Parabola di Achille Lauro

Sembra quasi che da anti Cristo, Achille Lauro sia diventato di colpo il personaggio più rassicurante della scena musicale italiana.
Parabola di Achille Lauro

Due anni fa in questo periodo era l'emblema del male.

Lo ricorderete: con la sua "Rolls Royce" a Sanremo fu bersagliato da critiche. "Inneggia agli stupefacenti: la Rolls Royce di cui parla non ha niente a che vedere con le automobili, ma fa riferimento a un tipo di droga molto diffusa tra i giovanissimi", il capo d'accusa. "Il suo testo si conclude con una preghiera laica: 'Dio ti prego salvaci da questi giorni / Tieni da parte un posto e segnati 'sti nomi'. Questo dice molto sulla profondità degli autori", la difesa del vicedirettore di Rai1 con delega al Festival Claudio Fasulo, al fianco di Baglioni. In quei giorni fu detto davvero di tutto, su Achille Lauro. Ad un certo punto vennero mostrati in tv pure dei vecchi filmati nei quali il cantante romano insultava e picchiava i fan durante i concerti. Un accanimento mediatico del genere non lo si era mai visto: "Nessuno conosce la mia vera storia. Non voglio essere un buon esempio, io sono un buon esempio", la risposta di Lauro, stremato dalle polemiche e dalle accuse, mentre si preparava a spedire nei negozi l'album ".1969".

In quella manciata di canzoni raccontava di come l'ex ragazzo di periferia con un'adolescenza segnata dalla violenza si era riscattato attraverso la musica, unendo in modo interessante e curioso i luoghi comuni della trap (i macchinoni, i soldi, il riscatto, la gloria) ai suoni del rock con venature punk (sul palco del Concerto del Primo Maggio si presentò con una superband composta da Federico Poggipollini, Sergio Carnevale e Garrincha, protagonisti della scena rock italiana). Una redenzione che sembrava contenere anche qualche elemento sacrificale, quasi cristologico. E non a caso in "Roma", una delle canzoni di quel disco, Lauro De Marinis - è il vero nome del cantante, romano classe 1990 - si paragonava nientemeno che a Gesù sulla croce:

Innalzato a morire su un colle
Trafitto nel costato a Vigne
Perito e intombato a Sempione
Risorto da qualche parte lì
A Montesacro
Pe' i miei ragazzi, pe' sempre


Sono passati due anni da allora e l'atmosfera che accompagna oggi la sua partecipazione al Festival di Sanremo 2021 , la terza in tre anni (stavolta non da cantante in gara, ma da ospite fisso), è ben diversa. Da "
anti Cristo " - così come lo scorso anno si autodefiniva in un passaggio del libro "16 marzo", in cui metteva in fila senza necessariamente seguire un ordine preciso riflessioni sulla sua esistenza, citazioni di grandi filosofi e pillole di pseudo-teologia - ad autoproclamatosi  artista geniale e visionario, circondato da un'aura da illuminato . I contenuti delle esibizioni sono segreti. Sappiamo che per l'occasione condividerà il palco con una band tutta sua e con diversi ospiti: il primo ballerino dell'Opera di Roma Giacomo Castellana, Emma Marrone e Monica Guerritore, Fiorello, Claudio Santamaria e Francesca Barra. In un'email inviata ai giornalisti, Lauro ha anticipato:

Mi esibirò per il settore dello spettacolo ferito e vessato, per voi amici giornalisti, per le persone che lavorano per me, per tutti voi.
Sarò un velo di mistero sulla vita,
Sarò la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico,
Sarò sessualmente tutto,
Genericamente niente.
Sarò esagerazione, teatralità, disinibizione.
Sarò peccato e peccatore.
Porterò un messaggio del mondo all’umanità
E chiederò che Dio ci benedica.

Amadeus, che lo ha voluto nel cast del Festival di quest'anno, ha descritto le esibizioni che Achille ha preparato come "cinque quadri artistici". E ha definito il cantante romano "un artista poliedrico". Sembra quasi che da demonio immondo Achille Lauro sia diventato di colpo il personaggio più rassicurante della scena musicale italiana.

Sarà che le stravaganti passerelle del Festival dello scorso anno, che lo hanno visto indossare maschere tra loro diversissime, da San Francesco d'Assisi alla Regina Elisabetta I d'Inghilterra passando per David Bowie e la Marchesa Luisa Casati, lo hanno reso simpatico anche agli occhi dei più scettici, permettendogli di trovare quel consenso nazionalpopolare che con "Rolls Royce" non era riuscito a conquistare.

