UMG) scivola giù con un -4,33%; Warner fa peggio di tutte con un -5,5%. L’impressione è che possa essere stato il termine dell’ascesa del titolo di Spotify ad avere impattato sulle quotazioni delle major, con il mercato che ha implicitamente abbassato il valore dello streaming che determina la gran parte dei ricavi delle label.

Nulla di strabiliante, infine, da registrare nel comparto live. Tanto l’americana Live Nation quanto la tedesca CTS Eventim vivacchiano nella settimana che ha visto il più grande appuntamento di settore, l’ILMC, tenersi a distanza e in versione totalmente digitale. Entrambe restano in terreno positivo per quanto attiene all’intervallo mensile, trimestrale e semestrale.

Di seguito, il dettaglio dei titoli osservati in ordine alfabetico.

  • Alphabet: il titolo della casa madre di Google e YouTube sale a $ 2.097,07 e l’azienda vale 1,42 triliardi di dollari.
  • Amazon: il titolo del colosso di Jeff Bezos scende ancora a $ 3.000,46 e la capitalizzazione dell’azienda ammonta ora a 1,51 triliardi di dollari.
  • Apple: il titolo chiude a $ 121,42; la capitalizzazione dell’azienda è pari a 2,04 triliardi di dollari.
  • Avid: dopo un ritracciamento violento a meno 14% la scorsa settimana, il titolo scende ulteriormente a $ 19,22 e la capitalizzazione dell’azienda quotata al NASDAQ americano ammonta a 849,7 milioni di dollari.
  • CTS Eventim: quotata allo Xetra tedesco, la casa madre di TicketOne vede il titolo chiudere piatto a € 56,75, con l’azienda che vale 5,63 miliardi di euro.
  • Hipgnosis: la regina del marketing dei cataloghi musicali guidata da Merck Mercuriadis risale a £ 116, con una capitalizzazione di 1,25 miliardi di sterline.
  • Live Nation: tiene la multinazionale del live quotata al NYSE: il titolo fa registrare $ 89,81, la capitalizzazione è di 19,58 miliardi di dollari.
  • Sirius XM: resta in negativo la digital radio quotata al NASDAQ americano: titolo a $ 5,89, azienda capitalizzata 24,4 miliardi di dollari.
  • Sonos: piccolo tonfo per l’azienda di speaker e hi-fi: quotata al NASDAQ americano, vede il proprio titolo a $ 37,80 dollari, con l’azienda capitalizzata 4,53 miliardi di dollari.
  • Sony Corp.: la casa madre di Sony Music quotata al Nyse americano scende a $ 104,14 e ora è capitalizzata 131,33 miliardi di dollari.
  • Spotify: quotata al Nyse, la piattaforma guidata da Daniel Ek perde un altro 12% e chiude a $ 274,98 e l’azienda oggi vale 52 miliardi – sei in meno della scorsa settimana.
  • Tencent Music: la piattaforma di streaming cinese di Tencent Holdings quotata al Nyse chiude a $ 26,15 e l’azienda vale 43,3 miliardi di dollari.
  • Vivendi: la casa madre di Universal Music Group quotata a Parigi ha chiuso a € 27,60; la capitalizzazione è pari a 33 miliardi di euro.
  • Warner Music Group: la major guidata da Len Blavatnik scende ancora, con il titolo a $ 35,05 e l’azienda capitalizzata 18,03 miliardi di dollari.

 

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