Magazzini Musicali: ‘La musica in TV oltre l’intrattenimento’

L’ideatore del programma Massimo Bonelli racconta il nuovo programma musicale di casa RAI: ‘Tra live e mercato, con la voglia di raccontare e approfondire’
Magazzini Musicali: ‘La musica in TV oltre l’intrattenimento’

“E’ un bel progetto, un programma di profilo, che affronta la musica in modo verticale, con lo spirito di approfondimento”: ne è convinto Massimo Bonelli, discografico e promoter con un passato da musicista, titolare di iCompany e mente dietro a Magazzini Musicali, il nuovo programma di Rai 2 condotto da Greta Marchetto e Gino Castaldo (nella foto) che ha riportato nel palinsesto del sabato pomeriggio del secondo canale del servizio pubblico band e artisti. 

Impossibile, dato il posizionamento nel palinsesto, non pensare all’edizione italiana di Top of the Pops, lo storico appuntamento musical-televisivo avviato dalla BBC nel 1964 la cui versione italiana venne trasmessa proprio da RAI 2, il sabato pomeriggio, tra il 2003 e il 2011 - con una parentesi sulla concorrente Italia 1 tra il 2003 e il 2006: ad avvicinare i due format ci sono le costanti dei riferimenti alle chart e le esibizioni live in studio, ma le differenze - anche profonde - sono diverse.

“Una volta le classifiche erano centrali per decifrare lo stato della musica attuale”, riflette Bonelli: “Oggi, invece, sono uno degli elementi del racconto. Soprattutto in questo momento: prima della pandemia il baricentro della vita dell’artista era rappresentato dal live, che adesso è fermo. Alla luce di queste considerazioni ho pensato che sarebbe stato interessante mettere insieme il live e il mercato, aggiungendo anche una componente di racconto. Perché il successo, gli artisti, oggi lo colgono in modo diverso rispetto al passato: il pubblico spesso perde certi retroscena, e avere una voce autorevole come quella di Gino Castaldo a raccontarli è un valore aggiunto importante”.

Di qui la scelta di affiancare ai big anche giovani indipendenti noti solo all’interno dei circuiti indipendenti ma estranei alle platee generaliste.

“L’ambizione di Magazzini Musicali è quella di affiancare alle star e ai successi anche artisti al momento sconosciuti, ambizione che io, personalmente, ho sempre avuto in tutte le mie attività”, prosegue Bonelli: “Quando mi è stata offerta questa opportunità ho pensato che mi sarebbe piaciuto offrire al pubblico un affaccio sulle nuove realtà, raccontandole. La musica ha delle possibilità incredibili di essere raccontata in TV, perché crea emozioni e - soprattutto - ha una grande capacità di creare immaginario collettivo. Proprio l’aspetto dell’esperienza collettiva offre le maggiori possibilità di sperimentare: ecco perché la nostra idea va oltre l’intrattenimento, proponendosi di non fermarsi alla superficie e scendere in profondità”.

Assemblare una produzione non convenzionale non è facile di per sé, e ancora meno in un contesto come quello del servizio pubblico, tanto ricco di risorse quanto sfaccettato e multiforme. “La RAI è una realtà molto complessa, e a RAI 2 abbiamo trovato un direttore di rete e un responsabile di palinsesto molto intelligenti”, dice Bonelli: “Il progetto è nato dal rapporto con RAI Pubblicità, essendo la formula del programma quello del branded content: è stato un insieme di forze e volontà diverse a rendere possibile tutto questo. Non è sempre stato semplice, perché abbiamo dovuto confrontarci con una macchina che non sempre si è rivelata del tutto compatibile con quello che avevamo in mente. Magazzini Musicali non è un programma di intrattenimento da fruire superficialmente: richiede attenzione e, soprattutto, passione. Ed è questo ad avermi fatto piacere questo percorso. Tenevo, poi, alla presenza di Magazzini Musicali su RaiPlay: i programmi del servizio pubblico sono in genere sempre integrati sulla piattaforma digitale, e il nostro è particolarmente adatto, perché si rivolge anche a un pubblico più giovane che frequenta altri canali oltre a quello televisivo. E’ la sua collocazione naturale, mi verrebbe da dire, perché il Web è nel dna del programma”.

Ineludibile, parlando di musica e televisione, è il tema sanremese.

L’emergenza sanitaria ha reso la settantunesima edizione del Festival della Canzone Italiana un tema estremamente divisivo, che ha visto non solo scontrarsi organizzatori e direzione artistica, ma che ha registrato anche tensioni tra discografia, RAI, mondo del teatro e - addirittura - istituzioni.  “Capisco le posizioni, perché mi pare che le ragioni citate in sostegno delle diverse linee stiano tutte in piedi”, conclude Bonelli: “Da spettatore sono costretto a constatare come, ancora una volta, il mondo della musica si presenti diviso ai grandi appuntamenti. Mostrarsi divisi, se non addirittura contrapposti, non fa bene al nostro settore, che l’attualità recente ha dimostrato essere considerato dalla politica per l’ennesima volta marginale. Perché i conflitti, di certo, non agevolano di certo la percezione positivi da parte di chi osserva dall’esterno. In questo caso la rappresentazione di una delle frizioni è stata di uno scontro tra due mercati, quelli della cultura di Serie A e di Serie B. E’ una querelle che fa solo male a tutti, e che - fino a quando non finirà - ci porterà a essere considerati nient’altro come ‘quelli che ci fanno divertire’”.

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