Mauro Pagani: un suo racconto sulle pagine di Rockol, nel giorno del suo compleanno

Si intitola "VentiVenti", ed è ambientato a New York
Mauro Pagani: un suo racconto sulle pagine di Rockol, nel giorno del suo compleanno

Compie oggi 75 anni Mauro Pagani, musicista, produttore, arrangiatore, scrittore - e amico di Rockol. Ma anziché fargli noi un regalo, è lui che fa un regalo a noi e ai nostri lettori.


E' un racconto breve, intitolato "VentiVenti", che Pagani ha scritto per la rassegna "Writers #9", e che potrete ascoltare, narrato dalla sua viva voce, accompagnato da immagini girate dal regista Paolo Boriani e con il sottofondo di un suo brano inedito - "Care for" - visitando nel pomeriggio di sabato 6 febbraio il sito www.writersfestival.it, il canale YouTube e la pagina Facebook ufficiale del Festival.

Mauro Pagani:

Stiamo assistendo al fallimento della così detta civiltà occidentale, che troppo poco si è occupata del sentimento, dei desideri, del sogno, perché stati d'animo 'sotterranei', impalpabili.  Annusando la dimensione sospesa che si vive in questo periodo, possiamo considerare 'nostra' questa realtà così distratta? Per fortuna, appena inizio a pensarci, si fa vivo l'inguaribile ottimista che è dentro di me che mi sussurra 'Care For'”.

Ecco qui di seguito, pubblicato per la prima volta, il racconto di Mauro Pagani, al quale facciamo di cuore i migliori auguri per il suo compleanno.

VentiVenti 

L' attracco dell'Isola era discreto e tranquillo.
Persino il cartello che annunciava l’ingresso nel porticciolo di Hart Island sembrava bello in quel mattino di sole.
Mohsen risalì sul furgone, alzò ancora di più il volume delle cuffie, aspettò il suo turno e scese sulla banchina. La strada per il cimitero era deserta e piena di luce, una volta tanto.
Prima di entrare parcheggiò e rilesse il verbale di polizia che accompagnava la bara, appoggiata dietro.
“Miguel Ortega, di anni 28, senza fissa dimora.

Rinvenuto senza vita al numero 27 di Graham Street. Nessun’altra informazione reperibile. Probabile causa del decesso Covid-Sars 19”.


Entrò nell'ufficio e aspettò da bravo che il cow boy gli rivolgesse la parola.
“Numero di protocollo?”
“112765, 332, 20. Miguel Ortega.”
“Quante volte te lo devo dire? Non voglio sapere il nome, solo il numero di protocollo. Arrivati qui, sono solo numeri, per sempre.” E dopo una pausa: “ma poi a voi arabi, che vi frega dei messicani?” Per l' ennesima volta Mohsen fu tentato di ricordargli che arabi e persiani non sono proprio la stessa cosa, poi decise che era inutile e sorrise.
“Portalo alla fossa 6, lì credo di ricordare che ci siano già altri mangia tortillas. Così, almeno, avrà un po' di compagnia e farà qualche mano di burraco.” Scoppiò a ridere di gusto e si accese l'ennesima sigaretta.


Mohsen lo guardò, salutò, uscì e salì sul furgone. Prima di ripartire incollò sulla bara di legnaccio un adesivo con il numero di protocollo, poi si guardò in giro e, assicuratosi di essere da solo, aggiunse “Miguel Ortega”, con un pennarello rosso. Poi ripartì e poco più avanti parcheggiò di nuovo.
“Ciao Mohsen!”
“Ciao Manuel, tutto bene?”
“Mica tanto, con questo schifo di pandemia ho un sacco di amici che continuano a morire.

Ma, almeno oggi, 7 novembre 2020, dalle  notizie che arrivano è un gran bel giorno”.
Si guardarono sorridendo, poi scaricarono la cassa e si salutarono di nuovo.
“Mettilo in un bel posto, era così giovane....”
Mohsen risalì sul furgone, mise di nuovo le cuffie al massimo e, intanto che guidava, si lasciò travolgere dai versi di Hafiz, che una voce cantava e ricantava. L'approdo sulla terra ferma gli sembrò quasi magico: quando venne travolto dalla folla, parcheggiò e si mise a cantare anche lui. 
“Trump a casa, finalmente!” 

Mauro Pagani 

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