Le canzoni di amore e odio di Leonard Cohen

La storia del terzo album del cantautore, uscito nel marzo 1971
Le canzoni di amore e odio di Leonard Cohen

Leonard Cohen ha già 36 anni, nel 1971, quando pubblica il suo terzo disco.

Aveva cominciato con la poesia, ottenendo riconoscimenti nel 1963 con l’antologia “The spice box of earth” e passando poi al romanzo, prima con “The favorite game” (1963) e poi con “Beautiful losers” (1966), scritto sull’isola di Idra, in Grecia, dove si era trasferito. Comincia con la musica solo nel 1967: quell’anno partecipa al Festival Folk di Newport, dove viene notato dal produttore John Hammond (scopritore di Billie Holiday, Aretha Franklin, Bob Dylan e, in seguito, di Bruce Springsteen), che lo mette sotto contratto con la Columbia, facendogli pubblicare “The songs of Leonard Cohen” alla fine dell’anno: ed è già una collezione di classici, come “Suzanne” (che in Italia viene tradotta da Fabrizio De André).

Cohen, nella prima parte della carriera aveva ricevuto risultati contrastanti: i suoi dischi erano andati meglio in Europa (il secondo album “Songs from a room”, quello di "Bird on a wire", era arrivato al numero 2 in Inghilterra) e non tutti avevano capito la sua musica. Cohen torna in studio nell’estate del 1970 a Nashville, con Bob Johnson, che aveva prodotto l’album precedente e con Ron Cornelius, chitarrista della “Army”, il gruppo di musicisti che lo spalleggiano.

Il disco

"Songs of love & hate" contiene almeno tre capolavori assoluti della carriera di Cohen: “Avalanche”, "Joan of Arc” e “Famous blue raincoat”, mentre "Sing Another Song, Boys" venne invece registrata dal vivo nell'estate del 1970 al festival dell'isola di Wight - Cohen era andato per la prima volta in tour in quel periodo.
“Avalanche” è basata su un poema scritto tempo prima, e musicalmente sul suo stile di chitarra, fondamenta di molte delle sue prime canzoni.

Notevole anche la cover dell’84 di Nick Cave e i Bad Seeds per “From her to eternity”. "Joan of Arc” è un dialogo tra l’eroina e il fuoco che la sta consumando, quello del rogo a cui è stata condannata per eresia nel 1431.
E soprattutto “Famous blue raincoat”, poi resa famosa dalla versione di Jennifer Warnes: fu la corista storica di Cohen a partire dal '72; partecipò in prima persona in registrazioni degli anni '80, venendo accreditata non più come seconda voce, ma co-vocalist, fino ad incidere un album di canzoni di Cohen nell'87, "Famous blue raincoat", appunto. La canzone racconta la storia di un triangolo sotto forma di lettera, in cui si fa riferimento anche Scientology di cui Cohen aveva fatto brevemente parte (“per incontrare donne”, disse poi). 

Ah, the last time we saw you you looked so much older
Your famous blue raincoat was torn at the shoulder
You'd been to the station to meet every train, and
You came home without Lili Marlene
And you treated my woman to a flake of your life
And when she came back she was nobody's wife

Ciò che rende grande questo disco sono le narrazioni di Cohen, che si prendono il tempo che serve, su arrangiamenti minimali, basati sull’arpeggio di chitarra e impreziositi qua e là da cori, fiati e archi. E sono proprio questi elementi che non verrano capiti dalla stampa, al tempo.

Le reazioni al disco 

“Beh, sembra che anche il secondo tentativo di Leonard Cohen non farà ballare la gente nelle strade. Non ci vuole molto a capire che Cohen non sa cantare, punto”, scrisse Rolling Stone. E non avrebbe cambiato idea su questo disco: “Non dovrebbe stiracchiare le fragili ma spesso belle melodie fino a 5 o 6 minuti. E questo disco riporta indietro tutta la spazzatura del primo album: fiati e archi a buon mercato, come se fosse uno stile. Riconoscibile, certo, ma non è uno stile”. Un clamoroso errore di prospettiva, che la rivista americana ha corretto, inserendo nel 2012 proprio questo disco, unico di Cohen, nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi.

Cohen, dopo "Songs of love & hate"

Cohen ha un rapporto difficile con questo disco: già nel 1973, in un’intervista lo definì troppo prodotto e troppo elaborato, disse, un esperimento fallito. Ma le canzoni dell'album, che sarebbe arrivato al 4° posto in UK, avrebbero fatto tutte parte del repertorio di Cohen dal vivo negli anni a venire. E in fin dei conti, la definizione migliore del Cohen di “Songs of love and hate” la diede un critico, uno dei più importanti d’America, Robert Christgau, recensendolo alla sua uscita: “Ha una voce miracolosamente intima, e una volgarità studiata che lo rendono unico”. 
Nel '74 Cohen pubblicò "New Skin for the Old Ceremony", iniziando a incidere canzoni più arrangiate e meno minimali.

Il processò arrivò a compimento con "Death of a Ladies’ Man" del '77, prodotto da Phil Spector: il rapporto tra i due fu però molto conflittuale tanto che il produttore cacciò Cohen dallo studio puntandogli una pistola. L'esperienza spinse Cohen a tornare al cantautorato più puro con "Recent Songs" nel '79. Negli anni successivi Cohen rallentò le sue pubblicazioni, tanto che "Various positions" (l'album di "Hallelujah", al tempo ignorata) venne inizialmente rifiutato dalla casa discografica. .

La tracklist

1. Avalanche 
2. Last Year’s Man 
3. Dress Rehearsal Rag 
4. Diamonds in the Mine 
5. Love Calls You By Your Name 
6. Famous Blue Raincoat 
7. Sing Another Song, Boys 
8. Joan of Arc 

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