Sentenza Grokster: i commenti

Sentenza Grokster: i commenti
Dopo il verdetto con cui la Corte Suprema Usa ha ribaltato le sentenze assolutorie precedenti nei riguardi delle società che gestiscono i programmi di file sharing Grokster e Morpheus (vedi News), fioccano naturalmente i commenti da parte dei protagonisti e degli osservatori interessati della vicenda. Entusiasti, come prevedibile, quelli di discografici e produttori cinematografici, che si sentono ora autorizzati a riprendere da capo la battaglia giudiziaria contro chi consente lo scambio non autorizzato in rete di film e canzoni, ma anche a sviluppare progetti alternativi di file sharing “legale” per proprio conto. “Questa decisione spingerà le aziende del settore tecnologico a collaborare più strettamente con i produttori di contenuti musicali e cinematografici”, ha commentato il presidente della Motion Picture Association of America (MPAA) Dan Glickman. Alain Levy della EMI ha dichiarato che la sentenza della Corte Suprema “aiuterà a sbloccare l’enorme potenziale del mercato on-line legale” mentre Andrew Lack di Sony BMG si è detto ottimista sui tempi di realizzazione di una “versione legale di Grokster” (a cui la major nippo-tedesca sta lavorando da tempo proprio in collaborazione con l’ex titolare del servizio “pirata”, Wayne Rosso: vedi News). Secondo Enzo Mazza, presidente FIMI, “la decisione della Corte Suprema rappresenta un segnale positivo per l'intero settore e soprattutto per la tutela dei contenuti on-line. Viene riconosciuto il giusto valore della proprietà intellettuale preservando creatività e permettendo il giusto sviluppo della musica on-line legale”. Sul versante opposto, i portavoce degli sconfitti hanno replicato che non basterà una sentenza a fermare il file sharing e hanno ribadito la loro innocenza rispetto alle accuse di compartecipazione volontaria alla violazione dei copyright.
Diviso il mondo artistico, con i membri della Recording Artists Coalition (RAC) in primo piano nel celebrare la notizia: Jay-Z ha parlato di “grande vittoria per gli artisti, gli autori di canzoni e tutti coloro che si guadagnano da vivere attraverso il processo creativo”, mentre Don Henley ha ricordato che società come Grokster e StreamCast (Morpheus) “guadagnano milioni di dollari in pubblicità senza pagare un dollaro agli artisti”. Su posizioni identiche sono Bonnie Raitt, Sheryl Crow, Jimmy Buffett, Tom Jones e le Dixie Chicks, mentre la pensa diversamente gente come Chuck D, Sananda Maitreya (alias Terence Trent D’Arby) e Jeff Tweedy dei Wilco, che ha definito “miope, dal mio punto di vista, ogni decisione che mette fuori legge o scoraggia una tecnologia che allarga la diffusione della mia musica”. “E’ triste”, ha aggiunto il musicista americano, “che conservatori e liberali della Corte Suprema abbiano trovato accordo unanime su una decisione così chiaramente dalla parte della grande industria e così dannosa sotto l’aspetto culturale”. Anche la cantautrice Janis Ian ha sottolineato il rischio di un accesso più difficile al mercato per gli artisti meno noti o emergenti. “Non sono esperta in legge”, ha aggiunto, “ma mi chiedo perché i fornitori di programmi di file sharing debbano essere ritenuti responsabili per l’uso illecito dei loro prodotti e i fabbricanti d’armi no”.
Avvocati e civilisti si interrogano invece sul futuro. Come detto, la pronuncia della massima autorità giudiziaria spalanca la porta a nuovi processi nei confronti delle società che promuovono il file sharing: ma l’iter giudiziario, tra sentenze di primo grado e appelli, potrebbe durare diversi anni prima di arrivare a una conclusione definitiva della vertenza.
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