Le recensioni di Reg Mastice: Reptile Shop, "Stoned draak" (1993)

I dischi della domenica raccontati dal più specializzato dei critici musicali
Le recensioni di Reg Mastice: Reptile Shop, "Stoned draak" (1993)
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Dopo avere proposto lo scorso dicembre dieci "recensioni impossibili" di Reg Mastice (le trovate raccolte qui), tratte dal libro "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock", edito da Arcana, abbiamo chiesto all'autore di scriverne altre appositamente per Rockol. Così ogni domenica pubblichiamo una nuova "recensione impossibile" di Reg Mastice. Ma attenzione: fra le recensioni di "dischi inesistenti" ce ne sarà una che invece corrisponde a un disco effettivamente esistente. Al lettore che per primo individuerà la sola recensione "vera" e ci manderà, all'indirizzo contest@rockol.it, scrivendo come oggetto Reg Mastice, la propria recensione del disco effettivamente esistente, manderemo in omaggio una copia del libro di Reg Mastice.

 

Reptile Shop - STONED DRAAK (1993)

Tanto facili da inquadrare cronologicamente, i Reptile Shop (i suoni son proprio quelli dei primi anni Novanta, da perfetto manuale alternative), quanto bifacciali dal punto di vista del genere: troverete infatti il loro nome sia nelle classifiche speleologiche del grunge di Seattle che in quelle dello shoegaze tardivo.

Un dimergolarsi, il loro, tra la cagnara di tronchi & flanella e la più cromatica delle derive psichiche che sbocciò in quest’unico parto discografico e si perse subito nei vari archivi di weird old oddities dello stato di Washington – e che come unico highlight avrà il fugace consenso di Kurt Cobain (che definirà l'Lp un "silly mess": complimento? oppure.). Fatto sta che solo nei coevi Smashing Pumpkins, forse, equazione similare funzionò: ma solo per un paio di album, e più a ben vedere all'insegna d'un classic rock combinato ad un magonesco dream pop.

Qui gli esiti son invece parecchio più cafoni, con una struttura stratificata/non miscelata di chiara matrice nirvaniana: strofa tranquilla e ritornello sconquassante. Un bipolarismo che ci racconta il Nordamerica dei Nineties meglio di tanti romanzi on the road ma che pure s'incrina al cospetto d'una forma tecnica atrofizzata dalle poche ore di sala prove, o semplicemente da un estro artistico sotto la media. Nel migliore dei casi, infatti, il risultato s’avvicina al sound di alcuni giovani Dinosaur Jr. a cui abbiano sostituito di nascosto la pedalina del fuzz con quella del delay (“Puff That Dragon Bong”, “Onanism, “Fire Resort”). Nel peggiore dei casi, all’audiocassetta di una cover band dei Foo Fighters riesumata dopo trent’anni di onorata cantina, qualcosa insomma a cui la distorsione naturale del supporto non possa che aver fatto guadagnar punti (“Pass Thy Joint”, “Upsidedown Sun”, “Train Kept A Rollin”).

Tra i due estremi esiste anche una via di mezzo, fortunatamente, e non a caso coincide con i capitoli di maggior goduria del disco: la ballata “My Sister” per esempio, che ci omaggia di tre minuti cristallini e scivola via complessata e bellissima come una cover di “Heaven Beside You” (Alice in Chains) concepita sotto le luci alogene viola del club “Only Shallow” (My Bloody Valentine).

O il muracciolo di decibel di “Under The Ash”, che alterna ronzio a canizza come in uno split d’incubo tra gli Spacemen 3 e i TAD. Sia come sia, l'ascolto è consigliato solo a dedicati annoiati connoisseur di entrambi i generi – per tutti gli altri, valga esclusivamente come mediocre audiocuriosità di un'epoca altresì gremita di capolavori ben più succosi.

Reg Mastice
www.regmastice.com

 

Tracklist:
1. Puff that dragon bong
2. Train kept a' rolling
3. Onanism
4. Fire resort
5. Under the ash
6. Pass that joint
7. Upsidedown sun
8. My sister
9. Waiting for the band

Scopri altre recensioni impossibili su "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock" di Reg Mastice, edito da Arcana edizioni (qui la recensione di Rockol).


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