Le recensioni di Reg Mastice: Image Crest, "Stage crime" (1973)

I dischi della domenica raccontati dal più specializzato dei critici musicali
Le recensioni di Reg Mastice: Image Crest, "Stage crime" (1973)
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Dopo avere proposto lo scorso dicembre dieci "recensioni impossibili" di Reg Mastice (le trovate raccolte qui), tratte dal libro "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock", edito da Arcana, abbiamo chiesto all'autore di scriverne altre appositamente per Rockol. Così ogni domenica pubblichiamo una nuova "recensione impossibile" di Reg Mastice. Ma attenzione: fra le recensioni di "dischi inesistenti" ce ne sarà una che invece corrisponde a un disco effettivamente esistente. Al lettore che per primo individuerà la sola recensione "vera" e ci manderà, all'indirizzo contest@rockol.it, scrivendo come oggetto Reg Mastice, la propria recensione del disco effettivamente esistente, manderemo in omaggio una copia del libro di Reg Mastice.

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Image Crest - STAGE CRIME (1973)

Originari di Houston (Texas) ma prestamente svasati e trapiantati ad Austin (sempre Texas, ma meglio), i Lords of Leaves nacquero nel 1968 ed ebbero vita breve e noiosa.

La loro musica di bandiera fu un rock legale dalla produzione sfibrata e abrasiva come cotenna di maiale, roba buona certo, ma: in giro per Austin c'erano già sparpagliati gli Elevators, i Cold Sun, gli Shiva’s Headband, i Golden Dawn, tutti fuori di testa, tutti in fuga dalla polizia, tutti con un diavolaccio di peyote per capello. I Lords of Leaves non erano ancora pronti per quel macello. Gli ci vollero due anni di galera, molta erba, un cambio di nome, tre risse e quattro chiacchiere con Burt Kenneth per cambiare le cose: e così, infine, nel 1971 rinacquero Image Crest. Certo, i tempi nel frattempo erano nuovamente cambiati e la musica in terra texana s'era indurita e non poco, ma i nostri stavolta non si fecero trovare impreparati: il loro album d'esordio – MUSHROOM CHASERS – è un crocicchio di generi e su tutti è proprio l'hard rock ad avere la meglio, con strizzatone d'occhio a ZZ Top, Bubble Puppy, Jimi Hendrix.

L'album successivo, STAGE CRIME (pure l'ultimo, se escludiamo una fugace reunion ottantina), focalizzerà ancor più le intenzioni restringendo il campo visivo, innalzando l'ispirazione, abbracciando l'iperrealismo magico pre-stoner dei vari Doors, Fraction, Bulbous Creation e lasciando a casa talune irruenze redneck locali, riscoprendo qua e là pure il piacere di perdersi dentro un diorama orientale traboccante Lsd pizzicando le corde d’un antico arciliuto. Il risultato nella sua interezza somiglia molto ad un caleidoscopio che riveli, una volta appoggiato l’occhio, tubi di scarico intasati di foglie morte piuttosto che i soliti variopinti frattali. E cani che abbaiano con la gola piena di specchi, sintetizzatori che vibrano come barattoli di Ege Bamyasi Okraschoten, chitarre che si lamentano come galli sul cofano d’una vecchia Ford – e quella voce, che è un fiume che parte dai piccoli empori di New Orleans, arriva ad El Paso, si perde nei campi di grano del Maine. 

Ma STAGE CRIME è pure un disco che meritava più di quanto ha avuto: non fosse per l'incedere bucolico e schiacciasassi di "Judas Deer Dancer", il bisso prezioso che adorna "Back To Your Favourite Pleasure", la sfuriata riarsa di "Lines”, il lamento gassoso di "Outside Your Own Limits" o lo strumentale virelai di "Quermancò", non fosse per tutto questo insomma STAGE CRIME dovrebbe esser ricordato almeno per la traccia di chiusura, quella “Fire Branches And Dry Wood" che a ben vedere risulta il più alto lascito della compagine: feedback di chitarra tra i più densi della storia del rock, risciacquo prenatale, tourbillon di scirocco, scintille che come piume d'oca s'avvoltolano in una danza rotante al ralenti mentre il sole arancione della provincia americana intorbida i vetri dell’opificio – ogni picco di frastuono è fotografato nel punto giusto.

Pura metallurgia dell’anima.

Reg Mastice
www.regmastice.com


Tracklist:


1. Nicotine
2. Another plum year with you
3. Judas deer dancer
4. Funny noise
5. Back to your favourite pleasure
6. Lines
7. Outside your own limits
8. Quermancò
9. Fire branches and dry wood


Scopri altre recensioni impossibili su "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock" di Reg Mastice, edito da Arcana edizioni (qui la recensione di Rockol).


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