UK, Elton John e Colin Greenwood contro la Brexit: ‘Il Governo riapra i negoziati con le UE’

La star di ‘Rocketman’ e il bassista dei Radiohead criticano l’esecutivo di Boris Johnson: ‘A rischio il futuro dei giovani musicisti britannici’
UK, Elton John e Colin Greenwood contro la Brexit: ‘Il Governo riapra i negoziati con le UE’

Continua senza sosta la campagna degli artisti britannici per convincere il governo guidato da Boris Johnson a rinegoziare con l’Unione Europea i termini che regolano la circolazione di artisti e tecnici d’oltremanica negli stati membri: dopo la lettera aperta pubblicata lo scorso 22 gennaio dal Times sottoscritta da star di prima grandezza come Roger Water, Robert Plant, Peter Gabriel, Sting e Brian May a sono tornati a far sentire la propria voce - sempre a mezzo stampa - Elton John e il bassista dei Radiohead Colin Greenwood.

I contributi di entrambi sono stati raccolti dal Guardian. “Come risultato della Brexit, gli artisti britannici che vogliono suonare in Europa ora avranno bisogno di visti, permessi di lavoro e carnet di attrezzature per ogni paese che visitano. E’ un incubo amministrativo che aumenta notevolmente il costo dell'organizzazione di un tour europeo”, ha spiegato la voce di “Tiny Dancer”: “Come artista di successo, una delle mie ragioni d'essere è promuovere gli artisti più giovani e stare dalla loro parte. (...) E’ assolutamente vitale per i nuovi artisti fare un tour in Europa. (...) Fare un tour in Europa ti permette di assorbire influenze diverse, comprendere folle diverse e incontrare nuovi musicisti. Ti aiuta a entrare nella tua arte. Non solo suoni meglio, ma come risultato scrivi canzoni migliori”.

“La situazione in cui ci troviamo ora è ridicola”, prosegue John nel suo intervento: “La musica è una delle maggiori esportazioni culturali della Gran Bretagna (...) I lavoratori di alcuni settori possono ancora viaggiare per affari in Europa senza richiedere un visto. Ma non musicisti. O la nostra delegazione che ha negoziato i termini della Brexit non si è preoccupata dei musicisti, o non ci ha pensato, o non era sufficientemente preparata. Ha sbagliato. Alla fine tocca al governo risolvere: deve tornare sui suoi passi e rinegoziare”.

In attesa che gli accordi tra UK e UE vengano ridefiniti, John ha proposto la creazione di “un'organizzazione di supporto, finanziata in parte dalla stessa industria musicale, in cui gli artisti che non dispongano delle possibilità che ho io possano accedere ad avvocati e contabili che li aiutino a risolvere i problemi relativi ai tour creati dalla Brexit”, perché - conclude l’artista - “Non si tratta di me, ma di garantire che gli artisti emergenti abbiano lo spazio per coltivare il proprio talento e ampliare e costruire il proprio pubblico. Abbiamo bisogno di una nuova generazione di superstar, anche perché una generazione di superstar - la mia generazione - sta invecchiando, andando in pensione e morendo”.

“Prima della Brexit i carnet doganali servivano solo per la Norvegia e la Svizzera”, ha spiegato, molto concretamente, Colin Greenwood: “Adesso invece andare a suonare in Europa è come andare a suonare in Sudamerica, dove ogni paese ha i suoi sistemi per relazionarsi a una nazione straniera come lo è diventata la nostra”.

“Una chitarra da 10mila sterline ha bisogno di un carnet che nel costa 650 più IVA”, prosegue Greenwood: “I costi di viaggio e alloggio erano già alti: le scartoffie e le spese extra necessarie dopo la Brexit aumenterebbero rapidamente per un'orchestra in tournée”. Il chitarrista non pensa solo alle giovani band - le cui prospettive, in ogni caso, vengono definite “tragiche” - ma anche alle maestranze di tecnici, backliner e crew in generale: se da una parte, gli staff britannici “potrebbero trovare molto più difficile competere con le alternative offerte dalla UE”, dall’altra il personale specializzato europeo al lavoro oltremanica “potrebbe rendersi conto che non vale più la pena restare a lavorare qui”.

“E’ tempo che il governo britannico ammetta di non aver fatto abbastanza per le industrie creative durante i negoziati sulla Brexit e cerchi di rinegoziare la disposizione per i tour in Europa”, ha concluso Greenwood: “La musica del mio paese è fantastica perché disdegna confini e confini; è una grande fonte patriottica, una forza di fiducia, gioia e passioni condivise. Sono orgoglioso del mio paese e di tutta la musica che ha scambiato con il mondo, e sono sicuro che l'orgoglio si fa sentire in tutte le età e culture nel Regno Unito. E’ l'antitesi del nazionalismo culturalmente stretto che è la Brexit, e la sua diminuzione renderebbe più poveri tutti noi”.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.