Peter Gabriel si toglie la maschera e rinasce a nuova vita

Il musicista inglese lascia i Genesis e, nel 1977, inaugura la carriera solista.
Peter Gabriel si toglie la maschera e rinasce a nuova vita

In quel 1967 era tutto un fiorire di band a Londra e dintorni. Tra queste un quintetto di nome Genesis formato da Tony Banks alle tastiere, Mike Rutherford al basso, Anthony Phillips alla chitarra, Chris Stewart alla batteria e Peter Gabriel, il cantante. Il gruppo debutta discograficamente nel marzo del 1969 con l'album "From Genesis to Revelation". Nel frattempo Chris Stewart aveva lasciato spazio dietro piatti e tamburi a John Silver. Da lì prese le mosse una avventura di grande successo che passò dal prog rock dei primi album nei Settanta al pop degli anni Ottanta.

Al secondo album "Trespass" fece seguito, nel 1971, "Nursery Cryme". Il terzo album dei Genesis è il primo con un nuovo batterista, Phil Collins. Phil si trasformerà nel frontman della formazione inglese a partire dal 1975, ovvero da quando Peter Gabriel, dopo sei album – l'ultimo dei quali il concept "The Lamb Lies Down on Broadway" nel 1974 – lascia la band Perché Peter abbandona il gruppo? Il motivo principale sembrerebbe risiedere nella travagliata gravidanza della moglie e dalla nascita della figlia Anna, ma c'erano anche dei motivi artistici alla base di questa decisione.

In una lettera aperta inviata ai fan Gabriel scrisse che si sentiva "ingabbiato nel successo che volevamo (.) che ha influenzato gli atteggiamenti e lo spirito", tenendo però a specificare che "Non c'è animosità". Nella biografia della band 'Chapter & Verse' Peter Gabriel – che oggi compie 71 anni - così ricorda quel periodo: "Non sapevo se avevo incasinato la vita di altre persone e, potenzialmente, la mia. Poi, quando la band ha avuto un maggiore successo senza di me, mi sono sentito come se la gente stesse rivalutando il vecchio lavoro e pensasse, 'Forse Peter era solo il ragazzo che si metteva le maschere.'".

Il produttore Bob Ezrin che lavorò al debutto solista di Gabriel spiega: "Per lui era importante che venisse riconosciuto come un talento individuale.

Peter ha una personalità eccezionale. Anche se si presenta in modo abbastanza gentile e umile, ha dentro tanto fuoco, energia e creatività. Possiede molte personalità diverse che deve essere in grado di far emergere. L'unico modo per farlo senza vincoli era lasciare i Genesis e andare da solo". E a proposito di maschere, Ezrin aveva avuto modo di vederle per la prima volta qualche anno prima, quando i Genesis avevano aperto un concerto di Lou Reed a Toronto. Lo ricorda così: "Di solito si ignora il live di apertura, rimasi incantato. Mi incontrai con Lou dopo il concerto per parlare della produzione di ."Berlin" (il terzo album solista di Reed pubblicato nel 1973, ndr), ma quando tornai a casa dissi a mia moglie: 'Non vedo l'ora di lavorare con Lou. Ma voglio incontrare quel ragazzo con il fiore in testa!'".

Una volta uscito dai Genesis Peter Gabriel iniziò a scrivere canzoni lontane dallo stile che distingueva la sua vecchia band. "Quando ricominciai seriamente a scrivere, cercai di fare canzoni che fossero il più diverse possibile dal suono dei Genesis. Fu una cosa spaventosa fare un album insieme ad altri musicisti… Ero preoccupato per come avrei espresso ciò che volevo. Non avevo idea di come comunicare con dei session men, mi sembravano persone estranee".

Bob Ezrin, che aveva già lavorato con Alice Cooper, Lou Reed e Kiss, e, in seguito, avrebbe prodotto "The Wall" dei Pink Floyd, venne contattato dal management di Gabriel per sondare il terreno e cercare di capire se fosse interessato a lavorare con lui. Lo era. Ripensando alle sedute di registrazione a Toronto, Ezrin ritiene che, in studio, lui e i musicisti abbiano portato il musicista inglese ad esprimersi al meglio fuori della sua comfort zone.

"Dal mio punto di vista le sedute di registrazione sono state facili. Da quello di Peter, non credo altrettanto. Non era abituato a stare con qualcuno di così nordamericano e. aggressivo come me. A me hanno insegnato che si devono portare a termine le cose rapidamente, in tempo e nel rispetto del budget, prendere decisioni e attenersi a quelle. Peter era in una fase in cui voleva essere più sperimentale. Disse che forse sarebbe stato più felice se gli fosse stato concesso più tempo e libertà per provare alcune altre cose. Ma abbiamo avuto un rapporto favoloso. Non ci furono frizioni di alcun genere. Era una gioia lavorare con lui, molto intelligente e spiritoso. Solo che a volte era un poco travolto dalla velocità e dall'intensità delle sessioni. (.) Con noi ha sviluppato una nuova fiducia e spavalderia. Prima di allora era un po' timido. Ha dovuto imparare a gridare per comunicare con noi. C'erano tante persone coinvolte.".

Il produttore canadese ha elogiato il contributo dato da tutti i musicisti che parteciparono ai lavori di "Peter Gabriel". “Mettemmo insieme una band fantastica. Erano come la sporca dozzina: ognuno di loro era uno psicopatico esperto nel proprio campo di distruzione. E' stato come lasciare uscire di prigione dei criminali e metterli insieme in una banda per il 'Grande Lavoro'. Peter disse: 'Beh, potrei almeno avere un inglese?' Così portò Fripp (il chitarrista dei King Crimson Robert Fripp, ndr), che era fantastico. Fripp era un gentiluomo inglese completamente abbottonato, insieme a questi selvaggi americani, ma tutti andavano molto d'accordo. Peter rimase con molti di loro per degli anni".

"Peter Gabriel" – in realtà il disco non ha un titolo, venne chiamato per comodità 1 oppure 'Car', dalla immagine di copertina che ritrae Gabriel seduto sul sedile della Lancia Flavia blu di Storm Thorgerson che progettò la copertina stessa) venne pubblicato nel febbraio 1977. Ebbe buoni riscontri a livello di pubblico, tanto da raggiungere il settimo posto della chart britannica, e di critica. Il singolo "Solsbury Hill" si fece largo fino alla tredicesima posizione nelle classifiche di vendita. Ezrin ricorda che incidere "Excuse Me" fu “elettrizzante”, mentre "Humdrum" fu il momento più emozionante. “Aprì la bocca e fu come la voce di Dio. Scoppiai a piangere. Era tra le cose più belle che avessi mai sentito. È un grande album. È senza tempo."

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