Spotify, in calo le quote di streaming di major e Merlin

I dati di ascolto comunicati dalla piattaforma svedese evidenziano una contrazione dei passaggi degli artisti legati ai tre principali gruppi discografici e a uno dei più importanti distributori indipendenti
Spotify, in calo le quote di streaming di major e Merlin

Come si spostano gli equilibri dei flussi d’ascolto su Spotify? Secondo i dati più aggiornati comunicati dal servizio di streaming guidato da Daniel Ek i contenuti forniti dalle tre major discografiche - Universal, Sony e Warner - e da Merlin, uno dei più grandi distributori indipendenti, nel 2020 si sono attestati complessivamente intorno al 78% del totale dei passaggi registrati dal servizio. La percentuale, pur preponderante, segna un calo di quattro punti rispetto al 2019, quando lo stesso valore fu dell’82%, e di sette rispetto al 2018, quando le multinazionali e Merlin aggregavano, da sole, l’85% degli stream.

“Nel mercato della musica registrata le quote di mercato delle etichette si muovono solitamente in modo estremamente lento”, osserva la società di ricerca di mercato Midia Research: “Tenendo conto di questo, un cambiamento del genere è a dir poco dirompente. Ciò a cui stiamo assistendo non è solo l'emergere di un nuovo modello di crescita nel business di questo settore, ma anche l'emergere di una nuova generazione di etichette discografiche”.

“Le cifre di Spotify suggeriscono che le major sono cresciute del 14%, Merlin è sceso del 3%, gli artisti completamente indipendenti sono aumentati del 28% e gli indipendenti non legati a Merlin sono aumentati del 49%”, ha fatto sapere, dal canto suo, la piattaforma: “Come nel 2019, gli artisti completamente indipendenti e gli indipendenti non legati a Merlin sono stati i grandi vincitori. Questi due segmenti rappresentano la nuova avanguardia della strategia musicale dell'era dello streaming”.

A dare una spinta al cambiamento è stata, senza dubbio, l’apertura di Spotify ai mercati emergenti (come quelli di Corea del Sud e India) dove la quasi totalità dei big locali non è legata alle major e ai circuiti della discografia occidentale. Il consolidamento di questa tendenza potrebbe influenzare in modo determinante il mercato dei servizi per gli artisti, che - nell’ultimo anno - ha visto major come Universal e Sony investire in piattaforme rivolte agli indipendenti.

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