Freak Antoni, Bologna e gli Skiantos

Sette anni fa moriva il leader degli Skiantos Roberto Antoni detto Freak Antoni detto anche Beppe Starnazza.
Freak Antoni, Bologna e gli Skiantos

Alla metà anni degli Settanta a Bologna c'era un fermento artistico culturale niente male, in un periodo in cui il fermento niente male legato principalmente alla situazione politico-sociale di quel tempo attraversava lo Stivale in tutta la sua lunghezza.

Il fermento riguardava, non poteva essere altrimenti, anche le vicende musicali. Erano gli anni del punk, nelle sue più diverse emanazioni, e il capoluogo emiliano-romagnolo si dimostrò generoso, come spesso gli accade, proponendo un buon numero di gruppi, la maggior parte dei quali, non ha lasciato grande traccia nella storia quella scritta con la esse maiuscola. Tra quanti hanno invece lasciato traccia di sè, tanto che a distanza di oltre quarant'anni il loro nome è sempre citato con grande rispetto sono gli Skiantos.

Punk rock, rock demenziale, teatro d'avanguardia, anticonformismo allo stato puro... chi può saperlo, ma in fondo non è poi così importante. Una allegra brigata che ha segnato, con la sua arguzia, quegli intensi anni pubblicando quattro album: "Inascoltable" (1977), “MONOtono” (1978), "Kinotto" (1979) e "Pesissimo!" (1980). Se per il primo si può parlare di prova generale dettata dalla voglia di divertirsi e far casino, il secondo invece si fece davvero notare. Nelle righe più sotto come ha raccontato il secondo disco degli Skiantos nel 2003 Franco Zanetti.

Come faccio a raccontarvi questo disco, prima e a lungo attesa versione su Cd del primo Lp (ma non primo album) degli Skiantos? Dovrei raccontarvi un pezzo della storia della mia vita - un pezzo importante, fra l’altro - ma mi servirebbero molto molto tempo e molto molto spazio. Conobbi la musica (musica?) degli Skiantos nel settembre del 1977, quando uscì su etichetta Cramps il singolo di debutto del gruppo: “Karabigniere blues” / “Io sono un autonomo”. Fu, per così dire, amore al primo ascolto; e infatti due mesi dopo fui lestissimo a procurarmi “Inascoltable”, la musicassetta contenente 14 brani registrati in una sola notte nello studiolo bolognese di Gianni Gitti.

Non posso, qui, ricostruire la carriera degli Skiantos, dei quali fui orgogliosamente fra i primi fan (come documenta il bel volume “Non disperdetevi”, curato da Oderso Rubini e Andrea Tinti per Arcana); non li ho mai perduti di vista, a un certo punto ho persino prodotto un loro disco (“Ti spalmo la crema”, un album schizofrenico che sarebbe potuto essere il loro più grande successo di vendite se una discografica ostinata non si fosse impuntata sulla scelta del singolo - che fu, appunto, “Ti spalmo la crema”, anziché il ben più memorabile “Una canzone per l’estate”), e qualche mese fa non sono mancato allo “Skiantos Day” di Bologna, celebrazione allegra e malinconica di un gruppo italiano originale e creativo (uno dei pochi gruppi italiani davvero originali e non semplicemente derivativi).

Sta di fatto che un anno più tardi, parliamo del novembre del 1978, riuscii ad avere una delle copie della prima e limitata tiratura - 5000 copie - di questo disco: in vinile giallo (“giallo vomito”), la guardo orgogliosamente sulla mia scrivania, a fianco della sua versione Cd, e penso a quante volte l’ho ascoltata, a quante volte l’ho trasmessa in radio (Silvio, questa recensione è per te, se hai qualche maniera di leggerla.), e da quanto tempo non riascoltavo per intero e in sequenza i 12 brani che il disco contiene. Li riascolto adesso, scrivendo, e ancora mi stupisco per la freschezza e la colta ingenuità - doveroso ossimoro - che caratterizzano queste “canzoni” a metà strada fra il punk e il rock, fra il cabaret e il teatro off, fra il trash e la provocazione.

“MONOtono” uscì su etichetta Cramps, avendo come direttore artistico Gianni Sassi, come supervisore Oderso Rubini, come fonico Alan Goldberg; la clamorosa copertina era firmata da Anna “Matita” Persiani, e la formazione accreditata vedeva Freak Antoni (voce), Jimmy Bellafronte (voce), Stefano “Spisni” Sbarbo (voce), Frankie Grossolani (basso), Dandy Bestia (chitarra), Leo Tormento Pestoduro (batteria) e Andy Bellombrosa (chitarra). Era, ed è, un disco senza precedenti e senza paragoni (non date retta a quelli che accostano gli Skiantos a Elio e le Storie Tese: fra i due gruppi ci sono solo analogie, non continuità o somiglianze). Testi poetici: e dico “poesia” nel senso ormai accreditato del termine “demenziale”: rime baciate, forzate e insensate, versi farciti per ragioni metriche di “proprio”, “un po’”, “anche”. Musiche robuste e variegate, dal rock quasi pesante alla ballad al blues al vaudeville. Interpretazioni vocali urlate e parodistiche. Arredo sonoro - commenti, voci fuori campo, rumori - rutilante e fantasioso (quanti stacchetti radiofonici ne abbiamo ricavato!).

Un disco impagabile, davvero. E fa piacere ritrovarlo intatto nell’ascolto digitale: una confezione accurata, in digipack; sei bonus track (i due pezzi del singolo d’esordio, “Karabigniere blues” e “Io sono un autonomo”; “Fate skifo”, “Skarrafato”, “Frontale diretto”, registrati all’epoca nella cantina di Freak Antoni; e “Ricordistorti”, una nuova composizione creata per accompagnare la ricca traccia multimediale che ritrova e ripropone un’ampia e rara documentazione storica - testi, immagini, recensioni, articoli). Non siete ancora usciti a comprarlo? Andate a lavorare, teppisti!

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