Marilyn Manson, altre accuse di abusi. L'ex pornostar: "Sognava di darmi fuoco". Lui nega

E la sua etichetta discografica lo scarica
Marilyn Manson, altre accuse di abusi. L'ex pornostar: "Sognava di darmi fuoco". Lui nega

Come abbiamo già visto succedere in parecchie occasioni nel recente passato, alle prime accuse lanciate contro Marilyn Manson dall'attrice e sua ex Evan Rachel Woods (la relazione fra i due è durata dal 2006 al 2010) si sono già aggiunte quelle, altrettanto mediatiche, di Jenna Jameson, la nota (oggi ex) pornostar, che ha prontamente colto l'occasione per farsi intervistare raccontando dettagli della sua breve relazione con il musicista, datata 1997 (ventitré anni fa). 


Jenna Marie Massoli - è il nome anagrafico di Jenna Jameson - all'epoca era un nome emergente nell'intrattenimento per adulti ("miglior esordiente" del 1996, secondo le tre più grandi associazioni di produttori di porno). Si è ritirata dalle scene nel 2008. Se volete far finta di non averla mai vista in azione in un porno, potete identificarla come la protagonista del video di Eminem "Without me" (è la bionda nel letto alla sua destra).

 

Ora la Jameson ricorda e rivela alla stampa, nello specifico al tabloid "Daily Mail":


"La nostra relazione è stata bizzarra. Non è durata a lungo perché io l'ho troncata dopo che lui una volta mi ha detto, distrattamente, che aveva la fantasia di bruciarmi viva. Quando facevamo sesso gli piaceva mordermi - e la cosa mi sconcertava. Una volta mi ha parlato con rabbia, e allora... ciao Brian".


A parte il fatto che è difficile immaginare Jenna Jameson "sconcertata" da una inclinazione sessuale, quel che colpisce è la puntualità con la quale alle accuse pubblicizzate ieri da Evan Rachel Woods abbiano già fatto seguito altre "rivelazioni" sempre riguardanti Marilyn Manson - il che significa che nei prossimi giorni dobbiamo aspettarci un'altra serie di interviste (staranno tutti cercando di strappare qualche dichiarazione a Dita Von Teese, la diva del burlesque che con Manson è stata sposata dal 2005 al 2015).

Altrettanto veloce e puntuale è stata la presa di distanza della Loma Vista Recordings, l'etichetta per la quale Marilyn Manson ha pubblicato i suoi due ultimi lavori, "Heaven upside down", del 2017, e "We are chaos", del 2020, che ha rilasciato questo comunicato:

"Alla luce delle inquietanti accuse odierne da parte di Evan Rachel Wood e di altre donne che hanno indicato Marilyn Manson come loro abusatore, la Loma Vista interromperà con effetto immediato la promozione dell'album 'We are chaos'. A seguito di questi preoccupanti sviluppi, abbiamo anche deciso di non proseguire la collaborazione con Marilyn Manson su progetti futuri".

Marilyn Manson ha rilasciato questa dichiarazione:

"Come è noto, la mia vita e la mia arte sono a lungo state oggetto di controversie, ma queste recenti accuse contro di me sono orribili distorsioni della realtà. Le mie relazioni intime sono state sempre interamente consensuali, con partner che condividevano le mie inclinazioni. Indipendentemente da come e da perché alcune persone hanno ora scelto di raccontare falsamente il passato, questa è la verità".

Quale che sia la verità, quella sostenuta dalle sue accusatrici o quella di Marilyn Manson, quello che colpisce è che ormai basta dichiarare ai giornali, o via social, che un fatto è avvenuto - senza prove, senza dimostrazioni, e senza che un tribunale l'abbia riconosciuto come reale - perché una persona venga automaticamente considerata colpevole di qualsiasi misfatto, e subisca gravi conseguenze personali e professionali. Un'accusa infamante è considerata credibile e veritiera a prescindere; è una modalità inaccettabile, in uno stato di diritto. E l'ipocrita (e interessata) reazione della Loma Vista è una dimostrazione tangibile di quanto possa essere dannosa - a volte irrimediabilmente - un'accusa rilanciata dai media. (fz)

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