Streaming in USA: risolto il nodo dei diritti di riproduzione meccanica?

I principali fornitori di servizi digitali americani, per mezzo della Mechanical Licensing Collective, ripartiscono diritti non versati per quasi mezzo miliardo di dollari. Il problema, tuttavia, potrebbe diventare mondiale: CISAC, infatti...
Streaming in USA: risolto il nodo dei diritti di riproduzione meccanica?

Fino a pochi giorni fa in pochi, in Europa, conoscevano la Mechanical Licensing Collective, società di collecting americana nata a seguito del Music Modernization Act  del 2018. All’inizio di quest’anno l’entità guidata dal ceo Kris Ahrend ha iniziato a gestire le licenze di riproduzione meccanica sui cataloghi dei servizi di streaming e download operativi sul mercato americano per conto dei titolari dei servizi stessi: dal lavoro sui database è emerso un totale non ripartito da parte di piattaforme come Apple Music, Spotify, Amazon, Pandora e altri pari alla cifra record di oltre 424 milioni di dollari - qui sotto, il dettaglio delle royalties maturate ma mai corrisposte così come pubblicato sul sito di MLC:

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Possibile che un tale tesoretto sia stato trascurato proprio nell’anno della pandemia, che ha visto lo streaming diventare l’unica risorse di sostentamento per gli autori e i creator? Le ragioni vanno rintracciate nelle clausole dei contratti che i servizi digitali hanno stretto negli ultimi anni con i fornitori di contenuti.

Per assegnare analiticamente i titolari dei diritti le piattaforme avrebbero dovuto identificare autori ed editori di tutte le opere presenti nei propri database. La difficoltà nel farlo ha spinto molte società ad adottare un escamotage in sede contrattuale per cui, a fronte di un una tantum corrisposto ai titolari dei diritti, i responsabili dei servizi stessi rilevano in toto la proprietà del copyright sulle opere messe a disposizione, compresi i diritti di riproduzione. Oltre a provocare un considerevole numero di vertenze, questo metodo ha generato un’ingente quota di mancate ripartizioni rimaste in pancia ai big player del digitale. A cambiare le cose, appunto, è intervenuto il Music Modernization Act: in base alle nuove disposizioni, i servizi streaming hanno acconsentito alla creazione di una nuova società - la MLC - dedicata appunto alla gestione dei servizi di riproduzione meccanica, ambito entro il quale ricadono le royalties maturate per mezzo di stream e download. .

“Il trasferimento di questi fondi rappresenta il culmine di uno sforzo di mesi da parte di MLC e dei servizi di streaming per sviluppare e implementare le specifiche per questi rapporti sull'utilizzo", ha spiegato la società in una nota ufficiale: "Con questa ripartizione e con i nuovi rapporti sull'utilizzo delle opere, MLC può iniziare il processo di revisione e analisi dei dati al fine di trovare e pagare i titolari dei diritti d'autore appropriati”.

Il problema non è sfuggito nemmeno a CISAC, l’ente no profit che raggruppa le principali società di collecting a livello mondiale: al fine di fare chiarezza sulla gestione dei vari aspetti del diritto d’autore - diritti di riproduzione meccanica compresi - il consorzio guidato dal già autore degli ABBA Björn Ulvaeus ha lanciato il sito Your Music Your Future, legato all’omonimo movimento di musicisti americani nato nel 2019 per combattere le criticità sulle ripartizioni dei diritti di riproduzione e istituito per sensibilizzare la comunità creativa sulle dinamiche di gestione delle royalties da parte delle piattaforme di streaming.

“Le grandi aziende insistono sempre di più sul fatto che gli autori accettino l'acquisizione dei loro diritti - compresi quelli di esecuzione - come condizione per essere inclusi in un progetto”, ha spiegato CISAC in una nota: “In uno scenario del genere, ci si aspetta che gli autori creino musica in cambio di una quota una tantum, invece di ricevere un reddito continuo per il loro lavoro. Tradizionalmente, il reddito da royalty è stata l'unica fonte affidabile di guadagno per i creator. La crescente pratica di riscattare i propri diritti cambia l'equazione retributiva con importanti implicazioni per la carriera dei creatori”.

Detto ciò, resta da capire in che modo questo fenomeno possa interessare anche gli autori non americani: in Europa, in genere, le società di collecting non permettono la cessione dei diritti a fronte dell’inserimento in un catalogo streaming. Tuttavia, data la sempre più rapida e pervasiva globalizzazione dei mercati, le multinazionali potrebbero aggirare le leggi locali sul copyright sottoponendo ai creator contratti “domiciliati” negli USA, dove pratiche del genere non sono considerate illegali. Di qui la funzione di Your Music Your Future - raggiungibile all’indirizzo international.yourmusicyourfuture.com -, che mira a mettere in guardia autori e creativi sui potenziali pericoli nascosti nelle clausole dei contratti con i grandi servizi. “Il nostro scopo è educare la nostra comunità sulle scelte rispetto ai diritti d'autore”, ha chiarito il fondatore di Your Music Your Future Joel Beckerman: “L'obiettivo è portare questo messaggio educativo vitale a tutti i creatori di musica, in tutto il mondo. La conoscenza è la chiave per garantire agli autori la capacità di sostenere le proprie  famiglie e mettere il cibo in tavola”. 

“Nel mondo post-COVID, la questione delle acquisizioni di copyright è più importante che mai per i creatori”, ha ribadito il presidente di CISAC Björn Ulvaeus: “Artisti, compositori e autori devono essere consapevoli dei propri diritti, comprendere le loro opzioni e fare scelte informate sul modo in cui vengono pagati. I loro mezzi di sussistenza futuri dipendono da questo”.

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