Jobriath, "il più autentico finocchio del rock"

La (breve) vita e la (brevissima) carriera di una meteora del glam rock
Jobriath, "il più autentico finocchio del rock"

Una figura vestita da King Kong s'arrampica su un Empire State Building, ricostruito su un palcoscenico, che si trasforma in un enorme cazzo e ricopre di liquido lo scimmione; King Kong si toglie il costume, e ne emerge una Marlene Dietrich che siede al pianoforte e comincia a suonare.
Questa doveva essere la scena di apertura di uno spettacolo che doveva andare in scena all'Opera House di Parigi, nel 1973, ma non si tenne mai - e qui ve ne raccontiamo la storia.
Il protagonista è una meteora della scena rock statunitense: il suo nome d'arte era Jobriath, colui che si autodefinì "l'autentico finocchio del rock".


Bruce Wayne Campbell era nato nella cittadina di King of Prussia, in Pennsylvania, il 14 dicembre del 1946. Figlio di un militare, trascorse l'infanzia girando con la famiglia fra un campo e l'altro dell'esercito statunitense. Adolescente, capì di essere omosessuale, e dopo un breve periodo di leva disertò per iniziare una nuova vita a Los Angeles, con il nome di Jobriath Salisbury. Qui gli capitò di accompagnare un amico a un provino per il cast della commedia musicale "Hair", e di essere scelto - invece dell'amico - per il ruolo di Woof, ritrovandosi sul palcoscenico ogni sera e scoprendo l'ebbrezza degli applausi. Spinto dall'ambizione, insieme a tre altri membri del cast costituì una band di folk psichedelico battezzandola Pidgeon, con la quale nel 1969 pubblicò per la Decca un album eponimo e il singolo "Rubber bricks".

 

L'album non suscitò attenzione da parte del pubblico, ma ne attirò sul cantante da parte dell'esercito, che lo ricercava per diserzione e lo arrestò, facendolo ricoverare in un ospedale psichiatrico militare, dove fu vittima di un esaurimento nervoso. Dimesso, tornò in California e prese il nome di Jobriath Boone.
"Vivevo nelle fogne. Non mangiavo, bevevo solo birra. Non avevo soldi, e mi prostituivo per comprarmi droga".

Era il 1972, e contemporaneamente, a New York, il manager Jerry Brandt - scopritore di Carly Simon - era nell'ufficio di Clive Davis della Columbia, che gli fece ascoltare un demo che aveva scartato: erano canzoni di Jobriath. Brandt si convinse di aver scoperto la nuova star che stava cercando. Rintracciò Jobriath a Los Angeles, lo portò a New York, gli fece firmare un contratto discografico con la Elektra - facendo circolare la voce che l'anticipo era stato di 500.000 dollari - e iniziò la costruzione del "fenomeno" Jobriath.

"Jobriath diventerà il più grande artista al mondo. E' cantante, ballerino, donna, uomo. Ha il fascino di Greta Garbo. E' meraviglioso!" disse Brandt al "Melody Maker". E a "Music Week": "Dopo Sinatra, Elvis e i Beatles, oggi c'è Jobriath".


Siamo nel periodo dell'esplosione del glam rock: la fotografia di Jobriath apparve in annunci pubblicitari su "Penthouse", "Vogue" e "Rolling Stone", e su manifesti sulle fiancate degli autobus di New York. A Times Square comparve un gigantesco poster in cui Jobriath posava nudo e disteso, nella posa di una statua romana (è la fotografia che apparirà sulla copertina del suo album di debutto)

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Il disco fu registrato agli Olympic: undici brani, accompagnati da un'orchestra di 55 elementi. Uscì nel giugno del 1973 con il titolo "Jobriath", e fu accolto da buone recensioni. Ma l'aggressiva campagna promozionale (al cantante fu fatto dichiarare: "sono il più autentico finocchio del rock" - "rock's truest fairy") non produsse i risultati sperati. Il concerto di Parigi che avrebbe dovuto lanciare Jobriath in Europa - quello di cui si diceva all'inizio - fu annullato.
La prima apparizione televisiva di Jobriath, al "Midnight Special", nel 1974, suscitò più ilarità che interesse.


Due concerti a invito al Bottom Line ottennero discrete reazioni, ma uno show al Nassau Coliseum fu un disastro, con la gente in piedi che gridava "frocio, frocio" a Jobriath che fu costretto ad abbandonare il palco.
La Elektra pubblicò in tutta fretta, nel 1974, un secondo album, "Creatures of the street", con il materiale residuato dalle registrazioni agli Olympic, e chiuse il contratto.

Jobriath interruppe il rapporto - che era anche sentimentale - con Brandt, e fece un'uscita in gloria con uno spettacolo all'Università dell'Alabama che finì con cinque bis e qualcuno del pubblico che azionò al'alalrme antincendio, facendo accorrere i pompieri.

Nel 1975 Jobriath viveva in un appartamento con il tetto a forma di piramide all'ultimo piano del Chelsea Hotel di New York; si manteneva prostituendosi, e di sera, con il nome di Cole Berlin (un doppio tributo a Cole Porter e Irving Berlin) cantava canzoni da cabaret al ristorante The Covenant Gardens.

Intervistato dalla rivista Omega One, "Cole Berlin" disse:


"Jobriath si è suicidato, vittima di un'overdose di droga, alcol e pubblicità". 

 

Contagiato dall'AIDS, l'artista tenne la sua ultima esibizione nel novembre del 1982, in un concerto per il centesimo anniversario della fondazione del Chelsea Hotel. La mattina del 4 agosto del 1983 la polizia fece irruzione nel suo appartamento, trovando il suo cadavere - era morto da alcuni giorni.

A lungo dimenticato, bizzarramente Jobriath fu riportato alla memoria quando Morrissey, nel 1992, annunciò la sua intenzione di invitare Jobriath ad aprire i suoi concerti del tour di "Your arsenal" - del tutto ignaro del fatto che l'artista era morto da quasi dieci anni. Ma la rinnovata attenzione su Jobriath portò alla pubblicazione di due album di inediti ("Lonely Planet Boy" nel 2004, "As the River Flows" nel 2014) e alla realizzazione di un documentario diretto da Kieran Turner, "Jobriath A.D.", uscito nel 2012.

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