La filiera della musica dal vivo italiana saprà mai essere unita? I Bauli in piazza rispondono ad Assomusica

I Bauli in piazza rispondo a Vincenzo Spera, che aveva lamentato mancanza di coesione nel comparto
La filiera della musica dal vivo italiana saprà mai essere unita? I Bauli in piazza rispondono ad Assomusica

Con una nota stampa i Bauli in piazza hanno replicato al presidente di Assomusica Vincenzo Spera, che in un’intervista rilasciata a Rockol aveva espresso invidia per la coesione dimostrata dalla filiera della musica dal vivo britannica nel fondare LIVE, l’associazione che oltremanica raggruppa artisti, management, promoter, società di ticketing e professionisti ponendosi come interlocutore unitario nei rapporti con le istituzioni per il rilancio del settore dopo la pandemia.

 Bauli In Piazza - We Make Events Italia nasce il 10 ottobre 2020 in piazza Duomo a Milano in occasione di un evento storico: per la prima volta, i lavoratori insieme ai rappresentanti delle imprese del mondo dello spettacolo e degli eventi, hanno manifestato per chiedere alle istituzioni di essere ascoltati. 1300 operatori e 500 bauli schierati per denunciare la grave crisi che sta attraversando tutta l’industria dello spettacolo e una specifica categoria di professionisti: coloro senza i quali non esisterebbe nessuna forma di intrattenimento, celebrazione, traguardo.

All’affermazione di Spera “Ho avuto contatti anche con La musica che gira e Bauli in piazza, realtà verso le quali sono stato e sono ancora aperto, ma nessuno ha voluto aderire” relativa alla creazione di una confederazione di settore, il movimento, dopo la risposta anche de La Musica che gira, dichiara:

“Bauli in Piazza è nata con la missione di collaborare con tutti, dai gruppi di lavoratori alle parti datoriali, non ultime le associazioni di categoria. Ovviamente, anche con Assomusica, con la quale ci siamo sempre confrontati su ogni iniziativa, talvolta chiedendone la compartecipazione, talvolta l'adesione.  Leggere le dichiarazioni di oggi del suo Presidente, ci lascia sconcertati. In particolare, per quanto riguarda la Confederazione, al di là delle parole, banalmente stiamo ancora aspettando una proposta di statuto, dopo 3 mesi. Non ci siamo mai opposti all’idea, ma non possiamo ignorare la sensazione che la proposta ricevuta fosse più una “concessione” che un reale progetto, nella quale, ancora prima di iniziare, i pesi e le misure fossero già stabilite: a tale proposito, certamente Assomusica ricorderà come la sua proposta fosse stata declinata da realtà associative e datoriali altrettanto importanti e meritevoli di considerazione quanto Assomusica stessa. Siamo e saremo sempre disponibili a sederci con chiunque abbia a cuore l’interesse di tutta la filiera, alla sola condizione di non essere trattati da “fratelli minori” e da comparse di una sceneggiatura già scritta. Le realtà cui si fa riferimento nell’intervista, che ben conosciamo e con le quali dialoghiamo all’interno del movimento Internazionale “We Make Events” é basata su ben altri principi, uno fra tutti che ovviamente un’associazione di categoria difende primariamente gli interessi dei suoi associati, ma una confederazione ha l’obbligo di difendere alla stesso modo e con la stessa forza tutte le realtà che la compongono.”

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