La filiera della musica dal vivo italiana saprà mai essere unita? Parla Vincenzo Spera (Assomusica)

Nel Regno Unito l’associazione LIVE parla alla politica con una voce sola a nome di artisti, manager, promoter, società di ticketing, locali, services e lavoratori dello spettacolo. E in Italia?
La filiera della musica dal vivo italiana saprà mai essere unita? Parla Vincenzo Spera (Assomusica)

Si dice un po’ “arrabbiato” Vincenzo Spera, il presidente di Assomusica, nel leggere della costituzione di LIVE, l’associazione che raggruppa l’intera filiera della musica dal vivo britannica rappresentando più di 10mila tra società di live promoting, di management e di ticketing, oltre che a professionisti come tecnici del suono, backliner e addetti al backstage. E’ arrabbiato, Spera, perché in Italia un’entità del genere pare essere un miraggio, almeno per il momento.

“Al tavolo recentemente convocato al MiBACT riservato alla musica dal vivo ognuno ha presentato una propria proposta, con dei propri protocolli, per immaginare una ripartenza dei live”, spiega il presidente dell’associazione di categoria del promoter italiani: “Viviamo a stretto contatto con gli artisti, che per natura sono individualisti, e forse lo stiamo diventando anche noi. Ma così non si va da nessuna parte: le istituzioni preferiscono dare ascolto a una voce sola, piuttosto che a una miriade di voci sparpagliate”.

Le idee non mancano, viste le tante iniziative prese dal settore della musica dal vivo dall’inizio della pandemia a oggi, ma la politica - secondo Spera - è “disorientata”: “Il confronto è sempre positivo, ma ci sono troppi tavoli non strutturati, senza prospettive progettuali.

L’esperienza in Europa con l’European Live Music Association ci insegna che una voce sola viene ascoltata dalle istituzioni più e meglio di tante voci sovrapposte: i risultati si ottengono quando si riesce a fare sinergia. Ma l’aspetto fondamentale è l’idea di futuro alla quale si tende, e qui faccio appello in particolare ai promoter indipendenti: il nostro settore ha bisogno di un ricambio, trovo sia indispensabile costruire insieme un percorso per gli anni a venire”.

Spera, per creare in Italia l'equivalente di LIVE, immagina una confederazione che raggruppi tutta la filiera, composta dai rappresentanti di tutti i segmenti, dai manager ai services passando - ovviamente - da artisti, promoter e maestranze. “Ci ho provato, ma non ci sono riuscito”, spiega Spera: “Ho avuto contatti anche con La musica che gira e Bauli in piazza, realtà verso le quali sono stato e sono ancora aperto, ma nessuno ha voluto aderire. Che ciascuno segua i propri interessi lo trovo legittimo: poi, però, non dobbiamo lamentarci”.

Bisogna osservare, tuttavia, come dallo scoppio della pandemia a oggi anche il solo comparto del live promoting tricolore non abbia saputo manifestare particolare coesione: le tensioni su “Heroes” e sul manifesto congiunto sugli eventi estivi rinviati per Covid che includeva anche Live Nation (non associata ad Assomusica) hanno portato diversi promoter indipendenti membri di Assomusica a creare - se non una vera e propria spinta di rottura - per lo meno una fronda.

“Sono un promoter indipendente anch’io, conosco la loro situazione. Sono colleghi che stimo e ai quali sono affezionato. Con il mio ruolo porto avanti gli interessi di tutti, senza fare distinzioni tra figli e figliastri, ma quando si prendono decisioni si è costretti a lavorare sulla maggioranza. Su Live Nation: c’è una causa legale che ne impedisce formalmente l’ingresso in Assomusica, ma c’è stato un riavvicinamento dopo che, due anni fa, l’assemblea votò a favore della riammissione. La ratio dell’inserimento nel manifesto è l’attenzione per il pubblico: nell’annunciare il rinvio abbiamo pensato ai tanti possessori di biglietti che avrebbero potuto disdire hotel o biglietti di treni o aerei, se informati per tempo”.

Detto che le tensioni, sia interne che esterne all’associazione, ci sono e non sono sopite, secondo Spera è ormai troppo tardi perché la filiera italiana del live si ricompatti sul modello di LIVE per lavorare a concrete prospettive di ripartenza del settore? “Troppo tardi non lo è mai. Gli italiani hanno quasi sempre le idee prima degli altri, ma quasi sempre le concretizzano per ultimi, perdendo occasioni. Credo che servano presupposti ben precisi per creare una realtà di questo genere, dove ogni parte della filiera sia in grado di rappresentarsi. Da una confederazione del genere non trarrebbe giovamento solo l’intero settore, ma anche i singoli comparti”.

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