Colapesce e Dimartino hanno convinto anche la famiglia di Battiato

I due cantautori, dopo aver cantato “Povera patria”, sono stati chiamati dalla nipote del maestro, Grazia Cristina Battiato, che li ha ringraziati.
Colapesce e Dimartino hanno convinto anche la famiglia di Battiato

Colapesce e Dimartino, nella serata delle cover, in occasione del Festival di Sanremo, hanno deciso di proporre nella serata del giovedì  “Povera patria”, brano di Franco Battiato del 1991, tratta dal disco “Come un cammello in una grondaia”. Nella cover anche un cameo virtuale di Battiato sul finale. È infatti la voce dell’artista siciliano, tratta dal master originale, a cantare il verso che chiude la canzone: “Se avremo ancora un po’ da vivere/La primavera intanto tarda ad arrivare”.

Non si tratta di "una voce inedita", come annunciato erroneamente da Amadeus durante la serata.  I due cantautori hanno spiegato che cosa rappresenti per loro quel brano e come sono riusciti a mettersi in contatto con Battiato:

“‘Povera Patria’ è un brano indimenticabile e sempre attuale. Un’invettiva politica che nel 1991 alla vigilia dell’esplosione di Mani Pulite gli valse anche la Targa Tenco – dicono Colapesce e Dimartino – interpretarla per noi, da siciliani, è stato quasi più importante che cantare la nostra canzone. È un omaggio sincero a un artista che ci ha cambiato la vita e che rappresenta un’idea di musica libera e coraggiosa. Abbiamo chiesto alla famiglia Battiato di poter utilizzare la voce originale di Franco nella strofa finale, forse la più importante, una domanda che porta con sé la speranza di un cambiamento: la primavera, che oggi più che mai tarda ad arrivare, e aspettiamo tutti sopraggiunga presto”.

Il procedimento non è stato immediato. “Il primo ponte lo abbiamo creato con Pino Pischetola, in arte Pinaxa, che ha collaborato a lungo con Battiato – ricorda Colapesce – grazie a lui abbiamo avuto modo di parlare con il management e con la famiglia. Abbiamo chiesto la possibilità di utilizzare la voce di Franco, quella della master originale. Per noi era importante che ci fosse anche lui, in qualche modo. L’emozione più forte l’abbiamo provata quando, a esibizione finita, ci ha chiamato la nipote Cristina (Grazia Cristina Battiato, ndr): ci ha detto che a lei e alla famiglia la nostra versione era piaciuta e che si erano emozionati”.

Nella canzone emerge la distanza che Battiato vede dal suo concetto di governo e la contemporaneità delle cose. Davanti ai suoi occhi, i governanti assistono, con indifferenza, a quello che li circonda, dai morti ammazzati per mafia alle risse negli stadi. Un mondo, un popolo che si sente privo di qualsiasi diritto. Si attende la rifioritura democratica del Paese. “La stessa che auspichiamo noi”, concludono Colapesce e Dimartino.

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