Soundgarden, la vedova di Chris Cornell ancora in causa con la band

Oggetto del contendere è la valutazione degli asset del gruppo, che entrambe le parti vorrebbero rilevare. Offrendo, però, cifre molto diverse…
Soundgarden, la vedova di Chris Cornell ancora in causa con la band

Quanto vale il “marchio” Soundgarden? La domanda non è peregrina: al di là dei diritti d’autore e connessi, sui quali - almeno per ora - non sono sorte controversie, la sigla con la quale sono stati spediti sui mercati album come “Badmotorfinger” e “Superunknown” può generare guadagni dalla vendita di merchandise e dall’organizzazione di eventuali eventi dal vivo intestati alla formazione un tempo guidata da Chris Cornell, scomparso ormai quattro anni fa.

Al tormentato rapporto tra gli elementi superstiti del gruppo di “Black Hole Sun” e la vedova del frontman, che del gruppo era anche il principale autore, si è aggiunto un nuovo capitolo: come riferito da fonti di stampa americane, Vicky Cornell ha depositato una causa legale presso il tribunale di Seattle nel tentativo di dirimere una volta per tutte la vertenza con gli ex compagni di band del marito, Kim Thayil, Matt Cameron, e Hunter Shepherd. Il nuovo procedimento giudiziario è incentrato sulla valutazione degli asset dei Soundgarden, che - al momento - sono congelati proprio dai dissidi tra la vedova di Cornell e gli elementi superstiti della band.

Secondo quanto denunciato da Vicky, gli ex sodali del suo defunto marito si sarebbero offerti di rilevare gli interessi nel gruppo degli eredi del defunto frontman per una cifra pari a 278mila dollari, ritenuta dalla donna e dai suoi legali “oltraggiosamente bassa”, perché inferiore alle sole royalties incassate dalla vedova nel 2018 grazie ai diritti maturati dal catalogo di Cornell.

Nei documenti depositati in tribunale Vicky sostiene di aver offerto agli ex compagni di gruppo del marito quattro milioni di dollari ciascuno per assicurarsi la loro quota di asset legati alla formazione. La proposta sarebbe stata sdegnosamente rifiutata da Cameron e compagni: gli artisti risposero di non essere tanto interessati ai soldi, ma all’eredità del “lavoro creativo di una vita”. La vedova racconta di aver rilanciato alzando l’offerta a 7 milioni di dollari a testa, anche questa rispedita al mittente.

La Cornell ora ha fatto appello al giudice perché venga effettuata una stima “in buona fede” del valore del marchio Soundgarden: nel memoriale presentato al tribunale Vicky sostiene che la stima dovrebbe tenere conto delle significative entrate “dalle vendite di merchandising” e da “progetti redditizi alimentati dalla nostalgia legata alla scomparsa delle icone rock, come - per esempio - eventuali futuri tour con un sostituto alla voce (come già fatto dai Queen con Adam Lambert), o l’utilizzo di un ologramma di Chris (come già fatto per Tupac Shakur, Michael Jackson ed Elvis Presley), o ancora performance deep-fake realizzate con sistemi di intelligenza artificiale della voce di Chris tratte da registrazioni esistenti, che potrebbero diventare nuovi brani dei Soundgarden”.

“L’affermazione del gruppo sul fatto che non si tratti di una questione di soldi è ipocrita”, ha osservato in una nota consegnata a Pitchfork il legale della Cornell Marty Singer: “Ovviamente si tratta di soldi, e della loro avidità. Hanno ricevuto un'offerta da parte di terzi per acquistare solo una parte dei loro interessi nel gruppo per 16 milioni di dollari, e successivamente si sono offerti di riscattare quelli di Chris per soli $ 278.000. Vicky ha offerto loro 21 milioni di dollari per riscattare i loro: li hanno rifiutati non per preservare quello che loro definiscono ‘il lavoro di una vita’, ma perché sanno che in futuro potranno guadagnare ancora di più dall’eredità che Chris ha lasciato”.

“Come richiesto dalla fondazione intitolata a Chris Cornell e come richiesto dalle leggi dello Stato di Washington, i membri superstiti dei Soundgarden hanno presentato quattro mesi fa un'offerta di riscatto degli interessi della fondazione nel gruppo calcolata in base a una stima compilata dall’esperto di industria musicale Gary Cohen”, hanno ribattuto i Soundgarden: “Da allora, i membri del gruppo hanno sempre cercato di risolvere tutte le controversie con la fondazione di Cornell sempre offrendo l'importo calcolato da Cohen. Questa disputa, per la band, non ha mai riguardato i soldi, ma il lavoro di una vita e l’eredità che ne consegue”.

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