Ermal Meta: "I cantanti parlavano delle mie canzoni senza conoscere nulla"

Lo sfogo del cantautore, che in passato ha firmato canzoni per Marco Mengoni, Francesco Renga, Emma, Annalisa e Lorenzo Fragola.
Ermal Meta: "I cantanti parlavano delle mie canzoni senza conoscere nulla"

Come si diventa da autore per altri un cantautore di successo, interprete delle proprie canzoni e protagonista della scena pop italiana? Il passaggio dal dietro le quinte al palco Ermal Meta, in passato autore di hit cantate da - tra gli altri - Marco Mengoni ("Io ti aspetto", "Ad occhi chiusi"), Francesco Renga ("Era una vita che ti stavo aspettando", "Il bene"), Emma ("Occhi profondi", "Arriverà l'amore"), Annalisa ("Non so ballare") e Lorenzo Fragola ("Luce che entra"), lo riassume così: "I cantanti che cantavano le mie canzoni andavano in tv e nelle interviste raccontavano come era nata quella canzone.

Ma la verità è che non sapevano nulla di come era nata quella canzone. Quegli atteggiamenti mi facevano sentire parecchio invisibile: quelle canzoni avrei dovuto raccontarle io. Ma non ero io a cantarle. Decisi di dire basta", spiega il .39enne cantautore di origini albanesi, in gara al Festival di Sanremo 2021 con "Un milione di cose da dirti". 

Agli invisibili Meta ha dedicato anche una canzone del suo nuovo album, "Tribù urbana", che uscirà il 12 marzo (ne fa parte anche il brano sanremese). Si intitola proprio "Gli invisibili": "Nasce dopo un viaggio fatto negli Stati Uniti. Avevo portato con me la mia macchinetta fotografica e mi misi a fotografare alcuni homeless. Uno di loro mi raccontò la sua vita. Quel giorno era il suo compleanno. Pensai che quella fosse una bella storia, ma che nessuno avrebbe raccontato. Mi è tornata in mente scrivendo questa canzone. Una volta mi dissero: 'Cerca di restare invisibile perché gli invisibili prima o poi imparano a volare. Invisibili lo siamo stati tutti nella vita, almeno una volta. Io ho immaginato questo esercito di invisibili che prima o poi diventano supereroi". 

Aveva annunciato un tour nei palasport in programma nella primavera del 2021 addirittura alla fine del 2019, con un anno e mezzo d'anticipo.

Poi l'emergenza epidemiologica da Covid-19 lo ha costretto a rinviare l'uscita del suo nuovo album, in un primo momento previsto per il 2020, e di conseguenza a rimettere mano al calendario del tour: i concerti sono stati spostati alla fine del 2021. Se sarà effettivamente possibile tornare a fare musica dal vivo nelle arene per quel periodo, lo scopriremo solo (soprav)vivendo. Nel frattempo, però, Ermal Meta torna a cantare su un palco: quello del Teatro Ariston di Sanremo, appunto. "Non mi aspetto di andare e vincere di nuovo. Io vado lì per un motivo: l'Ariston al momento è l'unico palco su cui si può andare a presentare una canzone dal vivo", dice. La canzone è una ballata tradizionale e ad un certo punto la voce del cantautore è accompagnata dal suono del theremin: "È la prima ballad che porto al Festival: ho sentito che la canzone era quella giusta". .

Ermal Meta è a suo modo un veterano del Festival. Partecipò alla manifestazione per la prima volta nel 2010, tra i Giovani, quando suonava ancora con la band La Fame di Camilla: con "Buio e luce" non arrivarono in finale (vincitore di categoria quell'anno fu Tony Maiello, ex concorrente di "X Factor"). Tornò tra i "Giovani", stavolta come solista, nel 2016: con "Odio le favole" si classificò terzo dietro il vincitore Francesco Gabbani e a Chiara Dello Iacovo. Nel 2017, dunque, la promozione a big: terzo con "Vietato morire", sul podio insieme a Fiorella Mannoia (seconda con "Che sia benedetta") e lo stesso Gabbani (primo con "Occidentali's karma"). Il Festival lo avrebbe vinto l'anno successivo, in coppia con Fabrizio Moro con "Non mi avete fatto niente": "Quest'anno torno, ma non vado all'Ariston per lanciare chissà quale messaggio. Voglio semplicemente salire sul palco e cantare al meglio la mia canzone e la cover, non ho altre cose da dire", taglia corto. 

La cover è quella di "Caruso" di Lucio Dalla. Meta la canterà la sera di giovedì (una coincidenza: sarà il 4 marzo, giorno del compleanno del cantautore bolognese - "Nessun calcolo", dice lui), accompagnato dalla Napoli Mandolin Orchestra: "Mi ci voglio misurare, con questa canzone. È una punizione al 93esimo minuto. Vediamo se mi avvicinerò allo specchio della porta o se invece andrò fuori. L'idea è nata dal nulla. Mi sono messo al piano e ho registrato una demo del brano. L'ho mandata a Diego Calvetti, che dirigerà l'orchestra per me. Gli ho chiesto di arrangiarla in chiave orchestrale, mettendoci anche i mandolini: un modo per richiamare la tradizione napoletana". 

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