Rolling Stones: Milano, il 1998 e la sfiga

La storia fantozziana di un concerto al quale il destino aveva messo una croce sopra
Rolling Stones: Milano, il 1998 e la sfiga

Ci sono cose che nascono sotto una cattiva stella, col destino segnato fin dal principio: l’unica data italiana del Bridges to Babylon Tour dei Rolling Stones, nel 1998, è stata una di queste.

Keith Richards, librerie & costole

Riavvolgiamo il nastro. La serie di eventi organizzata per promuovere il ventunesimo (secondo il conteggio “britannico”) album della band di Mick Jagger e Keith Richards avrebbe dovuto prendere il via il 22 maggio dall'Olympic Stadium di Berlino. Qualche giorno prima, però, Keef pensa bene di prendere un libro dallo scaffale più alto della sua casa nel Connecticut. All’uomo sopravvissuto a una vita di sesso, droga e rock’n’roll un piede in fallo sulla scala impiegata per l’operazione costa un bel volo sul pavimento e una costola rotta. Quindi tutto da rifare. Il management del gruppo fa saltare le prime quattro date per permettere a Richards di riprendersi e la data fissata a Milano per il 30 maggio diventa quella del debutto europeo del tour.

Troppo bello per essere vero? Esattamente. A poco più di una settimana dalla fatidica la data l’entourage degli Stones avvisa che no, Richards ancora non è pronto per darsi da fare sul palco: la data di Milano, quindi, viene rimandata.

Il prato di San Siro e il palco gigante

La conferma del recupero dipende da più fattori, non tutti legati alla costola del chitarrista: il più rilevante, senza dubbio, riguarda la disponibilità della struttura destinata a ospitare lo show, il Meazza. Il dettaglio, è doveroso sottolinearlo, non è secondario. Otto anni prima, nel 1990, la calata della band di “Brown Sugar” non fu esattamente una marcia trionfale. Ma per il concerto al Meazza, secondo fonti di stampa, erano già stati staccati 40mila dei 55mila disponibili. Difficile, quindi, trovare in un’alternativa per un raduno di tali proporzioni. Anche perché il palco allestito per lo show è grande, talmente grande da portare gli organizzatori a “tagliare” la bellezza di 10mila posti in platea.

I fan che hanno già sborsato diverse decine di migliaia di lire - dalle 63mila per i posti meno prestigiosi alle oltre 150mila per le tribune centrali - trattengono il fiato. David Zard, il decano dei promoter italiani che aveva organizzato la poco fortunata spedizione tricolore di otto anni prima, lotta contro l’immancabile rifacimento del manto erboso del Meazza, studia piani B - si mormorò dell’autodromo di Monza, che poco più di un decennio prima ospitò i Pink Floyd - ma alla fine la spunta: l’evento viene confermato a San Siro per il 16 giugno.

Start me up

Il 13 giugno il tour debutta nel Vecchio Continente a Norimberga: gli Stones vengono accolti da un bagno di folla allo Zeppelinfeld e, subito dopo lo show, volano a Milano. Era questione di giorni, quasi di ore, e le aspettative dei fan erano alle stelle, o addirittura qualche metro più su. Da tutta la Penisola partono, auto, pullman e convogli carichi di appassionati alla volta del capoluogo lombardo. C’è chi, spostandosi dalle isole, per combinare le tratte in treno e traghetto prende qualche giorno di ferie. Per gli Stones, ovviamente, questo e altro.

Anche perché l’evento promette di essere epocale. Come ammesso dallo staff inglese del gruppo, rappresentato da Steve Howard e Jack Perry (rispettivamente rappresentante del T&A Group, che promuove il tour dei Rolling Stones in tutto il mondo, e ‘production manager’ della band), quello al Meazza sarebbe stato lo show a offrire “al pubblico la visuale ed il colpo d’occhio migliore dell’intera tournée europea”.

Zard, nonostante lo stress generato dal battage con le istituzioni - risoltosi con “tre depositi cauzionali ad altrettanti soggetti diversi ‘solo per potere lavorare’” e altri guai assortiti, mette in vendita last minute due nuove tranche di biglietti. Il programma della serata è definito nel dettaglio: alle 16,30 l’apertura cancelli, alle 19,30 il set di apertura dei Prozac+, .scelti (pare) per l’opening act direttamente dagli headliner, e alle 20 e 45 i riflettori sarebbero stati tutti per Mick Jagger e i suoi. La sera del 15 giugno bisognava solo fare passare la notte per prepararsi ad attendere a quello che sarebbe stato uno show epocale.

