Coma_Cose a Sanremo nel segno dei Velvet Underground. L’intervista.

Il duo è in gara all’Ariston con il brano “Fiamme negli occhi”: “La musica sprigiona una sensazione speciale, il testo parla del nostro rapporto di coppia”.
Coma_Cose a Sanremo nel segno dei Velvet Underground. L’intervista.

Le canzoni dei Coma_Cose sono finestre su mondi inattesi.

Si parte sempre da un’immagine, da un suono, da una parola e si arriva molto più in là rispetto a dove si è partiti. Sono viaggi ricchi di sorprese. Anche “Fiamme negli occhi”, il pezzo con cui il duo formato da Fausto Zanardelli e Francesca Mesiano sarà in gara al prossimo Festival di Sanremo, è così. Anzi, è qualche cosa di più. È una fiammata calda che arriva dal mare, con un suono di chitarra che richiama al rock anni ’70-’80 e su cui si inseriscono i loro personali timbri vocali che corrono liberi fra pop e rap: “Hai le fiamme negli occhi ed infatti se mi guardi mi bruci”. Nella serata delle cover omaggeranno Lucio Battisti, un faro nel loro percorso. Il loro nuovo album uscirà il 16 aprile e si inititola "Nostralgia". .

La canzone ha il vostro timbro, ma è molto diversa dai vostri standard. Come è nata?
Fausto:
“È un brano fortemente cercato. Il testo nasce da appunti annotati su un quaderno, c’è stato poi un lavoro di taglia e cuci per dare un senso a quelle tre-quattro immagini che stavano bene insieme. La musica invece era molto diversa nella sua prima fase originaria. Il sound era più in stile Blur e Gorillaz, ma non ci convinceva: era troppo moderno. Poi abbiamo provato con una “cassona”, ma anche in quel caso non eravamo soddisfatti. Con Mamakass, i nostri produttori, abbiamo deciso di togliere tutto e di ripartire da una chitarra acustica. Come riferimenti avevamo le atmosfere e i suoni dei Jesus and Mary Chain e dei Velvet Underground con Nico. Ci immaginavamo al mare, al tramonto”.

La musica, per tutta la durata della canzone, è energica e potente.
Fausto: “In questo brano la musica suscita proprio una sensazione. Siamo molto soddisfatti del lavoro”.

Il testo parla di voi?
Francesca:
“È la nostra storia di oggi. Ciclicamente facciamo una fotografia del nostro rapporto di coppia. E ci fa piacere, quando raccontando qualche cosa di nostro, le persone vedono anche altro. Credo che questo sia il potere della metafora”.


Per la serata delle cover avete scelto “Il mio canto libero” di Battisti. Sarete affiancati dal grande chitarrista Alberto Radius. È il coronamento di un amore?
Fausto:
“È proprio così. È il frutto finale di un percorso di affiliazione. Sin dal giorno zero Battisti è stato il fil rouge nella nostra scrittura. Penso per esempio alla canzone “Anima Lattina”, una citazione a tutti gli effetti”. 
Francesca: “È soprattutto un regalo per chi ci conosce”.

In che cosa vi riconoscete?
Francesca:
“Nel modo di scrivere, frutto della ricerca di Mogol, che apparentemente in certi casi sembra “no sense”, ma poi a un certo punto spalanca dei mondi”.
Fausto: “È un trick che cerchiamo di realizzare anche noi. Apprezziamo pure lo studio sonoro di Battisti. È stato uno degli artisti più internazionali che abbiamo mai avuto. Prendi i Tame Impala: dentro la loro musica vedo tantissime similitudini con Battisti. Le sue non erano canzoni complesse a livello di accordi, ma dietro c’era un grandissimo lavoro di sound design”.

Nel marzo del 2020 avete fatto uscire l’ep “Due”, dopo il Festival uscirà il vostro nuovo disco. Come arrivate sul palco dell’Ariston?
Francesca:
“Belli carichi. L’anno scorso abbiamo fatto uscire quei due pezzi perché non potevamo più tenerli nel cassetto. Di solito funziona così: o li pubblichiamo o li stracciamo. Vogliamo eseguire la canzone al meglio sul palco, è un peccato non ci sia il pubblico. Saremo sicuramente emozionati e allo stesso tempo dovremo cercare di non farci condizionare dalla “bolla” in cui ci troveremo. Questo, infine, è un Sanremo magico: conosciamo praticamente tutti i partecipanti, sembra di essere al Mi Ami: è un segnale di forte rinnovamento”.

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