Music startups: Opulous, tecnologia blockchain per finanziare gli artisti

E' un'iniziativa di Ditto, leader nella distribuzione digitale con focus sugli artisti indipendenti. Ma ha origini italiane...
Music startups: Opulous, tecnologia blockchain per finanziare gli artisti

Lo speciale sulle music startups della settimana è dedicato a una piattaforma battezzata Opulous, un'iniziativa di Ditto, società di distribuzione musicale con focus sugli artisti emergenti e indipendenti.

Opulous segna per Ditto una fase di integrazione e di diversificazione del proprio servizio tradizionale molto marcata, ispirata alle decennali esperienza e know-how accumulati con un focus forte sulla gestione delle royalties digitali (ne ha processate per oltre un miliardo di dollari). Quella che propone all'industria musicale e alla comunità dei musicisti è una piattaforma peer-to-peer concepita per agevolare l'accesso alla finanza da parte degli artisti, senza ricorrere al sistema bancario.

Tecnicamente parliamo di quella che si definisce un'operazione di decentralised finance (DeFi) e che sfrutta la recente concezione (molto cara, ad esempio, a Hipgnosis, che la sfrutta nel marketing dei cataloghi) di musica come "asset class", cioè una classe di investimento che il mondo finanziario ha cominciato di recente a rietenere sempre più affidabile e potenzialmente proficua.

In termini semplici, Opulous è concepita come un pool di prestiti, come una cassa comune da cui gli artisti possono attingere e al quale possono contribuire.

Per attingervi, i prestiti che ottengono vengono garantiti dai ricavi da copyright che hanno ottenuto in passato con lo streaming: questi fungono da "collateral", da garanzia.

Il "Music Copyright Pool" di Opulous, per contro, è aperto per ricevere da artisti e investitori esterni contributi che vengono remunerati a un tasso del 10% annuo.

La blockchain entra in gioco grazie all'efficienza insita nella sua architettura: la tecnologia è capace per natura di mettere in contatto investitori e artisti in modo sicuro, privato, rapidissimo, criptato, decentralizzato e fluido e connetterli a mezzo degli smart contracts che ne sono parte integrante.

Ed è interessante constatare come questo approccio di democratizzazione dell'accesso al capitale per la comunità musicale abbia origini italiane: Opulous è infatti in via di sviluppo a cura di Ditto in associazione con RandLabs, essendo costruita sulla blockchain pubblica Algorand, una creazione che risale al 2017 e che è opera dall'informatico palermitano esperto in crittografia (e docente al Mit di Boston) Silvio Micali.

Kosmos Capital, Borderless Capital, TrustVerse, Elastos, Somesing, BASIC hanno contributio al primo giro di finanziamenti di Opulous per un totale di 1,5 milioni di dollari. Al momento delle fasi alfa e beta, il prodotto saprà sicuramente giovarsi degli oltre 250.000 utenti di Ditto, molti dei quali lasciano spesso le loro royalties in giacenza sui loro account nella piattaforma.

Soprattutto in un'epoca come quella attuale, che ha messo ancora più a nudo la criticità del precariato dei lavoratori della musica, quello di Opulous è un tentativo molto degno di nota perchè poggia su dati in crescita per un'industria - quella musicale - che diventa sempre più appetibile per investitori, venture capital e private equity alla ricerca di nuove opzioni. La presenza della domanda - i milioni di artisti in cerca di supporto economico per finanziare il decollo della loro carriera senza dovere sottostare alle regole bancarie, i cui prestiti sono erogati sulla base di parametri molto dipendenti da un'assunzione vera e propria e da una busta paga - è assicurata.

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