Cos’è e come funziona l’algoritmo di TikTok?

Dalle stalle alle stelle, dall’anonimato alla popolarità planetaria: quale meccanismo sovraintende alla capacità di un contenuto video di essere viralizzato rendendo una celebrità il suo creatore.
Cos’è e come funziona l’algoritmo di TikTok?

TikTok viene dalla Cina, e Rockol se ne occupa abitualmente.

Dopo la sua integrazione con una app di lip sync che si chiamava Musically, pochissimi anni fa ha iniziato un boom senza precedenti, imponendosi come la piattaforma più bollente per l’industria musicale nel 2020.

TikTok è una piattaforma di condivisione di video in formato breve, che deve la sua fortuna alla elevata capacità di viralizzazione e alla semplicità di accesso e di utilizzo.

Ma come funziona l’algoritmo che ne governa il funzionamento?

Come per le applicazioni di maggior successo, dovendo ottimizzare l’utilizzo per il singolo individuo cercando di ‘indovinarne’ gusti e preferenze, alla base dell’algoritmo di TikTok ci sono l’intelligenza artificiale (AI) e il machine learning (ML) – la capacità dei computer di dialogare tra loro imparando comportamenti e processi.

L’apprendimento del comportamento dell’utente di fronte a un contenuto e quello sulle modalità e sul tasso di utilizzo del contenuto attraverso una molteplicità di utenti sono al centro del comportamento dell’algoritmo, che poi si riflette nell’esperienza che l’utente avrà di un determinato contenuto sul proprio dispositivo.

All’inizio del processo – caricamento di un nuovo video – TikTok esplora il potenziele di attrazione e il gradimento di quel contenuto esponendolo casualmente a una serie limitata di utenti, che lo potranno visualizzare facendo scrolling tra altri video che sono invece alla base delle loro preferenze.

Da quel momento, l’algoritmo di TikTok genera, immagazzina e interpreta una grande mole di dati, che impatteranno tanto sulle sorti del contenuto quanto sugli utenti che decideranno di accedervi.

Sulla base delle prime risposte dell’utenza al contenuto proposto, l’algortimo deve decidere a quel punto se accrescerne l’esposizione mostrandolo a un numero più elevato di utenti o meno.

Per farlo, si basa sul tasso di interazione tra utenti e contenuto, a sua volta misurato tramite una serie di parametri:

  • Visualizzazioni
  • Download
  • like
  • condivisioni
  • commenti.

Ciascun algoritmo è una formula ben protetta, anche perché le piattaforme sono soggette a rapidi tassi di evoluzione e obsolescenza, richiedendo che le regole dell’algoritmo siano aggiornate di conseguenza.

Nel caso di TikTok, come in altri simili, è possibile intuire che il tasso di interazione giudicato sufficientemente interessante scateni l’incremento di visualizzazione di un contenuto.

Il tasso, o la ratio, implicano quindi che si operi un raffronto tra un parametro o più parametri di interazione (il numeratore della frazione: ad esempio il numero di like o condivisioni) rispetto al numero di visualizzazioni (il denominatore).

L’ultimo elemento a determinare la crescita di popolarità di un contenuto è la velocità di propagazione: se l’interazione rispetto al totale delle visualizzazioni avviene in intervalli di tempo ridotti (ovvero: accelera), l’algoritmo ne terrà conto aumentando più rapidamente il numero degli utenti ai quali esporlo.

A quel punto il video potrà avere enormi possibilità di essere virale e di scatenare due effetti finali:

  1. Rendere popolare – oltre al contenuto – anche il suo autore, che beneficerà di una coorte di followers e adepti all’atto dei suoi nuovi upload
  2. Inserire il contenuto in un “cluster” insieme a video di altri creatori piaciuti alle stesse comunità o circoli di utenti, provando a prevederne il gradimento sulla base di gusti e comportamenti precedentemente espressi

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