Musica e listini: molto giù Apple e Spotify, tiene il “live”

L'industria musicale in borsa nella settimana dal 22 al 26 febbraio. La Mela lascia sul terreno oltre 100 miliardi, la piattaforma di Ek crolla dopo una corsa lunga un anno; anche discografia e dintorni negative.
Musica e listini: molto giù Apple e Spotify, tiene il “live”

La notizia della settimana è il tonfo di Spotify, che perde il 14,61% e così vede il suo valore tornare al livello di un anno fa.

Un anno durante il quale – e solo fino a pochissime settimane fa – un’azione che oggi vale $ 307 ha oscillato tra $ 350 e 360. Quale la ragione di un calo del genere? La causa diretta più facilmente individuabile è l’accensione di un debito da 1,3 miliardi, con scadenza 2026, annunciato il 24 febbraio e il cui motivo di ricorso e di utilizzo, da quanto si legge in una nota ufficiale, non è stato precisamente indicato dalla piattaforma svedese. Un’incertezza che non è gradita dal mercato, attento a possibili acquisizioni (quelle effettuate per contanti nell’ultimo biennio sono state importanti, soprattutto nel segmento dei podcast) ma anche all’acquisto di azioni proprie per aumentare valore e dividendo. Nello stesso segmento, vivacchia Tencent, quasi piatta.

L’altro decremento notevole è quello di Apple, il cui -5,22% si inserisce nel solco di una tendenza di breve termine abbastanza negativa, quindi fa un po’ meno notizia, se non fosse un -5% del capitale di Apple corrisponde a – 114 miliardi di dollari. In ambito big tech neanche Amazon se l’è passata benissimo con un -3,57%, mentre ha fatto un po’ meglio Alphabet che ha limitato i danni a un -1,61%.

Dove il segno continua a rimanere positivo è nel live. Qui bene sia Live Nation (+1,1%) sia CTS Eventim (+0,27%). L’importanza delle attese in borsa viene plasticamente dimostrata proprio con la vicenda della multinazionale guidata da Michael Rapino, che vede il proprio titolo al massimo storico nella settimana in cui annuncia un crollo di fatturato nell’anno appena trascorso del 92%.

Sono alcune settimane che invece scivola verso il basso il titolo di Hipgnosis. Un altro -3% nella settimana in cui viene annunciato che “Don’t Stop Believin’” dei Journey, di cui il fondo di Mercuriadis è co-proprietario, ha sfondato il tetto del miliardo di streams su Spotify. L’azienda è comunque cresciuta del 9% negli ultimi 12 mesi. Intorno a lei la discografia più tradizionale non fa molto meglio: Sony Corp. (casa madre di Sony Music) perde addirittura il 7,51%, con Warner (-2,5%) e Vivendi (casa madre di UMG, -1,31%) anch'esse negative.

Di seguito, il dettaglio dei titoli osservati in ordine alfabetico.

  • Alphabet: il titolo della casa madre di Google e YouTube scende a $ 2.021,91 e l’azienda vale 1,37 triliardi di dollari.
  • Amazon: il titolo scende ancora a $ 3.092,93 e la capitalizzazione dell’azienda ammonta a 1,56 triliardi di dollari.
  • Apple: il titolo perde quasi oltre il 5% e chiude a $ 121,26; la capitalizzazione dell’azienda è pari a 2,04 triliardi di dollari.
  • Avid: quotata al NASDAQ americano, dopo una corsa eccezionale e prolungata è protagonista di un tonfo: meno 14% con il titolo a $ 19,39 e la capitalizzazione che ammonta a 857 milioni di dollari.
  • CTS Eventim: il titolo della casa madre di TicketOne quotata allo Xetra tedesco chiude a € 56,40, con l’azienda che vale 5,54 miliardi di euro.
  • Hipgnosis: Merck Mercuriadis non annuncia acquisizioni ed il titolo scivola a £ 114; l’azienda vale 1,22 miliardi di sterline.
  • Live Nation: la multinazionale del live quotata al NYSE continua a festeggiare e il titolo si attesta a $ 88,86, con una capitalizzazione di 19,29 miliardi di dollari.
  • Sirius XM: continua nel suo trend negativo il titolo della compagnia di digital radio quotata al NASDAQ americano: a $ 5,85; l’azienda vale 24,22 miliardi di dollari.
  • Sonos: quotata al NASDAQ americano, continua a stupire nonostante e mette a segno un altro +2,98: il titolo è a $ 38,94 dollari e l’azienda è capitalizzata 4,66 miliardi di dollari.
  • Sony Corp.: quotata al Nyse americano, casa madre di Sony Music, scende a $ 105,81 e ora è capitalizzata quasi 134 miliardi di dollari.
  • Spotify: il DSP musicale quotato al Nyse di Daniel Ek crolla a $ 307,38 e l’azienda ora vale 58,47 miliardi – una capitalizzazione inferiore di 12 miliardi in una settimana.
  • Tencent Music: la piattaforma di streaming cinese, proprietà di Tencent Holdings, scende a $ 25,71 e l’azienda vale 43,15 miliardi di dollari.
  • Vivendi: quotata a Parigi, casa madre di Universal Music Group, il titolo ha chiuso a € 28,57 e l’azienda vale 33,86 miliardi di euro.
  • Warner Music Group: il gruppo di Len Blavatnik continua a scivolare verso il basso, con il titolo a $ 35,47; l’azienda vale 18,24 miliardi di dollari.
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