Il difficile rapporto dei Green Day con "Basket Case"

Il grande classico della band californiana fa parte di "Dookie", album pubblicato il primo febbraio 1994.
Il difficile rapporto dei Green Day con "Basket Case"

Nel febbraio 1994 uscì "Dookie", il terzo album dei Green Day. Quello fu il disco che fece fare il salto di qualità alla band capitanata da Billie Joe Armstrong, facendoli uscire dai circuiti della musica punk per condurli ai grandi festival e alle enormi arene. Venne registrato ai Fantasy Studios di Berkeley con Rob Cavallo in produzione. A posteriori, conoscendo l'intero svolgersi della storia, pare essere stato tutto facile, pare che non poteva che andare in quel modo. Come non poteva non essere un successo "Basket Case"? In realtà non fu così scontato.

"Basket Case" non ebbe immediato successo. Al momento della sua uscita, nel 1994, il singolo si fermò al numero 55 nella classifica del Regno Unito, prima di ridiscendere velocemente, mentre l'album "Dookie", sulle prime, non andò oltre la posizione numero 141 nelle classifiche degli Stati Uniti. A cambiare le carte in tavola fu l'incendiaria esibizione dei Green Day per i venticinque anni di Woodstock nell'agosto 1994 che portò a una massiccia rotazione del video di "Basket Case" su MTV. Il singolo venne ristampato in Gran Bretagna e raggiunse il numero tredici nella chart nel febbraio 1995. Billie Joe Armstrong disse a VH1 su "Basket Case": "Arrivai al punto in cui non cantavo più le parole. La gente lo faceva da sola."

Della canzone il frontman della band californiana ha detto: ""Basket Case" parla degli attacchi di ansia e della sensazione di stare per impazzire. A volte, probabilmente ero proprio impazzito. Ho sofferto di disturbi di panico per tutta la mia vita. Pensavo di andare fuori di testa. L'unico modo per sapere cosa diavolo stava succedendo era scriverci una canzone. Solo anni dopo ho capito di avere un disturbo di panico." Il cantante ha inoltre affermato: "Scrivo molti dei miei testi in prima persona, anche se non parlano di me. Preferisco scrivere cazzate su me stesso che scrivere cazzate su qualcun altro."

Fino a "Basket Case", i Green Day erano una band di modesto successo e suonavano, come detto, nei circuiti punk californiani.

Ora si ritrovavano a suonare in tour nelle arene con un pubblico totalmente diverso che molte volte era interessato alla sola "Basket Case". Ricorda il batterista dei Green Day Tré Cool: "Quando è uscita, non avevamo il controllo su a chi piaceva. Avevamo un gruppo di marines che ci diceva, 'Sì, fantastico, siete la mia fottuta band preferita, fratello!' Non hai il controllo, quindi dici, 'Oh, fantastico, qualunque cosa'. Suonavamo troppi spettacoli in stile Coliseum. Tutte queste piste di pattinaggio in Europa, negli Stati Uniti e in Canada. Dopo un po' diventa davvero impersonale. Tutto si era trasformato in, 'Ok, suoniamo di nuovo "Basket Case"".

La canzone stava portando ai Green Day un pubblico molto più ampio, ma stava facendo sorgere più di un dubbio alla loro base dei loro inizi, quella più genuinamente punk. Tanto che a Gilman Street, il club di Berkeley che loro consideravano casa, un anonimo incise sul muro del bagno un messaggio particolarmente eloquente: "Billie Joe Must Die". I Green Day reagirono con violenza contro l'eredità di "Dookie", tanto che Billie Joe dichiarò: "Non proveremo a scrivere "Basket Case" dodici volte di seguito per un album."

Così nell'ottobre del 1995 i Green Day pubblicarono il loro quarto album "Insomniac", molto più scuro e meno accessibile del precedente. Oggigiorno la band è ormai scesa a patti con "Basket Case" e dice di essere tornata a divertirsi di nuovo nel suonarla. A dare una buona mano a superare il 'malessere' generato dalla loro hit sono stati i singoli seguenti all'uscita, nel 2004, dell'altro loro album di grande successo, "American Idiot" (leggi qui la recensione). Billie Joe Armstrong ha finalmente accettato il fatto che "Basket Case" è una canzone incredibile e che dopo tutto questo tempo ci si può anche fare pace.

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