Serge Gainsbourg, un romanzo in rima del 1971

Sta per compiere 50 anni "Histoire de Melody Nelson": ce ne parla Leandro Barsotti
Serge Gainsbourg, un romanzo in rima del 1971

Parigino di nascita (2 aprile 1928), Lucien Ginsburg, figlio di immigrati ebrei russi, spinto dal padre voleva diventare pittore.

Dopo la guerra, campa di piccoli mestieri perseguendo l'arte della tela; nel 1954 comincia però a esibirsi nei locali notturni, a volte sostituendo il padre, pianista. Si iscrive alla SACEM (la SIAE francese) adottando lo pseudonimo di Serge Gainsbourg. Scoperto da Jacques Canetti, allora a capo della Philips francese, comincia a dedicarsi alla scrittura (e all'interpretazione) di canzoni ispirate all'opera di Boris Vian. Debutta discograficamente nel 1958, ha qualche soddisfazione commerciale nel 1960 con "L'eau à la bouche", collabora con Juliette Gréco scrivendo per lei "La Javanaise", ma è con canzoni per Francoise Hardy ("Comment te dire adieu") e France Gall che finalmente riesce ad avere successo; nel 1965 la sua "Poupée de cire, poupée de son", cantata dalla Gall, vince l'Eurofestival. Ancora per la Gall scrive "Les sucettes"; è una canzone "scandalosa" che apre la strada a quella che diventerà la sua canzone internazionalmente più celebre, "Je t'aime. moi non plus".

A questo punto cedo la parola a Leandro Barsotti, giornalista e cantautore, grande estimatore di Serge Gainsbourg (ha anche inciso l'album "Barsotti canta Gainsbourg", nel 2007), al quale ho chiesto di raccontare per Rockol l'album "Histoire de Melody Nelson", che compie 50 anni il 24 marzo 1971.

Nel 1968 Serge Gainsbourg è un non più giovane autore alternativo, Brigitte Bardot è una bellezza internazionale, una star del cinema. Parigi, nel 1968, è il cuore pulsante del mondo, il luogo della rivoluzione sociale e culturale dell’occidente, il focus del pensiero nuovo. Dove la sessualità prende fuoco. E in questa nuova sessualità libera che avanza, Serge Gainbourg ha l’accendino in mano.

L’incendio esplode in un programma televisivo, e l’amore tra Brigitte e Serge diventata patinato, da giornali gossip, in un tempo senza social, copertine di giornali e fughe da paparazzi nelle notti parigine, tra taxi (Gainbourg non ha mai guidato un’auto) e visite alle mignotte dei locali notturni, e sempre sotto una pioggia di champagne.

 Serge non è bello, è maledetto. Serge non guida, gira con l’autista. Serge viene dal jazz, come il papà ebreo fuggito dalla Russia e rifugiatosi in Francia. Serge ha lo sguardo che ti penetra, la voce calda che ti avvolge come il fumo delle sue Gitanes.

E si sa che da innamorati la creatività gira nelle vene più veloce del Moet: è così che viene fuori la canzone più erotica della storia della canzone. “Je t’aime... moi non plus” ovvero “Ti amo, nemmeno io”, Gainsbourg e la Bardot la cantano insieme in una notte che si dice sia stata mitica, in uno studio in cui i mugolii veri si mescolavano a quelli cantati, con i tecnici costretti a tenere le luci spente e tutta la fantasia che volete.

Però poi la Bardot, che era una principessa un po’ capricciosa e molto circondata da agenti, manager e consiglieri, decide che quella canzone lì non può essere pubblicata. Anzi, sai che c’è? Non mi interessa nemmeno giocare ancora agli innamorati con questo cantante maudit dal nasone curvo. E quindi ciao Serge, adieu.

Senza canzone e senza Brigitte, Gainsbourg cadrà in una depressione violenta: si narra che si sia chiuso in casa con un secchio di vernice nera e abbia pitturato tutte le stanze del colore della sua anima.

Ma la vita corre, la vita propone, la vita cancella e la vita riscrive. Cancelli tutto con il nero, e sul nero puoi riscrivere in bianco.

Gainsbourg incontra Jane Birkin, amore folle eccetera, ricantano “Je t’aime... moi non plus”, e come viene pubblicato il 45 giri gira il mondo e diventa un successo pazzesco. Non solo di vendite, ma culturale. La sessualità libera (“io vado e vengo tra i tuoi reni e mi trattengo”, canta lui mentre lei ansima) casca nel pieno della rivoluzione giovanile europea, scardina i principi dell’amore tradizionale, e trasforma la coppia Gainsbourg-Birkin nella coppia della provocazione pop.

Dopo un simile straordinario successo, ci voleva qualcosa di alto. Di musicalmente ineccepibile. E con delle parole che fossero poesia nel suono, nel concetto, nella musicalità.

“Histoire de Melody Nelson” è un concept album costruito come un romanzo in rima, in cui l’erotismo continua ad essere il filo portante di un linguaggio che si muove elegante tra mugugni e lessico ricercato. E quella protagonista minorenne e consenziente, interpreta da una Jane Birkin seminuda sulla copertina dell’album, diventa una pietra miliare nella storia cantautorale francese.

7 tracce, 28 minuti di eros.

Alla sesta traccia, "En Melody", i gridolini di piacere, la complicità, gli orgasmi.

Lui, Serge Gainsbourg, nel 1971 ha 43 anni e gli occhi cerchiati in un lungo video che lo vede al volante, alle prese con allucinazioni di flashback. Lei è la sua Jane Birkin, con la quale due anni prima ha confezionato uno scandaloso successo mondiale. Ma adesso, in quest’opera così straordinariamente sperimentale, Jane si chiama Melody. Il concept album racconta la storia di Serge che con l’auto tampona una ragazza in bici. Una minorenne. La carica in macchina, e se la porta via. Lui, l’uomo adulto, che beve e parla di poesia, incontra la ragazzina e lei dice: “Chi sei?”. Lei: “Melody”. Lui: “Melody e poi?” “Melody Nelson”.

E’ tutto pop psichedelico, parlato nella notte come la voce di un lupo solitario, è tutto fumo e alcol, un volto distrutto dall’insonnia e un volto fresco, adolescente, la biondina inglese che balla in minigonna.

Leandro Barsotti


Scritto con il compositore e arrangiatore Jean-Claude Vannier, che ne è anche il produttore, "Histoire de Melody Nelson" - ispirato, secondo alcuni, all'opera di Vladimir Nabokov: la Melody di Gainsbourg ha 15 anni, la Lolita di Nabokov all'inizio del libro ne ha 12; entrambe muoiono giovanissime - è oggi riconosciuto come un apietra miliare della canzone (non solo) francese. Anche se non ebbe grande successo commerciale - otterrà il disco d'oro per le 100.000 copie vendite solo nel 1983, 12 anni dopo la pubblicazione - ha influenzato moltissimi musicisti, fra i quali gli Air, i Placebo, Lenny Kravitz, Jarvis Cocker, i Portishead, Beck e Danger Mouse; Michael Stipe dei R.E.M. ha inciso "L'hotel particulier".

Dopo "Histoire de Melody Nelson", Gainsbourg ha pubblicato altri sette album fra i quali "Rock aroung the bunker" (1975) e "Aux armes et cetera" (1979), prima della morte avvenuta nel 1991.

Tracklist:

"Melody" 7:34
"Ballade de Melody Nelson" 2:00
"Valse de Melody" 1:32
"Ah! Melody" 1:46
"L'hôtel particulier" 4:08
"En Melody" 3:27
"Cargo culte" 7:37

 

 

 

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