Le recensioni di Reg Mastice: Hernando's Parks, "Just like onions" (2013)

I dischi della domenica raccontati dal più specializzato dei critici musicali
Le recensioni di Reg Mastice: Hernando's Parks, "Just like onions" (2013)
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Dopo avere proposto lo scorso dicembre dieci "recensioni impossibili" di Reg Mastice (le trovate raccolte qui), tratte dal libro "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock", edito da Arcana, abbiamo chiesto all'autore di scriverne altre appositamente per Rockol. Così ogni domenica pubblichiamo una nuova "recensione impossibile" di Reg Mastice. Ma attenzione: fra le recensioni di "dischi inesistenti" ce ne sarà una che invece corrisponde a un disco effettivamente esistente. Al lettore che per primo individuerà la sola recensione "vera" e ci manderà, all'indirizzo contest@rockol.it, scrivendo come oggetto Reg Mastice, la propria recensione del disco effettivamente esistente, manderemo in omaggio una copia del libro di Reg Mastice.

Hernando’s Parks - JUST LIKE ONION (2013)

Intimo e sofisticato, JUST LIKE ONION assembla perlopiù scarti e inediti del periodo d’oro & vaniglia del troppo presto dimenticato ensemble indie rock Hernando’s Parks, bloccato tra il 1995 e il 2001 in un avello di frizioni interne, querelle discografiche e problemi legali (questi ultimi dovuti perlopiù ai tanti campionamenti borderline: problema che in quegli anni, ricordiamolo, attanagliò pure gli scalognati Verve).

Un momento di grazia sospeso tra il successo di platino del radiofriendly ronzio di BAKED BEANS UNION (1994) e la florescenza già molto retrorientata di GENTLE CAVEMEN, uno iato (punteggiato di leggendari nastri abortiti come da perfetto copione classic rock) di cui mancava qualsivoglia documentazione e che ora riemerge con la potenza d’un convoglio montato su quattro ruote-vinili, dalla carrozzeria di design e ampio e patinato libretto illustrativo. La produzione postuma di Tomare Omo – già al lavoro coi nostri in quel mezzo capolavoro che fu TIDAL WOMB, 1992 – copre tre/quarti della scaletta e si fa ovviamente sentire, soprattutto nella scelta di soluzioni stilistiche con l‘alito passatista e lo sguardo sornione.

Deflagrante il boato di Theremin di “Boogalooing In Hawthorne”, inverosimili i venti minuti di cameristica cinescursione di “Blue Sunshine”, monumentali le evoluzioni aeree eight thousand miles high di “The House On Mushroom Hill” – e in mezzo a queste cuspidi un po’ di tutto: lounge exotica come avrebbe potuta concepirla un Arthur Russell in vacanza a Cesenatico (“Reggie Dunbar”), mersey beat in salsa di soia (“Add Some Windows To Your House”), R&B accidentale suonato coi denti (“Yeti Meets Santa”), interludi di scimmie che paiono riflettere nei loro occhi di bottone lucido il sorriso bonario di Brian Wilson (“Wafer Lighthouse”), e in chiusura le lava lamp intasate di una tripletta di manufatti aurei (“Green Piano”, “I’d Like To Turn It On”, “Snake Sound”) che furono certo singoli mancati ma almeno non più (d’ora in poi) dimenticati.

Reg Mastice
www.regmastice.com

 

Tracklist:
1. Boogalooing in Hawthorne
2. Add some windows to your house
3. Blue sunshine
4. The house on Mushroom Hill
5. Yeti meets Santa
6. Reggie Dunbar
7. Wafer lighthouse
8. Thousand Oaks
9. Green piano
10.

I’d like to turn it on.
11. Snake sound

Scopri altre recensioni impossibili su "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock" di Reg Mastice, edito da Arcana edizioni (qui la recensione di Rockol).


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