Mace, il nuovo album: “È musica alla Battiato, ma in trip”

Il produttore, dopo il successo de “La canzone nostra” con Blanco e Salmo, presenta il disco “OBE”. L’intervista.
Mace, il nuovo album: “È musica alla Battiato, ma in trip”

È un viaggio lisergico e psichedelico quello indicato da Mace che, quasi fosse un personaggio del bar di Guerre Stellari, ha radunato una lunghissima serie di ospiti per un disco magico. “OBE”, questo è il titolo del progetto, è l’acronimo di “Out Of Body Experience (esperienza extra-corporea)”, un timbro che inquadra la nuova fatica discografica del produttore, in uscita venerdì 5 febbraio. “È stato un lavoro molto lungo, iniziato qualche anno fa – ricorda Mace - ‘Acqua’ con Rokmi e ‘Dio non è sordo’ con Izi sono i brani più vecchi. Dopo essere tornato dal Sud Africa mi sono convinto a fare uscire il disco, in tutti questi anni ho visitato più di 50 Paesi. Il mio modus operandi è sempre stato quello di iniziare a collaborare con un artista, creandogli una musica ad hoc.

Ma prima di metterci al lavoro chiacchiero e cerco di entrare nella testa di chi ho davanti. Dopo essermi connesso con il primo, mi si accende la lampadina per chiamare il secondo e così via. È stato tutto molto scaglionato, questo mi ha aiutato ad andare lontano sotto il profilo creativo, nessun brano è rimasto come lo avevo pensato inizialmente. La dimensione del viaggio è essenza, è vita per me, anche nella musica”.

Mescolare le carte

Tantissimi i compagni di avventura, molti provenienti da mondi distantissimi: Gué Pequeno, Salmo, Blanco, Gemitaiz, Noyz Narcos, Franco126, Rkomi, Colapesce, Fsk Satellite, Ketama126, Psicologi, Madame, Carl Brave, Venerus, Rosa Chemical, Ernia, Samurai Jay, Geolier, Irama, Jlord, Fritz Da Cat, Darrn, Izi, Jack The Smoker, Jake La Furia. “La mia volontà era quella di farli uscire dalla propria zona di comfort – dice Mace - si sono fidati della mia visione, ho lavorato su un vestito che non pensavano di poter indossare. Chiello con Colapesce è un mix assurdo, ma funziona: Chiello ama il cantautorato, l’ho sempre saputo, per questo gli ho chiesto di calarsi in un pezzo alla Battiato. Alla Battiato, ma in trip. Mescolare le carte è fondamentale, se no mi annoierei.

Per lo stesso motivo ho chiesto a Rosa Chemical di cantare su un brano dalle atmosfere anni ’60 e non su un beat trap. Sono tante le accoppiate particolari: un’altra che mi piace molto è Gué-Venerus. Sembrano agli antipodi, anche solo per come si vestono, ma hanno dei punti in comune”. .Venerus ha un ruolo centrale. “È quasi un coproduttore del progetto, oltre a cantare su quattro pezzi – svela Mace - su alcuni ha suonato gli strumenti, per esempio le chitarre su “La canzone nostra”. Con lui mi confronto costantemente, è un faro”.

La potenza dei testi

Le canzoni sono in costante equilibrio fra luce e buio, fra malinconia e calore. E a svettare, spesso, sono i testi. “A tutti ho chiesto impegno, volevo contenuti di spessore che rispecchiassero ciò che voglio ascoltare – sottolinea - mi piace anche il rap autocelebrativo e più cafone, ma non è quello che volevo per “OBE”. Quando feci ascoltare “La canzone nostra” a Salmo, per esempio, sapevo che avrebbe realizzato una strofa sentita e più emo. Tutto parte da prima, come detto: parlare e mettersi in connessione con l’artista con cui si collabora è fondamentale per ottenere risultati importanti”.

Il percorso e l’amore per Brian Eno

Classe 1982, Mace, all’anagrafe Simone Benussi, ha sulle spalle produzioni importanti: successi come “Ho paura di uscire 2” per Salmo (certificato disco di platino), “Pamplona” di Fabri Fibra (che si aggiudica quattro dischi di platino), “Chic” di Izi (triplo disco di platino) e l’intero album “Dna” di Ghali (anch’esso certificato platino). Dopo un’adolescenza attiva nei graffiti, stringe il suo primo sodalizio artistico con l’amico d’infanzia Jack the Smoker, con cui forma La Crème e pubblica nel 2003 il primo album “L'alba”. Inizia da qui una lunga serie di collaborazioni con artisti storici come Kaos, Colle Der Fomento e Bassi Maestro, la vecchia gloriosa scuola dell’hip hop italiano. Il percorso come dj inizia nel 2007, quando si avvicina alla musica elettronica e fonda il collettivo “Reset!”, che con gli omonimi party segna Milano negli anni della blog house e dell’electro attirando folle da migliaia di clubbers.

“Ho lavorato con la vecchia scuola e con quella nuova del rap, ma non è una questione anagrafica o musicale – sorride – io mi innamoro costantemente di artisti sempre diversi. Per me il vero valore risiede nella ricerca, non è un caso che uno dei miei punti di riferimento assoluti sia Brian Eno. Nel 2013 sono stato uno dei primi a passare la trap nei party con la cassa dritta. La gente non capiva. Ci sono stati periodi della mia vita in cui non volevo sentire il suono della chitarra, oggi invece non posso farne a meno. Sono sempre in mutazione. Un punto fermo è il soul, che in qualche modo pervade sempre la mia musica”.

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