Le recensioni di Reg Mastice: Mezhdusopochny Moles, "Groupies from hell" (1968)

I dischi della domenica raccontati dal più specializzato dei critici musicali
Le recensioni di Reg Mastice: Mezhdusopochny Moles, "Groupies from hell" (1968)
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Dopo avere proposto lo scorso dicembre dieci "recensioni impossibili" di Reg Mastice (le trovate raccolte qui), tratte dal libro "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock", edito da Arcana, abbiamo chiesto all'autore di scriverne altre appositamente per Rockol. Così ogni domenica pubblichiamo una nuova "recensione impossibile" di Reg Mastice. Ma attenzione: fra le recensioni di "dischi inesistenti" ce ne sarà una che invece corrisponde a un disco effettivamente esistente. Al lettore che per primo individuerà la sola recensione "vera" e ci manderà, all'indirizzo contest@rockol.it, scrivendo come oggetto Reg Mastice, la propria recensione del disco effettivamente esistente, manderemo in omaggio una copia del libro di Reg Mastice.

 

Mezhdusopochny Moles - GROUPIES FROM HELL (1985)

Scoperti ufficialmente dal sindaco del Sunset Strip – quella piccola volpe a caschetto chiamata Rod Bingenheimer – solo nel 1987 e poi subito dimenticati e poi riscoperti e poi scordati di nuovo ed ora eccoli qui in questa lunga serie di ristampe postume, la dolcezza dei Monks e la rozzezza dei Monkees, le chitarre di Dee Dee e i coretti dei Bee Gees. Parliamo dei Mezhdusopochny Moles, certo: i pelosi anelli di congiunzione tra la disco e il punk, gli alfieri d’un cattivo gusto spiccatamente yankee e ciononostante ai tempi d’oro coccolati pure nei reami britannici con una tenerezza che ancor oggi non si spiega nè si giustifica.

Ma prima di cotanta decadenza ci fu quest’esordio datato 1985 che forte d’una iconoclastica innocenza tifava rivolta e proponeva una colonna sonora underground fricchettona & piromane: mettendo ad esempio sul campo loop lucertolini alla Joel Vandroogenbroeck innestati su sinapsi di proprietà Run-D.M.C. (“Sinnertown”), o morbide ballate spigolose ereditate dalle testesecche del Chelsea Hotel miscelate all’elettronica postribolare della Grande Mela Neon (“Just In Case You’re Not The Biggest Rock Band In The World”). E confermatemi anche voi l’impossibilità di rimanere fermi quando s’innalza la banderuola college rock di “Napalm Baby”: dai tempi dei fratelli Young mai apertura m’era parsa più parca di buon gusto e misura, con quei razzi Telecaster sparati in cielo molto prima della mezzanotte e con un ritornello che (citando forse gli Zep di “Dancing Days”) ci preavvisa che saremo già sbronzi marci prima che la serata cominci a ingranare.

Quantomai vero: il resto del disco pare la colonna sonora di chi si stia divertendo forte, mentre noi siamo incantati a fissare la vasca dei pesci in cucina.

La ballata in stile Flamin’ Groovies ipnagogici del giro-lato (“Sedative Candles”) ce lo conferma e il congedo fake jazz di “Belford Lions” c’anticipa pure i postumi della domenica: troppa grazia! Ne si evince che la new wave fu una grande festa ma i Moles anzichè ballare preferirono raccogliere i bicchieri di plastica usati dal pavimento insieme ai tovagliolini sporchi e agli avanzi di frutta marcia per farne un unico, indecoroso sacchetto senza l’accortezza di differenziare. La maturità (sobrietà?) era già dietro l’angolo, ma nel 1985 nessuno aveva intenzione di svoltare quella dannata curva! Bè comunque, che altro aggiungere? Ah si: è un piacere riascoltare oggi quest'album in una veste rimasterizzata che pulisce via tutte quelle grasse sporcature dei master originali che, si, a ben sentire erano davvero l’UNICA cosa interessante del disco.

Reg Mastice
www.regmastice.com

Tracklist:

1. Napalm baby
2. Sinnertown
3. Call it a day
4. Sedative candles
5. Just in case you’re not the biggest rock band in the world
6. Fire within stump holes
7. Nari crusts
8. Belford lions


Scopri altre recensioni impossibili su "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock" di Reg Mastice, edito da Arcana edizioni (qui la recensione di Rockol).


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