Le recensioni di Reg Mastice: Dandy Voormann, "Acid thrills" (2004)

I dischi della domenica raccontati dal più specializzato dei critici musicali
Le recensioni di Reg Mastice: Dandy Voormann, "Acid thrills" (2004)
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Dopo avere proposto lo scorso dicembre dieci "recensioni impossibili" di Reg Mastice (le trovate raccolte qui), tratte dal libro "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock", edito da Arcana, abbiamo chiesto all'autore di scriverne altre appositamente per Rockol. Così ogni domenica pubblichiamo una nuova "recensione impossibile" di Reg Mastice. Ma attenzione: fra le recensioni di "dischi inesistenti" ce ne sarà una che invece corrisponde a un disco effettivamente esistente. Al lettore che per primo individuerà la sola recensione "vera" e ci manderà, all'indirizzo contest@rockol.it, scrivendo come oggetto Reg Mastice, la propria recensione del disco effettivamente esistente, manderemo in omaggio una copia del libro di Reg Mastice.

 

Dandy Voormann - ACID THRILLS (2004)

Howe & Barney, al netto delle denunce ottenute in vent’anni d’onorato servizio, rimangono la coppia d’oro meglio celata dal sottosuolo alternative americano: e per questo motivo è sempre gratificante vederne scapocciare sugli scaffali qualche ristampa “ufficiale” in odor di riabilitazione.

Successe una decina d’anni fa con i primi Lp del loro esperimento avant-punk ottantino (a nome Shrinking Teeth, band fittizia artefice d’una tripletta dall’innegabile fascino anacronistico), e successivamente – in dilazionati e pudici step, dal 2001 in poi – con le sonorizzazioni forgiate per accompagnare gli “esperimenti ludici per adulti” della chiacchieratissima Industrial Psycho Psymphonies. Tra quest’ultime in particolare ritroviamo alcune vecchie glorie psichedeliche del piccolo schermo: come la sboccacciata serie The Fuzzworms (i Muppets animati da Malcolm McLaren?), il visionario affondo mescalinico The Froscobears (i Teletubbies riletti da Alejandro Jodorowsky?), l’estrema fiction stroboscopica della Scimmia Cannellarosa (un remake della Pimpa firmato Gaspar Noé?).

Mancava insomma all’appello solo questo disco, episodio minore o anche semplice divertissement nelle intenzioni iniziali del duo: che prende in prestito un personaggio-spinoff di quel brulicante contenitore di follie a marchio Froscobears e gli concede qualcosa come venticinque minuti di gloria notturna e febbrile, aggattandolo dietro ad un organo Hammond come nelle migliori pubblicazioni “leggere” dei pacchianissimi golden years.

Anni a cui la scaletta non fa mistero di rivolgersi, con una selezione di manualistica evergreen (“Smoke Gets In Your Eyes”, “Summertime”, “Moon River”) qui riarrangiata con abbondanza di registri sbilenchi e glitch analogici da nastro ammuffito. Il risultato s’altalena tra l’inquietante e lo spassoso, come nell’umida rilettura esot(er)ica di “Misirlou” o nella danzereccia quadriglia di “Glow Worm Cha Cha Cha”, nei riverberi gotici di “Ill Wind” o nelle verniciature kitsch al sapor di cocktail guasto di “Sausalito”. Sintomatico che l’unica voce umana in questo breve minutaggio sia affidata al crooning alticcio di Jessica Smith, colei che – infante – nei Teletubbies prestava viso e ghigno al totemico sole nascente d’inizio puntata: e che alla cover di “Minnie The Moocher” regala qui invece un bel tocco di disperato livore da saracinesche abbassate e insegne spente, un alito di segale fermentata da cantina di classe.

Ma in questo tripudio di sfrigolamenti valvolari l’unico “re per una notte” rimane indubbiamente lui, Dandy Voormann, l'alter ego da night club del sordido rospo degli acquitrini Widdy Ddi Du, colui che a fine puntata solitamente elargiva saggi consigli di chiosa tra le pareti del suo emporio di plastilina e che qui invece – a riflettori finalmente spenti – distilla note d’organo nei bassifondi dei set televisivi, lubrificando con fraseggi francesi un climax di pressione psicosessuale davanti ad una platea di sbracati pupazzi e discinte cocotte. ACID THRILLS risulta non per ultimo il più obliquo omaggio ai whisky caldi e agli occhi gonfi di Serge Gainsbourg: un caleidoscopio di melliflue chanson intonate con la bocca impastata d'alprazolam sotto alla sagoma d'una Tour Eiffel di cartapesta dalla discutibile (ma irresistibile) pendenza morale.

Reg Mastice
www.regmastice.com

 

Tracklist:

1. Smoke gets in your eyes
2. Ill wind
3. Misirlou
4. Summertime
5. Glow worm cha cha cha
6. Petit fleur
7. Moon river
8. Candlelight waltz
9. Up, up and away
10. Ritual dance of fire
11. Sausalito
12. Minnie the moocher

 

Scopri altre recensioni impossibili su "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock" di Reg Mastice, edito da Arcana edizioni (qui la recensione di Rockol).


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