Le recensioni di Reg Mastice: Sitar End Factory, "Global worming" (1998)

I dischi della domenica raccontati dal più specializzato dei critici musicali
Le recensioni di Reg Mastice: Sitar End Factory, "Global worming" (1998)
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Dopo avere proposto lo scorso dicembre dieci "recensioni impossibili" di Reg Mastice (le trovate raccolte qui), tratte dal libro "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock", edito da Arcana, abbiamo chiesto all'autore di scriverne altre appositamente per Rockol. Così ogni domenica pubblichiamo una nuova "recensione impossibile" di Reg Mastice. Ma attenzione: fra le recensioni di "dischi inesistenti" ce ne sarà una che invece corrisponde a un disco effettivamente esistente. Al lettore che per primo individuerà la sola recensione "vera" e ci manderà, all'indirizzo contest@rockol.it, scrivendo come oggetto Reg Mastice, la propria recensione del disco effettivamente esistente, manderemo in omaggio una copia del libro di Reg Mastice.

Sitar End Factory - GLOBAL WORMING (1998)

Neopsichedelici neozelandesi, rumorosi, romantici, liberi nel vero senso della parola (mai un'uscita major, neppure per errore, o per dovere), assoggettati al culto violento per l'assurdo; capaci di tirare fuori nell'arco di un Ep stralci di musical iconoclasti, fumate esotico esoteriche, fumetti arancioni da una boccata e via, cronache moderniste piene di obsolescenza e richiami a questo e a quello ma nondimeno pure in grado d'inventarsi nell'arco di lunghi doppi Lp nuovi cliché sovversivi dalla data di scadenza illeggibile – probabilmente grattata via con l'unghia dal fondo del barattolo: i Sitar End Factory, piacciano o meno, rappresentano ben più che una vetusta curiosità in un catalogo di revivalisti indipendenti contemporanei.

Nei loro dodici album in studio ci sarebbe materiale sufficiente per spiegare l'evoluzione della musica visionaria occidentale al più cocciuto piccoloborghese, e pure per insegnare a vecchi e nuovi rocker cosa significhi essere “irregolari” senza rimaner colpiti dalla peggior forma di stitichezza artistica.

Libertà al potere, e potere all'immaginazione. Anzi, al delirio. Anzi, c'è un modo per definire un delirio lucido? Sembrerebbe un controsenso, ma: i Sitar End Factory sono positivamente lucidi, nel dar vita ai loro guazzi di follia. Non è un caso che ogni nuovo parto sia atteso con ansia da frotte fanatiche stipate nel sottosuolo, e con altrettanta furia prestamente assorbito: e fa quasi piacere, per una volta, che tutto questo non venga inquinato dal mondo dei vivi, dal sopra-suolo, dai mercificatori, dai mercenari, dai mecenati. Farebbe tristezza. Potrebbe accadere, in ogni caso? Direi di no, non ora almeno. Troppo strano difatti – o come minimo irritante – il loro postmoderno affastellamento di generi, nessuno in particolare, tutti in generale.


Si prenda ad esempio questo GLOBAL WORMING, ottava fatica, undici brani tra l'isteria da calo, il giubilio estatico e l'oblio eleusino.

Solchi dove il krautrock brasileiro della prima Gal Costa finisce per copulare senza fronzoli con una lavatrice marchiata Sonic Youth, e – e questa è la vera stranezza – non ce ne si sorprende, tanto è passionale l'amplesso, tanto son naturali le movenze (“Scratching Peace Symbols On Your Gravestone”). E quando mai l'emicrania è apparsa così languida e consolatoria come dopo la coda dal generoso sbriciolaggio di "Simply Sampling"? Quando la psico-dolcezza ha saputo arricchirsi di corni francesi e ugole corali fino ad un parossismo di Perfette Armonie Distorte come in "Pleasure Tortuga's Head"? Quando i magoni del sabato pomeriggio di corganiana intensità hanno odorato così sfrontatamente di patchouli, come in "Stay Ahead"?.

E, infine, quanto sarebbe stato semplice far scappare in una banale autostrada stoner la galoppante furia di "Rainbow Damage", piuttosto che tenerla al guinzaglio in uno di quei vicoli folk pieni di nembutal e vecchie finestre sfondate? I Sitar End Factory sono l'elegante fil rouge spinato che unisce secoli di controculture, dai cannoni agli spilloni, dalle congreghe alla rave culture: è un circolo vizioso, viziato, son note che ti accarezzano con un guanto foderato di ortichette, che ti picchiano con un fiore fino a ridurti in coma. 

Reg Mastice
www.regmastice.com

(Copertina: Ilarius


Tracklist:
1. Pop is dead, miss him
2. The great cosmic bottle
3. Scratching peace symbols on your gravestone
4. Simply sampling
5. Eight legged dreams
6. Pleasure tortuga's head
7. Septembertone
8. Stay ahead
9.

Rainbow damage.
10. Layered pavements
11. F.R.I.E.D.-25

Scopri altre recensioni impossibili su "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock" di Reg Mastice, edito da Arcana edizioni (qui la recensione di Rockol).


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