I travestimenti da abile trasformista - .non per vocazione - nascondevano messaggi ben più profondi del semplice momento di spettacolo, che ha finito per oscurarli: il costume di San Francesco era l'emblema di un uomo "spogliato degli abiti per votare la vita alla religione", David Bowie il "simbolo di assoluta libertà artistica, espressiva e sessuale e di una mascolinità non tossica", la Marchesa Casati una "musa inarrivabile, eterea e decadente" e la Regina Elisabetta I una "vergine sposa della patria, del popolo, dell'arte e difensore della libertà".


Il trasformismo è stata la filosofia che ha seguito anche musicalmente

Da "1969" all'ultimo singolo, "Solo noi", Achille ha dato le carte, le ha ritirate dal tavolo e ha rimescolato ogni volta il mazzo.

Disorientando ogni volta, cambiando pelle non album dopo album e prendendosi il tempo necessario per esplorare un genere piuttosto che un altro, ma singolo dopo singolo. Nell'ordine: il punk-rock, l'elettronica Anni '90, le ballate, il twist, le atmosfere orchestrali, lo swing. Dire camaleontico è dir poco. Dopo il Sanremo dello scorso anno ha rotto con Sony, l'etichetta che lo aveva portato alla ribalta, e ha firmato un nuovo contratto con Warner. Che gli ha affidato anche il ruolo di Chief Creative Director di Elektra Records, "l'etichetta di superstar come Jim Morrison, i Doors, i Queen e gli AC/DC - ha spiegato lui - trovo somiglianze tra la nascita di questa etichetta e i miei primi passi nel settore discografico, quando, come i fondatori della Elektra Records, ho investito i miei pochi risparmi nella produzione dei miei album. Anche quella “k” che nel nome è stata aggiunta per l’etichetta a quello del personaggio della mitologia greca, torna nella mia nuova agenzia MK3, il cui nome si ispira alle tre “k” greche che indicano fulmini e saette (keravnoús kai keravnoús)". .


In cinque mesi, tra il luglio e il dicembre del 2020, ha pubblicato tre dischi: " 1990 " (in cui si divertiva a omaggiare le hit da discoteca degli Anni '90), " 1969 - Achille Idol Rebirth " (un repack del disco del 2019 con dentro pure un duetto con Fiorella Mannoia su "C'est la vie") e " 1920 - Achille Lauro & The Untouchable Band " (tra jazz e swing). Non li ha definiti album veri e propri, ma " side project ". In teoria un side project, in ambito musicale, è un progetto parallelo: i Gorillaz di Damon Albarn (rispetto ai Blur) o - guardando ai casi italiani - i Motel Connection di Samuel dei Subsonica. Nel caso di Lauro, il nome sulla copertina è sempre il suo: "Sono progetti collaterali, dei side proect appunto, che racchiudono tutto quel materiale che non avrebbe potuto far parte del mio percorso discografico più 'lineare', ma che allo stesso tempo mi rappresenta come artista a 360 gradi ed era giusto far conoscere al pubblico", il suo commento.


L'operazione non ha portato a chissà quali risultati.

Dei tre dischi solo il repack di "1969" ha ottenuto una certificazione, diventando da Disco d'oro Disco di platino (l'equivalente di 50 mila copie vendute). Delle tracce incluse in "1920", il disco nel quale indossava lo smoking e faceva il crooner, ad oggi nessuna si è spinta oltre il milione di ascolti su Spotify. Ma d'altronde l'obiettivo era un altro: farsi percepire come una popstar. E l'ha centrato. I tempi di "Achille idol immortale", "Dio c'è", "Ragazzi madre", quando raccontava nelle canzoni di essere un sopravvissuto, un sopravvissuto alla crudele vita di periferia, e non lo faceva mica con i suoni del punk-rock, dell'elettropop e con lo swing, ma con l'autotune e i suoni cupi della trap, appartengono al suo passato. "Quando ho firmato il mio primo contratto, dormivo in una macchina. Sono stato una troia. Sono stato una santa. Sono la solitudine. Sono l'eleganza. Sono la moda. Sono quello che l'ha creata con due stracci", scriveva in "Sono io Amleto", il libro del 2019. E in "16 marzo", raccontando di un appuntamento con i discografici: "Decisi che dovevo presentarmi a quell'appuntamento con un paio di scarpe appena uscite dalla scatola. Le volevo brillanti per l'occasione. Ne acquistai un paio elegante in pelle nera. Sembrava un vaneggio dire che avevo speso 1000 euro per presentarmi a un appuntamento.

Passai a prendere la mia assistente sotto casa con il taxi e le dissi: 'Oggi ti faccio vedere come si vende il nulla a una multinazionale '".
Ci cascheremo di nuovo?
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