Musica e listini: Spotify e Live Nation stupiscono ancora

L'industria musicale in borsa nella settimana dal 15 al 19 febbraio. In una quasi-replica dello scorso report, continuano a crescere anche Sony Corp. e Sonos
Musica e listini: Spotify e Live Nation stupiscono ancora

Il 19 febbraio le borse mondiali hanno archiviato una settimana moderatamente negativa, nel cui ambito nemmeno i ‘titoli musicali’ hanno fatto faville.

Collegandoci a quanto osservato la scorsa settimana, notiamo innanzitutto che Vivendi non ha festeggiato la notizia della quotazione della sua  Universal Music Group alla borsa di Amsterdam entro il 2021, lasciando sul terreno quasi il 6%. Restando in tema di label e dintorni, un calo anche per Warner Music Group mentre va bene bene la casa madre di Sony Music, Sony Corp, che continua a macinare punti in aumento, con una capitalizzazione ormai quasi doppia rispetto a quella di un anno fa.

Ha invece festeggiato CTS Eventim, anche se tecnicamente l’acquisizione del promoter tedesco Dreamhaus è stata annunciata a borse chiuse. La sua capitalizzazione sale verso la parità con la situazione pre-covid e, a testimonianza di un settore a cui la finanza attribuisce grande potenziale di risalita, fa ancora molto bene anche Live Nation (e chi si frega le mani è il Fondo Sovrano Arabo che in meno di un anno vede il suo investimento da 500 milioni di dollari nella casa madre di TicketMaster raddoppiare a un miliardo).

Continua a stupire l’andamenti di Sonos, che sale anche dopo un boom recentissimo e che in un anno ha ormai triplicato la sua capitalizzazione.

Continua invece a rifiatare il comparto big tech, con Amazon e Apple negative mentre Alphabet (Google e YouTube) registra un leggero aumento, in linea con l’andamento delle prime settimane del 2021.

Su Spotify, infine, cominciano a mancare le parole per commentare un andamento che sfida ogni polemica (la ripartizione e le proteste degli artisti), ogni previsione lugubre (ad esempio l’investimento nei podcast che sarebbe frustrato dalla nouvelle vague di Clubhouse) e si attesta ai suo massimi storici con un valore di 70 miliardi do dollari (per dire: il doppio di Vivendi).

Di seguito, il dettaglio dei titoli osservati in ordine alfabetico.

  • Alphabet: il titolo è a $ 2.088,81 e l’azienda vale 1,41 triliardi di dollari.
  • Amazon: il titolo scende a $ 3.249,90 e la capitalizzazione dell’azienda ammonta a 1,64 triliardi di dollari.
  • Apple: il titolo perde quasi il 3% e chiude a $ 129,87, al suo minimo mensile; la capitalizzazione dell’azienda è pari a 2,18 triliardi di dollari.
  • Avid: quotata al NASDAQ americano, cala leggermente con il titolo a $ 22,32 e la capitalizzazione scende di poco sotto il miliardo di dollari.
  • CTS Eventim: la casa madre di TicketOne quotata allo Xetra tedesco celebra l’acquisizione di Dreamhaus con un ulteriore +5% e chiude a € 57,55, con l’azienda che vale 5,57 miliardi di euro.
  • Hipgnosis: scivola ancora verso il basso il titolo del fondo guidato da Merck Mercuriadis: è a £ 117; l’azienda vale 1,26 miliardi di sterline.
  • Live Nation: dopo il salto in alto del 13% della scorsa settimana, la leader del live quotata al NYSE americano fa un altro +7% e sale a $ 88,09: è ai massimi storici di sempre con una capitalizzazione di 19,1 miliardi di dollari.
  • Sirius XM: ormai quasi del tutto vanificato l’aumento mensile: il titolo della compagnia di digital radio quotata al NASDAQ americano scende a $ 6,01; l’azienda vale 24,88 miliardi di dollari.
  • Sonos: quotata al NASDAQ americano, nonostante il salto del +11% della scorsa settimana, il titolo sale ancora a $ 36,85 dollari, l’azienda vale 4,41 miliardi di dollari (oltre il triplo di un anno fa).
  • Sony Corp.: quotata al Nyse americano, casa madre di Sony Music, sale a $ 115,54 e ora vale oltre 145 miliardi di dollari, cioè quasi il doppio di un anno fa.
  • Spotify: la piattaforma svedese guidata da Daniel Ek e quotata al Nyse continua a stupire: dopo avere strappato la scorsa settimana con un + 10%, il titolo fa un altro +8% a $ 364,59 e l’azienda sfiora i 70 miliardi di dollari di capitalizzazione, toccando il suo valore massimo storico.
  • Tencent Music: il titolo della piattaforma di streaming cinese scende di poco a $ 26,84 e l’azienda vale 45 miliardi di dollari.
  • Vivendi: quotata a Parigi, casa madre di Universal Music Group, il suo titolo ha chiuso a € 29,34 e l’azienda vale quasi 35 miliardi di euro.
  • Warner Music Group: il gruppo di Len Blavatnik resta in terreno negativo con il titolo a $ 36,38; l’azienda vale 18,71 miliardi di dollari.
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