Tiziano Ferro chiede "Xdono" e diventa una stella

Alle radici del successo del cantautore di Latina.
Tiziano Ferro chiede "Xdono" e diventa una stella

Il 22 giugno 2001 è un giorno importante. E' il giorno in cui si rivela uno degli attuali migliori talenti della musica italiana. Il 22 giugno 2001 è infatti il giorno in cui l'allora ventunenne Tiziano Ferro pubblica il singolo "Xdono". La canzone è la prima estratta dal suo album d'esordio "Rosso relativo", che sarebbe uscito solo qualche mese più tardi, il 26 ottobre 2001.

"Xdono" ha un grande successo: raggiunge il primo posto delle classifiche di vendita in Italia ed entra nella top ten delle chart di molti paesi europei. Parimenti anche l'album "Rosso relativo" viene baciato dal successo e, ad oggi, rimane, dei sette album fin qui da lui pubblicati, il più venduto. Il disco oltre a "Xdono" aveva in scaletta altri brani 'forti' come, ad esempio, la title track. Proprio con la canzone "Rosso relativo" Ferro partecipa all'edizione 2002 del Festivalbar e si aggiudica il Premio Rivelazione Italiana. Nella serata finale però, alla Arena di Verona, propose davanti al pubblico sul palco "Xdono".

Alla conferenza stampa di presentazione dell'album "Rosso relativo", nell'ottobre 2001, il cantautore di Latina si descriveva e descriveva così il suo debutto discografico: “Io penso di essere stato molto sincero.

E' la prima cosa che ho pensato. Non mi interessa quello che la gente può pensare, e non mi ha toccato per nulla il fatto che all'inizio alcuni abbiano definito la mia musica una copia di quella statunitense. Certi nomi della musica sono dei miti per me, e non lo nascondo. Ognuno di noi è cresciuto con degli artisti che ha amato. Io faccio questo genere di musica in modo molto umile, e spero che in questo modo potrò rendere omaggio alla musica R&B d'oltreoceano. So bene che non potrò mai fare un disco di R&B; perché l'R&B prima di tutto è una cultura, che nasce, vive e si sviluppa negli Stati Uniti. Noi siamo qui e siamo italiani, ed io ne sono orgoglioso. Dentro di me ci sono i dischi dei cantautori italiani più importanti, come Lucio Battisti, Francesco De Gregori e Riccardo Cocciante, ai quali tengo tantissimo. Naturalmente oltre a loro apprezzo moltissimo anche altri musicisti, come Usher, Erykah Badu e Musiq Soulchild. Non voglio competere con loro, perché so che non vincerei mai. Ma questa è la musica che più amo”.

Oggi Tiziano Ferro compie quarantuno anni e, a seguire, potete leggere la recensione che pubblicammo quando debuttò con "Rosso relativo".

Qualche cantante già ci aveva provato ad introdurre in Italia la musica nera, quella soul, gospel e R&B, magari impostando un po’ la voce. Forse qualcuno si ricorderà ancora di Jenny B, vincitrice al festival di Sanremo 2000 nella categoria dei giovani emergenti; oppure ad altri verrà in mente Giorgia, che ancora esordiente cantava in un gruppo dal nome alquanto significativo, i Vorrei La Pelle Nera, come corista.

Nessuno, però, ha pensato di trasporre qui da noi lo spirito della musica nera in modo davvero radicale. Con grande passione – e magari anche con un po’ di furbizia – Tiziano Ferro ha capito che la musica che lo emozionava aveva buone probabilità di trovare terreno fertile in un paese dove ancora mancavano (veri) artisti neri. Tiziano è giovane, carino e dotato di una buona voce. E poi, le ultime statistiche dicono che in Italia la febbre per le ritmiche d’Oltreoceano sta prendendo piede, spingendo addirittura orde di casalinghe ad iscriversi a corsi di danza hip-hop, vera e propria arte originaria dei ghetti di New York. Ma forse, da quando la sua “Xdono” è salita in testa alle classifiche italiane vendendo oltre 75.000 copie, certi appunti non sono più necessari. Perché Tiziano piace e basta: quella sua faccia “un po’ così”, da ragazzo di periferia emerso dal nulla, e quel suo mescolare l’italianità più spiccata al sogno americano – come succedeva negli anni ’80 – ha conquistato tutti. Tiziano Ferro, in fondo, ti fa sentire così normale.

E la sua musica, contaminata da potenti gorgheggi e impennate vocali, e da “sfumature colorate di un rosso relativo”, il colore dei sentimenti dell’amore, è pregna di passionalità; non è altro che il riflesso della sua anima, un’anima senza macchia. Lo dice lui, che sembra molto sincero, e noi ci crediamo. Però, la normalità rassicurante di certe parole, trovate musicali o di arrangiamento, a volte suonano davvero troppo “italiane”. Un po’ come l’idea che i tedeschi si sono fatti di noi quando Toto Cutugno cantava “L’italiano”, anche se – è vero – in quel testo Toto diceva anche “buongiorno Italia con i tuoi artisti/con troppa America sui manifesti”. Santa verità!

Già, perché nel disco di Tiziano Ferro, pur essendoci qualcosa di orecchiabile e piacevole, c’è davvero troppa America: e mal scimmiottata. Naturalmente Tiziano ha subito detto che il rispetto per i cantanti che ama, da Erykah Badu fino a D'Angelo, Sisqò e Usher, è così forte che non si permetterebbe mai di voler competere. Insomma, Tiziano è sincero. Fa ciò che ama. E anche se un po’ fa ridere sentirlo cantare in inglese, singhiozzando come Michael Jackson mentre tutt’intorno il super coro gospel Big Soul Mama infiamma l’atmosfera (“Soul-dier”), Tiziano rimane sempre uno di noi. Un italiano vero.

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