Chi è Diane Warren, l’autrice di ‘Io sì’ che ha fatto vincere un Golden Globe a Laura Pausini

Californiana, 64 anni, l’artista vanta crediti su un’impressionante lista di hit, oltre a ben undici candidature a un premio Oscar
Chi è Diane Warren, l’autrice di ‘Io sì’ che ha fatto vincere un Golden Globe a Laura Pausini

Non era partita esattamente come un’outsider Laura Pausini nella corsa ai Golden Globes 2021, dove ha trionfato con “Io sì (Seen)”, canzone inserita nella colonna sonora del film con Sophia Loren “La vita davanti”: l’autrice del brano, Diane Warren, è infatti una delle autrici più premiate dell’industria musicale americana, una vera e propria veterana delle serate di gala dove vengono assegnati i riconoscimenti più prestigiosi sul panorama internazionale.

Nata a Los Angeles, nella San Fernando Valley, nel 1956, la Warren inizia a scrivere musica da giovanissima, pur seguendo un corso di studi convenzionale, che l’ha portata prima a diplomarsi al Pierce College di L.A. e poi a laurearsi alla California State University.

Come autrice professionista, il suo primo grande successo è rappresentato da “Rhythm of the Night” dei DeBarge, che nel 1985 raggiunge la top ten nelle classifiche di vendita di tutto il mondo diventando il più grande successo nella storia della band di Grand Rapids, Michigan: entrata nel giro discografico che conta, l’artista - che già nell’’83 aveva prestato la propria penna a Laura Branigan per “Solitaire”, che si spinse fino al settimo posto nelle classifiche americane - firma un contratto editoriale con la EMI. L’etichetta, per promuoverla, distribuisce presso gli addetti ai lavori oltre un migliaio di copie di una raccolta di suoi lavori: l’esperimento funziona e alla Warren si spalancano le porte della grande discografia.

Autrice prolifica e versatile, Diane collabora sia con i nomi più istituzionali del pop - tra gli altri, Celine Dion, Whitney Houston, Cher e Barbra Streisand - quando con star dell’r’n’b come Beyoncé, TLC, Tina Turner, Aretha Franklin e Toni Braxton, senza dimenticare le (allora) nuove leve del mainstream Britney Spears, NSYNC, Lady Gaga, Hilary Duff e Lindsay Lohan e rocker di primissimo ordine come Aerosmith (della Warren è “I Don't Want to Miss a Thing”, inserita nel disaster movie del 1998 “Armageddon”), Cheap Trick, Alice Cooper, Elton John, Cult e Kiss.

Una produzione così vasta non poteva che valerle una quantità di riconoscimenti pressoché smisurata, e così effettivamente è stata: prima donna nella storia delle Billboard Chart a poter vantare sette brani interpretati da altrettanti interpreti contemporaneamente nelle classifiche di vendita, la Warren ha collezionato nove prime posizioni nella chart americane, e oltre trenta piazzamenti in top ten.

Già introdotta nella Songwriters Hall of Fame e titolare di una “stella” sulla leggendaria Walk of Fame di Hollywood, l’artista - nel corso della propria carriera - si è aggiudicata, tra gli altri riconoscimenti, un Emmy Award (nel 2016, per “Til It Happens to You” di Lady Gaga), due Golden Globe (oltre a quello per “Io sì”, uno nel 2011 per “You Haven't Seen the Last of Me” di Cher), un Grammy Award (nel 1997, per “Because You Loved Me” di Celine Dion) e un premio Ivor Novello, nel 2008.

Uno trofeo che ancora manca dallo scaffale della Warren, al momento, è l’Oscar: Diane, dal 1988, quando concorse insieme al padre del chitarrista degli Strokes Albert Hammond Jr. Albert come coautrice di "Nothing's Gonna Stop Us Now" (brano inserito nel film “Mannequin”), è stata candidata dall’Academy nella categoria Best Original Song ben undici volte - l’ultima lo scorso anno, per "I'm Standing with You" da “Breakthrough” - senza, però, mai riuscire a portarsi a casa il trofeo. Chissà che il 2021, anche grazie al lancio dei Golden Globe, che in molti considerano l’anticamera degli Oscar, non sia l’anno giusto per spezzare la maledizione...

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