Le recensioni di Reg Mastice: Spontaneous Bonfire, "Tomorrow's yesterday" (1968)

I dischi della domenica raccontati dal più specializzato dei critici musicali
Le recensioni di Reg Mastice: Spontaneous Bonfire, "Tomorrow's yesterday" (1968)
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Dopo avere proposto lo scorso dicembre dieci "recensioni impossibili" di Reg Mastice (le trovate raccolte qui), tratte dal libro "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock", edito da Arcana, abbiamo chiesto all'autore di scriverne altre appositamente per Rockol. Così ogni domenica pubblichiamo una nuova "recensione impossibile" di Reg Mastice. Ma attenzione: fra le recensioni di "dischi inesistenti" ce ne sarà una che invece corrisponde a un disco effettivamente esistente. Al lettore che per primo individuerà la sola recensione "vera" e ci manderà, all'indirizzo contest@rockol.it, scrivendo come oggetto Reg Mastice, la propria recensione del disco effettivamente esistente, manderemo in omaggio una copia del libro di Reg Mastice.

 

Spontaneous Bonfire - TOMORROW'S YESTERDAY (1968)


Fino agli anni Novanta fu affatto facile ricordarsi degli Spontaneous Bonfire, persi com’erano tra gli archivi di quei tardi infiammati Sessanta californiani: sconosciuti tra gli sconosciuti, pionieri del sogno in mezzo ad un esercito di omologhi onironauti lungocriniti, artefici d’un unico ramingo 45 giri a fine ’67 e inevitabilmente svaniti in una nuvola di ossido di diazoto all’alba dei Seventies.

Nei decenni successivi, a fronte d’una carenza pressoché completa d’informazioni biografiche, quelle due brevi escursioni in formato tascabile venivano presentate di volta in volta – sulle note di copertina delle tante colorite compilation tematiche – come gioielli topici d’una California esoterica, o come pepite tossiche d’una West Coast esotica, e via andare: e di fatto gustosi artefatti eran davvero, un po’ libri pop-up di giungle jingle-jangle (“Fauns Fair”), un po’ mandorlati croccanti dalla forte pepatura (“Pattabong Tea Garden”). Troppo poco per gridare al miracolo tuttavia, ma solo per questioni d’orologio: due minuti l’uno, tre l’altro, e questa coppia di trip tristemente finiva ancor prima che il tappeto volante potesse prender quota.

Assordante rumore di mascelle cadute, dunque, quando nel 1994 l'Elektra rispolverava da uno dei soliti cassetti nascosti un intero Lp inedito dei nostri e lo pubblicava in tempo per Natale (al posto dell’usuale cofanetto di “nuove” rarità raschiabarile scelte a caso tra i grandi nomi della propria scuderia: come la raccolta di bozzetti dei Doors MORE LIGHT, MORE FIRE; il terzo capitolo dei Love versione director's cut e dunque senza un'ombra d'orchestrazione – ribattezzato FOREVER NAKED; o quella versione da centottanta minuti di IN-A-GADDA-DA-VIDA degli Iron Butterfly, eccezionalmente registrata senz’acidi). TOMORROW'S YESTERDAY, questo il titolo: la grande occasione mancata degli Spontaneous Bonfire targata 1968, mai pubblicata all’epoca per via di certi asprigni contrasti con l'etichetta e che riesumata oggi appare come stupefacente cadavere incorrotto in odor di santità.

Una capsula del tempo farcita di tutto l’armamentario da “pot head” dell’epoca, come da precetti del Sergente Pepe: vaudeville, musica concreta, bizzarre orchestrazioni, hard blues, effettistica, distorsioni, ma nondimeno forte pure d’una violenza sonica che solo la Città degli Angeli sapeva spremer fuori dai propri musicisti – ed una tendenza all'escursione mordi e fuggi sugli anelli di Saturno che invece pareva proprio tipica di certe agenzie di viaggi targate San Francisco.

Ascoltare per credere: il mellotronismo free jazz etnocosmico di "15000 Miles Far From The Place Where We Are Now Approximately”, o la fumogena dedica al mercato nero del Sunset Strip di "Larry Spend Days Stuffing Tender Peaches Down Metro Tubes" (chilometrico il titolo, ridottissime le liriche, ma d'altro canto e a ben vedere tutto quello che si poteva lodare lo si è lodato già lì, e chi continua a pensare che Lucy nel cielo coi diamanti fosse veramente la didascalia d'un disegno infantile scaldi la prima pietra); il garage rock nervoso ma non manesco di “Take Off Your Ears”, debitore d'alcune stranezze dei dirimpettai Human Expression o ancor meglio dei sempre concittadini Seeds post ’66, raffinati neanderthaliani del futuro e viceversa, o il musical senza pubblico ma dall’abbondante scenografia di “What’s On Earth, Mrs. Goldmine” (la rapsodia boema dei Chipmunks?).

E il resto della scaletta, diciamo pure, svirgolante qua e là come una pallina rimbalzina nei corridoi d’un emporio Swarovski: tra caciaroni pub frequentati dagli Hollies d'arcobaleno vestiti ("Suzy In Disguise"), serenate flamencate al pusher di turno come se le avesse pensate Roy Harper e armonizzate Harry Nilsson ("Supermystic Pillory"), canotti salvagente psicoergonomici ideati per ospitare il Maharishi e quelle dieci vergini su cui ha posato gli occhi, ma non certo i Beatles, nè tantomeno Donovan ("Where You'll Go When I'll Turn Off The Lights?"), Shawn Phillips che accorda la chitarra nel deserto sognando Michelle Phillips che si fa una doccia dentro ad un barattolo di Heinz Baked Beans ("Insects Untrust Humans"), sistemi di condizionamento malfunzionanti della famosa catena alberghiera Quicksilver Messanger Service ("Green Sue Boulevard"). Per concludere col lounge-karaoke-harakiri completamente fuoriluogo di "Astrologic Interlude”: una svisata che potrebbe ricordare la confusione dei bostoniani Beacon Street Union (nella fattispecie: l’irruzione della cover di “Blue Suede Shoes” all’interno del canovaccio lisergico di THE CLOWN DIED IN MARVIN’S GARDEN) e che invero s'avvicina piuttosto alla gommosa promiscuità dei losaltosini Chocolate Watchband (dei primi due album, s’intende).

Reg Mastice
www.regmastice.com

 


Tracklist:

1. Tuning up the instruments
2. Supermystic pillory
3. Where you'll go when I'll turn off the lights?
4. Larry spend days stuffing tender peaches down metro tubes
5. Suzy in disguise
6. Astrologic interlude
7. 15000 miles far from the place where we are now approximately
8. Take off your ears
9. Insects untrust humans
10. (Waiting on) Dilruba Cliff
11. What's on earth, mrs. Goldmine
12. Green sue boulevard
13. Smashing down the instruments

Scopri altre recensioni impossibili su "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock" di Reg Mastice, edito da Arcana edizioni (qui la recensione di Rockol).


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