Brexit, ecco perché il governo UK non cede sui visti ai musicisti

La ministra della cultura britannica Caroline Dinenage spiega: ‘Le proposte avanzate dalla UE non erano coerenti con la Brexit. Ma siamo pronti a proseguire nel negoziato’
Brexit, ecco perché il governo UK non cede sui visti ai musicisti

Con il problema che sta agitando i musicisti britannici dovranno fare i conti, specularmente, anche gli artisti europei: la ministra della cultura britannica Caroline Dinenage ha rigettato le richieste della comunità artistica nazionale - avanzate, negli ultimi giorni, da personalità di spicco come Elton John e Colin Greenwood dei Radiohead - di rinegoziare con la UE la concessione di visti lavorativi gratuiti per artisti e personale tecnico impegnato in tour sui due versanti della Manica.

“Il governo comprende e riconosce pienamente l'importanza del tour per i musicisti britannici e altri professionisti della cultura”, ha spiegato la Dinenage nel corso di un’interrogazione parlamentare: “Il Regno Unito ha spinto per accordi ambiziosi perché artisti e tecnici potessero lavorare in tutta Europa dopo la Brexit: lo abbiamo fatto perché è un aspetto vitale per la nostra economia.

Le nostre proposte erano molto semplici: si trattava di includere il lavoro svolto da musicisti, artisti, animatori e relativi staff nell'elenco delle attività consentite per i lavoratori a breve termine”. Ma, ha puntualizzato la ministra, “la UE ha respinto questa proposta, senza presentare una controproposta in merito alle tournée per i musicisti o per i settori creativi”. Per la verità la UE, ha ammesso la stessa Dinenage, una proposta l’aveva avanzata: i permessi per musicisti, artisti e staff sarebbero stati inclusi in un pacchetto di spostamenti per i quali non sarebbe stata prevista l’obbligatorietà del visto che preoccupava il governo di Londra. L’offerta di Bruxelles, pertanto, è stata ritenuta dal governo britannico “non coerente con l'impegno di riprendere il controllo dei nostri confini, e non coerente con l'idea di Brexit per la quale la maggioranza delle persone in questo paese ha votato”.

“Non è l'accordo che volevamo, e non è l'accordo per cui i negoziatori hanno spinto”, ha concluso la ministra: “La nostra porta rimane aperta al 100%, c'è spazio per tornare su questo problema in futuro se l'UE dovesse cambiare idea. Da canto nostro, siamo pronti ad accoglierla a braccia aperte”.

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