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NEWS   |   Industria / 28/06/2005

Usa, la Corte Suprema ribalta le sentenze assolutorie sul file sharing

Usa, la Corte Suprema ribalta le sentenze assolutorie sul file sharing
Nove a zero. Con un punteggio che non ammette repliche i giudici della Corte Suprema americana hanno respinto al mittente le argomentazioni spese dai tribunali Usa di grado inferiore in difesa dei gestori di servizi di file sharing, facendo tirare un gran sospiro di sollievo a discografici, produttori cinematografici e una parte degli autori: chiamata ad esprimere un giudizio sull’ormai celeberrima vertenza che va sotto il nome di MGM contro Grokster (ma che riguarda anche Morpheus/StreamCast Networks, vedi News) la massima autorità giudiziaria Usa ha ritenuto che gli sviluppatori di programmi p2p vadano ritenuti corresponsabili della violazione delle leggi federali sul copyright perpetrate dai loro utenti, quando questi si scambiano on-line film e canzoni senza autorizzazione (il 90 % del materiale scaricato in rete, secondo le ultime stime, rientra in questa casistica).
Sconfessando il vecchio paradigma che paragona l’uso dei servizi p2p a quello del videoregistratore (vedi News), la Corte Suprema ha dunque preso le parti dell’industria, di 40 procuratori generali di stato e delle rock star intervenute direttamente nella vertenza come Don Henley, Sheryl Crow e le Dixie Chicks, esponenti della RAC (Recording Artists Coalition), ignorando le preoccupazioni delle associazioni dei consumatori e di un gruppo di altri artisti (come Brian Eno, Chuck D e le Heart) che temono una restrizione delle libertà individuali e il frapporsi di ostacoli al progresso tecnologico. La sentenza rimanda il caso all’esame della corte che aveva esonerato Grokster e StreamCast da ogni responsabilità per le violazioni commesse dai loro utenti, ribattendo che le prove processuali danno invece evidenza di un comportamento teso alla violazione delle leggi. La decisione, notano gli esperti, è destinata a dare immediato impulso ai servizi che distribuiscono musica legale e a pagamento. Ma resta da vedere quanto influirà sulle pratiche di downloading “illegale” nel mondo, considerando il fatto che la legge americana non si applica ai programmi di file sharing creati all’estero: i titolari dei diritti sperano naturalmente che le autorità politiche e giudiziare d’Europa prendano nota e si comportino di conseguenza.