Sanremo, le pagelle della prima serata

Il Festival si è trasformato in una sit-com? Tra applausi finti e una durata infinita, ecco come è andata la prima serata
Sanremo, le pagelle della prima serata
Credits: Maurilio Giordana

Gli applausi finti. Pensavo scherzassero. Invece, Amadeus li ha usati, e in abbondanza, per colmare il vuoto del pubblico all’Ariston del Festival 2021. All’entrata e all’uscita dei cantanti, alla consegna dei fiori. Per Loredana Berté hanno recuperato persino gli applausi del suo passaggio al Festival a Sanremo. Applausi Finti ovunque. Sembravano le risate di una sit-com, quei suoni posticci che spiegano allo spettatore come comportarsi.
Benintesi: siamo contenti che Sanremo si faccia, è un evento importante per la musica, sempre e a maggior ragione in un anno di difficoltà: è un po' di sano divertimento, è un volano per l'industria, messa a dura prova dalla pandemia. Sappiamo anche che Sanremo è, prima di tutto, uno programma TV. Poi ci sono le canzoni. E quella che doveva essere una cornice non era splendida ed era il vero spettacolo. Basta fare caso alle proporzioni: 5 ore di show in cui le canzoni in gara (17, tra giovani e big) occupavano circa un’ora.
Ecco le pagelle della serata.

Lo spettacolo

Il piccolo esercizio, che faccio ogni anno: misurare il tempo che trascorre tra l’inizio della serata e la prima canzone di un big. Questa sera ce la siamo cavata con - si fa per dire - 66 minuti: alla faccia del solito slogan “La musica al centro”.
Attorno a questo presunto centro musicale c'erano le solite gag, la solita pletora di ospiti: momenti notevoli e passaggi superflui, come sempre.

 Bravi gli ospiti musicali: Diodato e “Fai rumore” sono una delle cose belle del 2020, da brividi; Loredana Berté si è mangiata il palco con un medley di successi. Mi è sembrato decisamente meno convincente Achille Lauro con un "quadro" sul Glam Rock: l’effetto sorpresa delle sue performance si è perso. Per di più canta in playback e sembra prendersi terribilmente sul serio. .
Per il resto: brava, sicura e autoironica Matilda DeAngelis, mentre Ibrahimovic recita la parte del mito vivente, sta sul palco dell'Ariston con lo stesso atteggiamento di un campo di calcio. Fiorello è debordante come al solito, fa battute su qualsiasi cosa, persino su una sua visita dal podologo… 
Sarebbe stato bello vedere un Festival veloce come l’Eurovision, con canzoni a raffica. Ma non è lo stile di Amadeus, è chiaro: prendere o lasciare. Le condizioni in cui è stato messo in piedi spiegano e giustificano tante cose e il lavoro è stato comunque enorme. Continuo però a pensare che la regia, come l’anno scorso, sia uno dei punti deboli: perde colpi sulle performance e spesso le canzoni ne escono penalizzate. 

I Big

I primi tredici cantanti: un discreto livello, al primo passaggio in TV, con anche gli artisti più "nuovi" che portano canzoni abbastanza tradizionali come è normale che sia. Promossi Max Gazzé, Ghemon, Maneskin, Coma_Cose. Michielin e Fedez e Noemi sono da podio. Da rivedere la canzone di Colapesce Dimartino: molto bella, ma sul palco non rende come potrebbe.

Arisa - "Potevi fare di più"
Un inizio classico, voce perfetta come sempre: la canzone sale, lei poco a poco si scioglie. Ma la canzone ricorda un po’ “La notte”. Un po’ troppo? Penalizzata dall'essere la prima: viene annunciata, poi lasciata ferma ad aspettare per 4 minuti di pubblicità. Anche gli applausi finti sull’uscita non aiutano.

Colapesce Dimartino - "Musica leggerissima"
Esibizione alla Daniele Silvestri / “Salirò”, con balletto finale di una pattinatrice. Gran bel pezzo, loro un po’ incerti sul palco, che non gli rende giustizia del tutto. 

Aiello - "Ora"
Aiello ci mette intensità, ma finisce quasi per urlare in un paio di passaggi. Così la performance finisce per perdersi, come la canzone. Lo confesso, su “Quella notte io e te/Sesso ibuprofenè” (con l’accento sull’ultima è) mi sono perso, ma è un problema mio. 

Francesca Michielin e Fedez - "Chiamami per nome"
È più la canzone di Francesca, che guida con sicurezza un Fedez emozionato e quasi impaurito, con commozione finale. Brano, nel suo genere, perfetto: da podio. 

