Quando Neffa faceva il batterista in gruppi hardcore punk

Lasciò la band prima che suonasse, nel settembre del '91, sul palco del festival Monsters of Rock, di fronte a 45 mila persone: c'erano anche gli AC/DC e i Metallica.
Quando Neffa faceva il batterista in gruppi hardcore punk

A 53 anni sta per aprire una nuova fase della sua carriera. Il singolo "Aggio perzo 'o suonno", con Coez, in uscita questo venerdì, lo vedrà riscoprire le sue radici, la canzone napoletana: fu una musicassetta di Roberto Murolo trovata in soffitta a casa della madre, salernitana (mentre il padre era di Napoli), a cambiargli la vita intorno alla metà degli Anni '90. All'epoca Giovanni Pellino - in arte Neffa - aveva già collezionato alcune esperienze nella scena hip hop italiana, dai Piombo A Tempo all'Isola Posse All Stars: mai avrebbe pensato che nel giro di pochi anni si sarebbe ritrovato dai palchi dei centri sociali a quello del Festivalbar (dove nel 2001 portò la hit "La mia signorina", singolo di lancio dell'album della svolta "pop", "Arrivi e partenze") o del Festival di Sanremo (nel 2004 all'Ariston cantò "Le ore piccole").

Così come mai avrebbe pensato dopo cinque anni di silenzio discografico di essere rapito da chissà quale spirito, scrivendo di getto una trentina di canzoni tutte in napoletano: "È successo a cavallo tra il 2019 e il 2020 e i frutti di quel lavoro sono inclusi nel progetto discografico in uscita in primavera, di cui 'Aggio perzo 'o suonno' rappresenta solo un'anticipazione", racconta.

L'ennesima svolta di un outsider sempre controcorrente, partito nientemeno che dall'hardcore punk, negli Anni '80. Erano gli anni dei Negazione, formazione ormai considerata di culto dagli appassionati del genere: il gruppo si formò a Torino nell'83, fondato da Guido "Zazzo" Sassola alla voce, Marco Mathieu al basso, Roberto "Tax" Farano alla chitarra, Orlando Furioso alla batteria. Il musicista di Scafati entrò a far parte della band solo sette anni dopo, nel 1990. Giovanni Pellino scelse il soprannome di Jeff Pellino: con i Negazione incise l'album "100%", pubblicato dall'etichetta indipendente We Bite Records quello stesso anno. Eccoli in un'esibizione sul palco di ArezzoWave, nel giugno del 1991.



Ma l'esperienza fu breve: Pellino lasciò la band meno di un anno dopo, prima che i Negazione suonassero nel settembre del '91 sul palco del festival Monsters of Rock - c'erano anche gli AC/DC e i Metallica - di fronte a 45 mila persone. "Arrivava il batterista dell'altro gruppo con il quale facevamo il concerto, ci sedevamo entrambi dietro alla batteria e facevamo funk - ricorda a distanza di trent'anni Neffa - poi appena iniziava effettivamente il sound check, giù di colpi secchi e durissimi. Dicevo: 'Ma allora perché non facciamo funky fino alla fine, se vogliamo fare funky?'".


Dall'hardcore punk al rap. Ma anche in quel caso non durò molto: giusto il tempo di sfornare due dischi seminali come "Neffa & i messaggeri della dopa" del 1996 (dentro c'era "Aspettando il sole") e "107 elementi" del 1998, poi dalle rime passò ai ritornelli. La storia è nota: "La mia signorina" fu solo la prima di una lunga serie di hit destinate a fare di Neffa un personaggio di culto di un certo pop italiano. "Ad un certo punto cominciarono ad uscirmi fuori delle canzoni. Arrivato alla terza dissi: 'Che faccio, ora?'. Le cose erano due: o continuavo a rappare, dando però al pubblico cose false; oppure mi buttavo sulle canzoni, puntando sull'onestà", dice, ripensando a quella fase della sua carriera. Sorpresa: nel nuovo disco Neffa tornerà a rappare, come peraltro aveva già fatto nel 2013 ne "L'anima", ghost track dell'album "Molto calmo" del 2013. L'hardcore punk? Magari se ne riparlerà dopo il progetto in napoletano...

(M.Mar)

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