Addio a Claudio Coccoluto: il ricordo di Luca De Gennaro

Il Dj, critico musicale, docente e direttore di VH1 Italia ricorda l’amico e collega scomparso: ‘La sua forza? Riuscire a capire e conquistare qualsiasi pubblico si trovasse davanti’
Addio a Claudio Coccoluto: il ricordo di Luca De Gennaro

Tra i tanti a piangere la scomparsa di Claudio Coccoluto, la star italiana della consolle venuta a mancare nella primissima mattina di oggi, martedì 2 marzo, all’età di 59 anni, c’è anche Luca De Gennaro. Il Dj, critico musicale, docente e direttore di VH1 Italia conosceva molto bene l’artista cassinate, al quale era legato da un lungo e profondo rapporto di stima e amicizia.

“Claudio è sempre stato molto legato alla musica. Non faceva il Dj per dare spettacolo: era un musicista, un ricercatore di suoni”, ha spiegato De Gennaro a Rockol: “Non gli è mai interessata la nostalgia: benché la sua fase di maggiore popolarità l’avesse conosciuta negli anni Novanta, con la classic house, si è sempre rifiutato di fare serate revival. Diceva di non voler ridursi come le vecchie rock band che suonano i propri successi a decenni di distanza: era sempre proiettato verso le novità e la ricerca”.

“Spendeva una fortuna in vinili, non si è mai piegato al digitale: i suoi strumenti di lavoro sono sempre stati i turntable e i vinili”, ha proseguito De Gennaro: “Ed era inarrestabile.

Era capace di fare quattro set in una notte: un capodanno si esibì tra Reggio Calabria, Venezia e Riccione, e il primo set lo tenne nell’hangar di un aeroporto, in modo da ripartire immediatamente dopo alla volta della venue successiva. Una volta lo coinvolsi in un seminario a Bolzano, organizzato dall’assessortato alla Cultura del comune. Nel tardo pomeriggio lo chiamai per chiedergli dove fosse, e lui mi rispose ‘a casa’. ‘A casa dove?’, gli chiesi, e lui: ‘A Cassino, perché? Ma arrivo, non preoccuparti’. E arrivò, perché lui il risultato a casa lo portava, sempre”.

“Uno dei suoi più grandi talenti era quello di riuscire a conquistare ogni tipo di platea”, racconta De Gennaro: “Ricordo che nel 2015 organizzamo alla Villa Reale di Monza gli MTV Digital Days. Era il periodo d’oro dell’EDM, e nella line-up della manifestazione c’erano Dj molto popolari tra il pubblico più giovane, come Robin Schulz. Gli chiesi comunque se gli andasse di fare un Dj set, e lui accettò. Arrivò con la sua valigia di vinili e i suoi cinquant’anni e passa davanti a 30mila ragazzini e li ribaltò come un calzino. Compreso mio figlio, che all’epoca aveva 17 anni e che dopo il suo set mi disse: ‘Papà, ma chi è quel tuo amico?’. Era capace di capire le folle, conquistarle e portarle - con la sua musica - dove voleva lui”.

“Fino all’ultimo, anche durante la pandemia, si è battuto per difendere i diritti dei lavoratori del settore”, ha concluso l’amico e collega di Coccoluto: “Quando l’opinione pubblica pensava che le discoteche dovessero essere l’ultima preoccupazione durante l’emergenza sanitaria, lui non smetteva mai di ricordare come il problema non fosse la mancanza di serate in sé, ma il blocco totale di un comparto industriale nel quale sono impiegate decine di migliaia di persone”.

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