Le recensioni di Reg Mastice: Izamal Education, "Seven years of frown" (2010)

I dischi della domenica raccontati dal più specializzato dei critici musicali
Le recensioni di Reg Mastice: Izamal Education, "Seven years of frown" (2010)
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Dopo avere proposto lo scorso dicembre dieci "recensioni impossibili" di Reg Mastice (le trovate raccolte qui), tratte dal libro "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock", edito da Arcana, abbiamo chiesto all'autore di scriverne altre appositamente per Rockol. Così ogni domenica pubblichiamo una nuova "recensione impossibile" di Reg Mastice. Ma attenzione: fra le recensioni di "dischi inesistenti" ce ne sarà una che invece corrisponde a un disco effettivamente esistente. Al lettore che per primo individuerà la sola recensione "vera" e ci manderà, all'indirizzo contest@rockol.it, scrivendo come oggetto Reg Mastice, la propria recensione del disco effettivamente esistente, manderemo in omaggio una copia del libro di Reg Mastice.

 

Izamal Education - SEVEN YEARS OF FROWN (2010)


Anarchici quanto basta per non sprofondare nel lapalissiano, gli Izamal Education fecero parecchio parlare di sè ai tempi dell’esordio (CRINGE DAYS, datato tardo 2003): la cartella stampa li descriveva all’epoca come epigoni dei più solforosi cantastorie gitani dell’anno Mille insistendo tra le righe nell’attribuirgli inesplicabili poteri negromantici, e l’Lp in questione peccava forse davvero di eccessivo esoterismo lasciandoci inermi di fronte ad un campionario brillante (ma gelosamente protetto) di folk ancestrale, appena appena scosciato a favor di pubblico – quanto bastava, ci scommetto, per fomentare la nostra salivazione ed eccitare le nostre aspettative. Un mezzo passo falso? Può darsi.

Fatto sta che con UNUSUAL, del 2006, le cose tornavano parzialmente in riga grazie a un caleidoscopio di murder ballad più canoniche ma finalmente accessibili, dove lo sciabordare acherontico primigenio ancora vantava un posto in primo piano ma finalmente trovava la sua più piena dimensione accompagnando e non coprendo l’ottimo materiale autografo. In quel caso la cartella stampa pure si sbilanciava in biografie meno caliginose ed ecco che la missione anarcho-psych degli Izamal Education acquistava spessore e proiettava una sacrosanta ombra tangibile sopra lo scenario sconfortante d’inizio millennio.

Seguì uno iato di trentasei mesi in cui i fratelli Hyman affilarono meticolosamente la loro arma al rumor bianco per poi affondarla a sorpresa dentro la pasta molle degli anni Dieci, assicurando un colpo secco e definitivo alla giugulare del “bogus capitalist process”, come l’avrebbe chiamato Thurston Moore: SEVEN YEARS OF FROWN spaccava l’ora scapocciando alle 23:59 del 30 dicembre 2009, di fatto autoproclamandosi primo disco nato nel decennio Trump. Alt-drone-folk scrissero i critici, ma la cosa che più salta all’orecchio oggi è la filigrana sabbiosa di questi solchi piuttosto che la loro formula chimica: zeitgeist nichilista, chiamata alle armi in chiave inevitabilmente blasè, telegramma con la conta dei caduti primancora che scoppi la prima bomba.

“Death In Zagreb” è la colonna sonora di quel film mentale dove state abbandonando la vostra capanna di cartapesta per andare a fare la fame ai confini dell’impero. “Rabbits Eat Rabbis”, l’ectoplasma di Mark Fry con un sequencer in una mano una bomba carta nell’altra e una tazza di tè nero sulla testa. Da “Nazi Hippie Girl Liquorstore Blues” rubiamo l’istantanea d’un John Zorn animatore improvvisato alla festa di compleanno dei vostri figli. In “Astronauts, Dealers And Sluts: The Angels Of The Age”, invece, un laocoonte di chitarre brasate distese su un barbeque analogico modulare di marca Buchla Bbq200. Nella disco-bagno-di-sangue di “Watermelon Lodge” la classe operaia va all’inferno ingollando vino e nel gregoriano dub di “Hope You Enjoy The Lifting” la borghesia si protegge le sopracciglia dal fascino discreto delle mazzate, poi tutti a casa a riflettere su questo decennio allucinante con i titoli di coda ipno-noise di “Head Fluid”: se tutto va bene al secondo ascolto ci farete l'orecchio, al terzo lo perderete.

Reg Mastice
www.regmastice.com

Tracklist:

1. Death in Zagreb
2. Astronauts, dealers and sluts: the angels of the age
3. Hope you enjoy the lifting
4. Rabbits eat rabbis
5. Nazi hippie girl liquorstore blues
6. Watermelon lodge
7. Head fluid

 

Scopri altre recensioni impossibili su "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock" di Reg Mastice, edito da Arcana edizioni (qui la recensione di Rockol).


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