Omar Pedrini: "Quando i Timoria hanno vinto il Premio della Critica al Festival di Sanremo"

Il premio della critica per la sezione "Nuove proposte" venne istituito appositamente per la band bresciana. Trent'anni fa...
Omar Pedrini: "Quando i Timoria hanno vinto il Premio della Critica al Festival di Sanremo"

Nel 1991 i Timoria – Omar Pedrini, Francesco Renga, Diego Galeri, Enrico Ghedi, Carlo Alberto Pellegrini – partecipano al festival di Sanremo, che si tiene dal 27 febbraio al 2 marzo, nella sezione Novità, con la canzone "L'uomo che ride", brano scritto da Pedrini e prodotto dall'ex Litfiba Gianni Maroccolo (verrà poi incluso nella tracklist del secondo album dei Timoria "Ritmo e dolore" pubblicato nell'aprile del 1991).

La band bresciana viene eliminata e non riesce a raggiungere la serata finale del concorso che vedrà imporsi Paolo Vallesi con "Le persone inutili". Accade però un fatto singolare: nonostante la precoce eliminazione i Timoria si aggiudicano il Premio della Critica dedicato alla sezione Novità.

Quel premio fino ad allora non esisteva: l'idea di istituirlo nasce a Festival in corso; l'organizzatore del festival di allora, Adriano Aragozzini, concede il proprio benestare; e velocemente, nel giro di un pomeriggio, viene ufficializzata l'istituzione del Premio della Critica anche per la Sezione Giovani.

Ecco come Omar Pedrini ricorda per Rockol quelle giornate di trent'anni fa.

Non fu facile, nel 1991, per noi Timoria  prendere la decisione di presentarci a Sanremo. Immaginate le nostre facce, e quella del nostro produttore Gianni Maroccolo e del caro art Director Gianni Sassi (Cramps Records), autore della copertina del 45 giri, quando il nostro manager Francesco Caprini ci fece quella "proposta indecente" - “indecente” perché i Timoria in quel momento erano la punta di diamante del “nuovo rock italiano”, l'anno prima "Colori che esplodono" era stato eletto “disco d'esordio dell anno” nel referendum annuale della critica, e noi eravamo considerati “musica alternativa" rispetto al mainstream dell'epoca. Considerate che allora la “divisione”, se non la frattura, tra le band alternative e la musica italiana era molto profonda, netta e bellicosa (non come oggi, che si mescolano con disinvoltura artisti molto diversi tra loro). 


Il nostro pubblico era molto radicale, e legato ai primi circuiti musicali fatti di club e centri sociali. Insomma: c'erano le band che cantavano rock italiano, e gli altri erano i “nemici”. Ma la voglia di provocare, di far sentire la nostra musica a un pubblico più vasto, di urlare da quel palco “ci siamo anche noi" era troppo forte. A parte le trasmissioni di Renzo Arbore e poco altro non c'erano spazi per il movimento rock in Tv, e un media internet non era nemmeno immaginabile, all'epoca. 
Decidemmo di partecipare tra le Nuove Proposte, e tra le critiche feroci dello “zoccolo duro”.

Il nostro asso nella manica era quella canzone, “L'uomo che ride”, ispirata all'omonimo libro di Victor Hugo, che scrissi e arrangiammo in stile rock - prog .
Una canzone con 4 parti diverse, e addirittura senza ritornello! A Sanremoooo?! Si sarebbero ricreduti tutti i fans e, forse, ne avremmo trovati altri nuovi di zecca. 


La sera dell'esibizione Edvige Fenech (alla quale non potevo confessare che molte delle mie diottrie erano state minacciate dalle sue commedie all'italiana) quasi meccanicamente presentò “una delle più interessanti realtà della musica nuova italiana”  
Ma l'Italia del Festival non era pronta a tanto, e... fummo eliminati subito: un’ esibizione e “a casa!".
Con l'amaro in bocca, ma consapevoli di “averci almeno provato” a cambiare le cose, ci avviammo silenziosi e con la coda tra le gambe verso Brescia. 
Al mio arrivo a casa, dopo cinque ore di viaggio, vedo mia madre sbracciarsi come un'ossessa dalla finestra gridando “Ooooomar! Avete vinto qualcosa! Dovete tornare a Sanremooo!". 
I telefoni cellulari non esistevano, e quindi nessuno mi aveva potuto avvisare di quella sorpresa: i giornalisti della sala stampa, provocati dal nostro Caprini, erano indignati per la nostra eliminazione e avevano deciso di istituire il “Premio della Critica per le Nuove Proposte”, assegnandolo a noi. Così ripartimmo per Sanremo.


Ci ritrovammo così sul palco con Enzo Jannacci che ritirava il premio dei big per la canzone “La fotografia", e poi toccò a noi. 
La stampa rendeva giustizia al rock italiano: e da quel giorno, ogni anno sarebbero state premiate dalla critica anche le nuove proposte.

E aggiungo che da quel momento molte band “alternative" hanno calcato quel palco che sembrava inaccessibile per noi “indie rock”. Un altro muro era caduto, e la nostra missione compiuta. Tutti conobbero i Timoria e il rock italiano. Alberto Bevilacqua scrisse che avrebbe voluto "baciare Omar Pedrini per quel testo bellissimo" e così anche mio padre capi che eravamo sulla strada giusta, e diventò il nostro primo fan (forse  anche perché gli presentai la Fenech di cui era. cultore).  .


Un’ultima cosa: da quell anno, sia che io segua il Festival o no, la settimana successiva vado dal mio negoziante di fiducia (Dio benedica i pochi negozi di dischi che fanno resilienza) e chiedo il disco del vincitore del premio della critica dei giovani: sento che lì dentro c’è anche qualcosa di me, di noi. 
E quest'anno sono trent’anni ! 

Omar Pedrini
 

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