Cosa c’è oltre Clubhouse (di già?) Potrebbe esserci Fireside

Dietro la startup il nome altisonante e i muscoli finanziari di Mark Cuban
Cosa c’è oltre Clubhouse (di già?) Potrebbe esserci Fireside

Clubhouse ha sdoganato il modello delle audio chat-room, non solo riscuotendo un successo crescente, ma aprendo indirettamente il dibattito sull’evoluzione dei modelli che la sua semplificazione/innovazione si accingerebbe a mettere in crisi.

Tra questi, sarebbe a rischio l’intero comparto dei podcast, solo fino a ieri oggetto di investimenti pantagruelici da parte di Spotify e Amazon per citarne solo un paio.

Anche per questa ragione è interessante prendere nota del caso di Fireside, il cui nome evoca i celebri “discorsi del caminetto” dei presidenti americani da Roosevelt in giù ma il cui modello parrebbe collocarsi a metà tra Clubhouse ed il podcasting.

A finanziare la startup c’è una vecchia volpe come Mark Cuban.

Oggi meglio noto come proprietario dei Dallas Mavericks nella NBA, è una vecchia volpe non solo dell’industria digitale ma, in particolare, di ciò che al suo interno ruota intorno all’audio, alla sua tecnologia ed al suo sfruttamento. In effetti, né è forse il pioniere, almeno per quanto riguarda le applicazioni su larga scala: si consideri, infatti, che a metà degli anni Novanta fondò molto giovane Broadcast.com con Todd Wagner per poi rivenderla nel 1999 a Yahoo per circa 5,7 miliardi di dollari.

Ciò che Fireside aggiungerebbe all’offerta di Clubhouse sarebbe la possibilità di registrare le conversazioni dal vivo – il che porrebbe inevitabilmente le basi per un utilizzo dei file on demand. Ciò che tratterrebbe invece del suo modello sarebbe il superamento del podcast con l’aggiunta dell’interattività e della partecipazione, un punto di discontinuità rispetto a un modello di informazione e intrattenimento solo top down. L’effetto finale della sommatoria live + podcasting + registrazione è un live podcasting, se vogliamo.

Socio di Cuban in Fireside è Falon Fatemi, a sua volta un imprenditore con un caso di successo e di exit alle spalle: la creazione e la vendita di Node, una piattaforma per la gestione delle relazioni con i clienti basata sulla AI (intelligenza artificiale). Ceduta Node lo scorso agosto, Fatemi si è immerso nel progetto Fireside, ponendo l’accento su due aspetti del successo di Clubhouse ancora inesplorati: le metriche e la monetizzazione.

La sua visione – al contrario della società e della app di Fireside, ancora in modalità stealth – è stata esplicitata in un post con il quale si è rivolto alla comunità dei creatori, e nei cui punti salienti sostiene che con Fireside “salutiamo le limitazioni attuali delle piattaforme media caratterizzate da conversazioni a senso unico, assenza di interattività e analitiche inesistenti” e che Fireside permetterà ai creatori di contenuti di emergere “in base a ciò che hanno da dire e non in base a quanto urlano”. Il fallimento dei social media costituisce il retroterra della visione di Fatemi: “I social media ci hanno tradito creando casse di risonanza antagonistiche con mezzi di comunicazione che non fanno che enfatizzare una cultura oltraggiosa e modelli che incentivano la disinformazione”.

Su come centrare l'obiettivo della monetizzazione si resta un po' sul vago. Dovendo azzardare, potrebbe concretizzarsi in un ibrido tra sponsorizzazioni delle stanze, jingle audio delle registrazioni on demand, forse una commissione sui registrati/abbonati a stanze accessibili in modalità premium, di cui oggi non c'è ancora traccia. 

Eppure la prima sfida di Fireside rischia di essere molto più triviale e meno strategica rispetto alla grandezza delle sue ambizioni: parliamo del suo stesso nome. Fireside, infatti, è anche il nome di una società che esiste già e che opera dal 2016 proprio come piattaforma di podcast e analitiche. Intervistato da The Verge, il suo fondatore e CEO Dan Benjamin ha smentito che le due aziende siano collegate e ha subito messo le cose in chiaro, enfatizzando il valore di un marchio già esistente, noto e operativo e la confusione che la notizia della Fireside di Cuban e Fatemi starebbe già generando tra i clienti: “E’ sorprendente e più che preoccupante. Immagino non si siano resi conto che qui a Fireside ci occupiamo di hosting di podcast già da cinque anni e che io personalmente opero nei podcast dal 2006. Naturalmente li invito a farsi vivi per dialogare e identificare una soluzione”.

Immaginarsi che l’abrasivo e ineffabile Mark Cuban non avesse già saputo e calcolato tutto ciò, risulta difficile…

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