Music Startups: SyncFloor e la “ricerca basata sul linguaggio naturale”

Radici a Seattle, il mondo del software incontra quello dell’indie. Con un brevetto che rende possibile di cercare contenuti da licenziare per produzioni video chiedendo semplicemente “una canzone tipo quella di quel film con Sean Penn che….”
Music Startups: SyncFloor e la “ricerca basata sul linguaggio naturale”

SyncFloor è una piattaforma specializzata nella “music discovery” e nelle conseguenti licenze di brani. Nata per soddisfare le esigenze di produzioni video per la pubblicità, la TV e il cinema – quindi per le attività di “sincronizzazione”, che accostano musica come commento audio delle immagini a scopi commerciali e/o di intrattenimento – basa la propria missione su ciò che definisce “natural language search” (ricerca basata sul linguaggio naturale). Oggi è proprietaria di un brevetto che protegge la propria metodologia di identificazione e categorizzazione della musica: uno strumento che dovrebbe consentire all’azienda di servire una soluzione completa che unisca per i propri clienti le fasi di riconoscimento, scoperta e licenza dei brani.

La società è stata fondata a Seattle da Kirt Debique (CEO) e Cestjon McFarland (CTO). Certo, l’esposizione a una scena fertile come quella della patria del grunge non ha nuociuto rispetto al desiderio di operare nella musica; ma non va trascurato che i due hanno un passato comune in Microsoft, dove per circa vent’anni sono stati immersi anche nel mondo del software e, quindi, del “problem solving”.

L’anticamera di SyncFloor è stata la Brick Lane Records, un’etichetta che Debique fondò qualche anno fa dopo avere lasciato Microsoft, il cui nome evidentemente deve qualcosa al celebre quartiere indiano della parte est di Londra che confina con Shoreditch.

Imparati con quest’esperienza i rudimenti dell’industria musicale, incluse le sue carenze e i suoi profili di obsolescenza, SyncFloor è nata con l’obiettivo di risolvere un problema all’insegna della semplificazione. Il problema consiste nel rendere le attività di monetizzazione della musica basate sulla sincronizzazione un processo più remunerativo e scalabile; la semplificazione consiste nel permettere ai professionisti delle produzioni video di agire senza dovere essere degli esperti di musica. Semplificazione e rapidità di azione sono necessità prioritarie in un’industria dell’intrattenimento a forte componente video, con poche barriere all’ingresso e costi di produzione in discesa: a queste regole pratiche è necessario che si possa conformare anche il segmento della sincronizzazione, invece di rappresentare un ostacolo cognitivo ed economico per i professionisti del settore.

Tutto ciò è particolarmente affine al tema della valorizzazione e del marketing dei cataloghi musicali: un brevetto e un’attività come quelli di SyncFloor tendono infatti a premiare e favorire nelle produzioni l’utilizzo di “musica commerciale” (ossia: esistente, nota e coperta da diritti), nella misura in cui il suo reperimento possa risultare semplice e la sua riconoscibilità un valore aggiunto per il prodotto finale.

C’è un forte punto di discontinuità all’interno dell’industria musicale che caratterizza il problema che Syncfloor deve risolvere: quello tra la scoperta di un brano e la sua possibilità di essere licenziato. Come per molti nell’industria, l’ambizione finale di SyncFloor è la costruzione di uno “one-stop shop”, nel suo caso uno “one-stop catalogue”, che renda disponibili strumenti di scoperta della musica semplici e professionali e ne colleghi i risultati direttamente sul fronte delle licenze, fornendo un ambiente in cui il software abiliti un sistema di brokeraggio delle licenze su vasta scala.

Il modello di business di Syncfloor prevede un taglio netto delle commissioni rispetto a quelle vigenti nel mercato tradizionale -  a spanne, un passaggio dal 30% al 10% del costo della licenza procurata. La suite di strumenti include uno “storefront” che collega il catalogo dell’etichetta alla piattaforma di SyncFloor, così che l’ascolto di un brano possa trasformarsi nell’opzione di licenziarlo per una produzione televisiva, cinematografica o pubblicitaria ma, soprattutto, che il potenziale cliente della label titolare del catalogo lo possa esplorare per intero attraverso un linguaggio semplice e intuitivo, il suo, che arrivi a consegnargli risultati significativi semplicemente con comandi vocali del tipo: “cercami una canzone tipo quella di quel film con Sean Penn che fa il malavitoso a Boston” oppure “un brano alla Mumford & Sons con i violini”.

Meglio ancora, Syncfloor cerca di suggerire ai produttori risultati adatti al loro scopo dell’esistenza dei quali non sono ancora consapevoli. Per farlo, opera una tassonomia che è stata organizzata a partire dalle esigenze del cliente, che è posto al centro del processo – di qui il “natural language search”. Non un metodo basato sulle modalità di ricerca di un brano ma sviluppato dall’analisi dei brief che le case di produzione ricevono dai clienti. Ovviamente la struttura dei dati e la loro categorizzazione giocano un ruolo fondamentale, altrimenti non sarebbe possibile utilizzare SyncFloor per suggerire un brano sulla base di un link di un video famoso su YouTube inserito nella casella di ricerca del suo storefront: è solo potendolo processare e operare un processo di .parsing dei suoi dati e metadati che la piattaforma può assimilarlo a ciò che è presente nel catalogo e proporlo al cliente per l’utilizzo.

Il processo di semplificazione portato avanti da SyncFloor, per potere funzionare a dovere, non può che estendersi anche sul fronte delle licenze, tradizionalmente un territorio minato da complessità ed eccessi di burocrazia. La ricetta della piattaforma guidata da Debique prevede che i brani in catalogo siano già inseriti in fasce di prezzi e opzioni possibili di utilizzo (che spaziano dalla lunghezza di uso della canzone, al territorio di utilizzo fino al suo scopo – pubblicità, cinema, TV...) e che con un solo clic possano generare una richiesta di quotazione tra il cliente e l’avente diritto.

La sfida per Syncfloor è assemblare cataloghi di piena proprietà, per i quali la semplificazione del processo di licenza sopra descritta abbia un effettivo potenziale e presenti meno frizioni. La potenziale ricompensa finale, oltre che un successo per gli azionisti e la risoluzione di un problema per i clienti, riguarderebbe in particolare il mondo indie, oggi spesso escluso dai grandi giochi perché non strutturato abbastanza per gestire una catena del valore così complessa e, comunque, così semplificabile con il ricorso alla tecnologia brevettata. Ne sono testimonianza i primi grandi clienti che hanno cominciato a premiare SyncFloor in modalità B2B: Motor Music, Believe, Tunecore, Sub Pop, Create.

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