Stop me down (e il malore del promoter)

Alle 8 di mattina del 16 giugno a devastare l’animo degli oltre 40mila pronti ad affollare il Mezza ci pensa una nota degli organizzatori: il concerto dei Rolling Stones a San Siro è stato annullato. La “colpa”, questa volta, è di Mick Jagger, che già a Norimberga, pochi giorni prima, aveva iniziato ad accusare i sintomi di una fastidiosa laringite. Per essere certi di non intaccare in nessun modo una delle ugole più preziose della storia del rock viene fatto venire dal Regno Unito un luminare, il dottor Forecast, che dopo un consulto con i colleghi italiani e stranieri impone lo stop al frontman. Prima che la notizia diventi di dominio pubblico l’entourage del gruppo ne dà comunicazione a Zard, che - come non capirlo? - accusa un lieve malore. Anche perché - riferì il promoter a Repubblica - lo show “non era assicurato, perché dopo gli ultimi slittamenti nessuna compagnia ha voluto assicurarci”.

“Dopo questa batosta non ho più né la forza finanziaria né la voglia per riprovare”, ammise sconsolato il promoter, ricevendo - tuttavia - rassicurazioni da parte del gruppo in merito a un eventuale, ennesimo recupero: “I soldi li abbiamo noi, e la voglia di riprovare te la faremo venire”, avrebbero risposto gli Stones, disposti ad accollarsi anche il rischio d’impresa in occasione della probabile data riparatrice. Al momento, però, il problema è un altro.

L'incazzatura dei fan, la 'fuga' degli Stones

Nel 1998 gli smartphone, con i news feed, gli aggiornamenti e le notifiche in tempo reale sempre a portata di mano sono ancora di là da venire, e molti fan apprendono dell’annullamento solo davanti ai cancelli dello stadio. Molti dopo un viaggio di diverse centinaia di chilometri. Le cronache dell’epoca riferiscono un misto di disperazione, ipotesi oltre l’improbabile - tra le altre, un set “strumentale” degli headliner, un’esibizione di Jagger in playback e persino una serata interamente dedicata al Prozac+ - e, ovviamente, rabbia. A capeggiare sui giornali del giorno successivo sarebbe stato uno striscione improvvisato nel piazzale antistante al Maezza con la scritta “anybody seen my money?” (“qualcuno ha visto i miei soldi?”), parodia sarcastica di "Anybody Seen My Baby?", primo estratto da “Bridges to Babylon”.

Mentre a San Siro si consumava lo psicodramma collettivo, a pochi chilometri in direzione centro la band stava organizzando quella che a molti parve una fuga da una situazione di guerra. Stefania Ulivi, dalle colonne del Corriere della Sera, racconta una vera e propria evacuazione dal lussuoso hotel Principe di Savoia, in zona stazione centrale, di band e relativo entourage. “Già a Norimberga Mick aveva iniziato a stare male”, le racconta Charlie Watts, unico Stones disponibile a scambiare quattro chiacchiere con la stampa: “Speravamo che si rimettesse, sono arrivati anche i suoi medici, dall’Inghilterra e dagli USA, ma purtroppo è stato inutile. Prometto che torneremo: abbiamo un debito per i nostri fan. Peccato per San Siro”.

'Torniamo presto, promesso'

Una promessa è una promessa, specie se fatta davanti a un intero paese che - anni prima dell’invenzione dei meme - aveva già iniziato a fare battute sull’età dei componenti del gruppo. In prima battuta il gruppo pare mettercela tutta: a una manciata di ore dal forfait, già si parla di un recupero a settembre alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia. Passa qualche giorno e l’orizzonte temporale si sposta di quasi un anno, con l’ipotesi - però - che la data singola si trasformi in un mini tour italiano di tre o quattro tappe.

Poi si sa come vanno le cose. A settembre si chiude il Bridges to Babylon Tour: Jagger e soci fanno giusto in tempo a riposare fino alle festività natalizie e poi ripartono subito per il No Security Tour, inaugurato in California il 25 gennaio del 1999. La serie di date passa in Europa, tra fine maggio e fine giugno, ma per una ragione o per l’altra passaggi dall’Italia non ce ne sono, alla faccia del “torneremo anche a costo di pagare noi”.

Gli Stones, in ogni caso, avrebbero comunque mantenuto la promessa, solamente con un po’ di ritardo: la prima data italiana dopo lo psicodramma del 1998 fu effettivamente a San Siro, ma cinque anni più tardi, nel 2003, come unico appuntamento con i fan tricolore previsto dal calendario del Licks Tour.

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