YouTube e la strana causa su un (presunto) assalto a Content ID

Secondo la piattaforma di Google sarebbe in atto un tentativo di accesso fraudolento al tool di protezione dei diritti d’autore della piattaforma
YouTube e la strana causa su un (presunto) assalto a Content ID

Lo scorso mese di luglio la compositrice americana Maria Schneider - già sodale di Gil Evans e Bob Brookmeyer, vincitrice di due premi Grammy e collaboratrice di David Bowie per “Sue (Or in a Season of Crime)” - intentò una causa legale nei confronti di YouTube, accusando i gestori della piattaforma di video-sharing di concedere l’accesso a Content ID - il tool che permette ai creator di monitorare l’utilizzo delle proprie opere nei contenuti UGC caricati sui server della società e, nel caso, di rimuovere automaticamente una clip in caso di utilizzo non autorizzato - solo ai grandi gruppi editoriali e discografici.

“Se un titolare dei diritti non ha il peso economico per qualificarsi per Content ID, YouTube si rifiuta di aggiungere le proprie opere al catalogo dello stesso Content ID, anche se le stesse opere sono state utilizzate senza autorizzazione su YouTube centinaia o migliaia di volte”, denunciò la Schneider: “Attraverso l'uso di questo schema, YouTube esercita un controllo significativo su quali video possono essere pubblicati senza autorizzazione sulla piattaforma e quali no”.

I responsabili di YouTube effettuarono delle verifiche e una manciata di settimane dopo risposero: “La Schneider dispone da tempo accesso al sistema Content ID, sia personalmente che tramite la sua agenzia, Pirate Monitor”. Agenzia sulla quale YouTube volle vederci chiaro. Dopo una serie di ulteriori verifiche i tecnici di YouTube appurarono come Pirate Monitor avesse creato una serie di account anonimo sui quali sono stati caricati opere di suoi clienti - inclusa la Schneider - per poi chiederne la rimozione. Lo scopo della curiosa operazione di auto-pirateria? Accreditarsi come parte lesa (molto lesa) e ottenere (fraudolentemente) l’accesso a Content ID. Il gioco non piacque a YouTube, che - alla luce della manovra poco limpida - decise di negare davvero l’accesso a Content ID all’agenzia.

L’epilogo della curiosa vicenda è storia di questi giorni: secondo ulteriori indagini la società Pirate Monitor di fatto non esisterebbe.

Dietro la sigla si celerebbe il regista e animatore Gábor Csupó: nato a Budapest ma da anni residente in California, Csupó - con trascorsi alla Hanna-Barbera e tra i creatori dei primi episodi dei “Simpsons” - è il cofandatore dei Klasky Csupo, con i quali ha prodotto serie di successo come “Rugrats”, “Duckman” e “Stressed Eric”. Nei documenti depositati da YouTube in tribunale si spiega che Pirate Monitor non sarebbe nemmeno registrata come società, ma sarebbe semplicemente un alter ego di Csupó. Che - vista la sua professione e i suoi trascorsi - avrebbe anche tutte le ragioni di voler accedere a Content ID, ma al quale - alla luce delle modalità fraudolente con le quali ha cercato di ottenere l’accesso - la piattaforma ha negato l’utilizzo del tool.

L’intera operazione - almeno così come ricostruita da YouTube - ha anzi ottenuto l’effetto contrario a quello desiderato: la controllata di Google, ora, rivendica la facoltà di operare una selezione più stringente sugli accessi a Content ID, i cui utilizzi impropri potrebbero rivelarsi una minaccia anche per i contenuti caricati legalmente sulla piattaforma. La palla, ora, è nel campo dei querelanti - Pirate Monitor, Gábor Csupó o chicchessia.

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