Max Gazzè e la Trifluoperazina Monstery Band - "Il farmacista"
La citazione di Frankestein JR., il vestito da Leonardo, una bella melodia:  Max Gazzé ha molte idee e sa come metterle assieme. La band dal nome impronunciabile è fatta di cartonati. Hendrix alla chitarra, la Regina Elisabetta alle percussioni, Marilyn Monroe alla voce, Paul McCartney al basso e Igor di Frankestein Jr. . Bravo.

Noemi - "Glicine"
Spostata all’ultimo alla prima serata per sostituire Irama (in attesa del risultato del tampone dopo un collaboratore positivo). Parte con emozione ed un po’ incerta, poi la canzone si apre, lei si scioglie e va. Altro brano perfetto per il palco, altro brano candidato al podio.

Madame - "Voce"
Una canzone che vuole mettere assieme due mondi musicali, quello italiano più classico e quello dei suoi 19 anni, anche grazie alla produzione di Dardust e ad un evidente uso di autotune. Lei ha padronanza del palco, ma la canzone non decolla e viene penalizzata da una regia terribile. 

Maneskin - "Zitti e buoni"
Un pezzo rock classico: forse non è una novità né in generale né per loro. Però la performance è potente, come lo furono quelle di X Factor: televisivamente perfetti, uno dei momenti migliori della serata.

Ghemon - "Momento perfetto"
Una canzone e una performance di gran classe. Qualche passaggio non proprio pulitissimo, il pezzo è complesso ma quando la risentiremo crescerà ancora.

Coma_Cose - "Fiamme negli occhi"
Una bella idea: cantano uno di fronte all’altro, si guardano invece che guardare un pubblico che non c’è. Il gioco di sguardi è bello, la canzone funziona già al primo ascolto. Tra i migliori della serata.

Annalisa - "Dieci”
Pezzo non travolgente, ma eseguito con sicurezza: ormai è una veterana del Festival, e si vede.

Francesco Renga - "Quando trovo te"
Un pezzo complesso, meno classico e immediato delle cose che ha portato in passato. Performance tutt'altro che impeccabile, da riascoltare.

Fasma - "Parlami"
Prova a mettere assieme autotune e rock, con una canzone che ripete 16 volte il titolo. Ma alla fine si perde.

La classifica provvisoria

Ha penalizzato le proposte più "nuove", a partire da Colapesce Dimartino, Madame e Ghemon: la Demoscopica, che ha votato ieri sera, è la parte più tradizionalista e infatti troviamo in testa Annalisa, ormai una veterana, e Noemi. Ma il 25% del totale: come ha scritto ieri sera su Twitter Eddy Anselmi, super esperto del Festival: "Sanremo è come il pentathlon moderno. Quella di stasera è stata la prova di scherma. Ora ci sono il nuoto, l'equitazione e la combinata tiro+corsa. Mahmood, nella demoscopica dopo la prima sera 2019, era nelle ultimissime posizioni". Vedremo

Le pagelle dei Giovani

Messi in apertura, come ormai da qualche anno. il gruppo della prima serata era il più debole: meritato il passaggio di Folcast alla finale (assieme a Gaudiano). Questi voti sono quelli della redazione di Rockol: la sala stampa si esprimeva con voti da 5 a 10, con un voto per testata, che vale 1/3 del totale. I voti sono stati espressi da Gianni Sibilla e Claudio Cabona (e abbiamo deciso di non dare insufficienze, visto che di giovani si tratta).

Gaudiano - "Polvere da sparo”: 6
Inizia po’ Gipsy King un po’ reggaeton, con archi arabeggianti. Una canzone carina, una buona interpretazione, ma non decolla.

Elena Faggi - "Che ne so”: 6
Un’altra canzone che non decolla, volutamente, rimanendo quasi sottotono. Interpretata bene ma nulla più. Diretta da Peppe Vessicchio, che si palesa alla seconda canzone del Festival.

Avincola - "Goal!": 7
Al terzo giovane, una canzone con un’idea che funziona e si fa ricordare, un po’ TheGiornalisti, un po’ Niccolò Agliardi e “Braccialetti rossi”. Non male.

Folcast - "Scopriti": 8
Ha lo stesso team di Diodato: Rodrigo D’Erasmo, Tommaso Colliva - e si sente. Il migliore dei giovani, fin qua, anche se un po’ tradito dall’emozione.

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