Le recensioni di Reg Mastice: Djenko Rubens, "Droma VIIst" (1987)

I dischi della domenica raccontati dal più specializzato dei critici musicali
Le recensioni di Reg Mastice: Djenko Rubens, "Droma VIIst" (1987)
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Dopo avere proposto lo scorso dicembre dieci "recensioni impossibili" di Reg Mastice (le trovate raccolte qui), tratte dal libro "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock", edito da Arcana, abbiamo chiesto all'autore di scriverne altre appositamente per Rockol. Così ogni domenica pubblichiamo una nuova "recensione impossibile" di Reg Mastice. Ma attenzione: fra le recensioni di "dischi inesistenti" ce ne sarà una che invece corrisponde a un disco effettivamente esistente. Al lettore che per primo individuerà la sola recensione "vera" e ci manderà, all'indirizzo contest@rockol.it, scrivendo come oggetto Reg Mastice, la propria recensione del disco effettivamente esistente, manderemo in omaggio una copia del libro di Reg Mastice.

 

Djenko Rubens - DROMA VIIst (1987)


Profetico maneggiatore di suoni e umori, mistico veggente anti-accademico dalla vita smodata e riservatissima, legato alle radici della sua terra (una Polonia mai così fredda e sgangherata) e al tempo stesso proiettato con forza dentro all’utero di un universo psichedelico che i missili americani non sono – per fortuna – mai riusciti ad inquinare nè snaturare: Djenko Rubens è tutto questo, e forse altro ancora.

Quanto altro ancora? Non possiamo dirlo, giacchè il bardo di Varsavia si diverte tuttora a scompigliare le carte in tavola ad ogni pubblicazione, lambendo generi differenti e reinventandosi in un caleidoscopio continuo di egocentrismi: con un gusto unico per la burla colta, in barba a quanti lo denunciavano già da tempo “depositato” in una sorta di senile comfort zone d’allori intessuta.

Aggiungiamoci poi che alla produzione ufficiale da alcuni anni s’è andata progressivamente affiancando pure la certosina digitalizzazione di vecchi nastri: come i dj set marziani degli anni Novanta pubblicati a marchio Stragan Kosmiczny – una parentesi felice dell’artista lungo le strade del noise pop, in coppia con un tarantolato Slowomir Pjot – o i residentsiani tableau vivant degli anni Zero a nome Thee Hale Boppers – esperimento euro-kraut che nessuno ha ancora deciso se etichettare come catastrofico o geniale, ma che nel 2002 farà guadagnare per la prima volta al nostro un cantuccino di classifica – o semplicemente come uno dei tanti parti autografi per così dire “solisti”. 


Discografia copiosa e sfilacciata insomma, che pare richiedere all’ascoltatore (primancora che una fiducia cieca) un certo qual gusto per la flânerie neurale. Non sorprende affatto allora veder affacciarsi a questo fiappo 2020 un inedito del nostro datato 1987, rimasterizzato a dovere e confezionato in una veste quasi anastatica dalla gloriosa e sottovalutata Wskazuje Records (anche se l’infausta Pomorum Rec di Belgrado ne licenziò una versione bootleg – assai sforbiciata – già nove anni fa, attribuendola però erroneamente al duo Stragan Kosmiczny).

DROMA VIIst riesce sin dalle prime note a dichiararsi album singolare, pure in un catalogo – come abbiam visto – già di per sè schizoide: concepito inizialmente come colonna sonora per l’omonimo documentario “spaziale” realizzato nel 1985 dal Collektivo Barnyard di Lublino, ma perfettamente in grado di sopravvivere in autonomia grazie ad un’ossatura free form che tende a fondere con gusto il jazz-folk di Leka Tandraja ad una densa nebbia di perniciosi e virali sintetizzatori domestici (vicini tanto allo space rock di marcatura inglese quanto ad una in-certa cosmicheria teutonica). Ascolto interessante e godibilissimo – anche se, a lungo andare e a ben sentire, pure parecchio sedativo.

Reg Mastice
www.regmastice.com


Tracklist: 

1. Part one 
2. Part two 
3. Part three 


Scopri altre recensioni impossibili su "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock" di Reg Mastice, edito da Arcana edizioni (qui la recensione di Rockol).


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