Sanremo 2021, i titoli delle canzoni non sono sempre originali, anzi

Michele Bovi ha analizzato le ricorrenze dei brani in gara con canzoni già edite: "Aspettiamoci nuove accuse di plagio per l’edizione 2021".
Sanremo 2021, i titoli delle canzoni non sono sempre originali, anzi

Canzoni inedite, titoli no. il regolamento del Festival di Sanremo prevede che i brani in gara siano nuovi, ma non si può dire lo stesso delle parole e delle espressioni scelte per identificare le canzoni stesse, e l'edizione 2021, in partenza il 2 marzo, non fa eccezione.

È quando emerge un'analisi del giornalista e studioso Michele Bovi (autore del libro "Ladri di canzoni") assieme a Grazia De Santis, anticipata dall'Adnkronos. Secondo Bovi, ci si può aspettare "nuove accuse di plagio per l’edizione 2021". Un fenomeno, quello dei titoli che si ripetono, che si ripete anch'esso. Spiega Bovi: 

Il fenomeno dei titoli non originali a Sanremo 2021 rimane diffuso almeno quanto nelle precedenti edizioni. Nell’Archivio delle opere musicali della Siae scopriamo che 'Glicine' il titolo del brano scritto da Mahmood e Dardust per Noemi era stato depositato già 40 volte, la prima nel 1937 da Mario Ruccione e Giuseppe Micheli, ovvero il compositore e il paroliere di 'Faccetta nera' e l’ultima nel 2020 dal rapper romano Carl Brave. Il titolo 'Arnica' di Gio Evan ha 19 precedenti, 7 sono quelli per 'Cuore amaro' di Gaia e 'Chiamami per nome' della coppia Francesca Michielin-Fedez, 6 per 'Momento perfetto' di Ghemon, 5 per 'E invece sì' di Bugo, 4 per 'Torno a te' di Random e 2 per 'Santa Marinella' di Fulminacci e 'Il farmacista' di Max Gazzé".

Gli fa eco l’avvocato Giorgio Assumma, ex presidente della Siae: "Il titolo serve proprio per differenziare un’opera dalle altre, se più opere sono identificate con lo stesso titolo si crea una confusione. Chi può ribellarsi all’uso di un titolo? L’autore dell’opera originaria o i suoi parenti o i suoi eredi. E questa reazione può avvenire anche quando l’opera non è tutelata e quando è caduta in pubblico dominio perché essa continua a esistere senza limitazioni di tempo.

Ecco le altre canzoni incriminate, per Bovi, a partire da La Rappresentante di Lista, con "Amare'

"Scontato supporre l’esistenza di precedenti di un titolo del genere, che infatti è stato addirittura già in gara a Sanremo, edizione 1979, proposto da Mino Verniaghi. Eppure basta poco per distinguersi pur rimanendo sui medesimi termini e concetti: ad esempio Scialpi nel 1991 intitolò la sua canzone 'A…Amare' e Andrea Mingardi al Festival di Sanremo del 1994 giocò al raddoppio con 'Amare amare'.

Willie Peyote: "Mai dire mai"

Ha aggiunto, tra parentesi, (La Locura), un termine a doppio senso: metà follia in spagnolo, metà cultura del lockdown. E ha fatto bene: senza quel supplemento la sua canzone si sarebbe confusa nella marea di 'Mai dire mai' eseguite negli ultimi 60 anni da una formidabile schiera di celebrità della musica italiana. A cominciare dal 1959 quando 'Mai dire mai' composta da Aldo Salvi con le parole di Gian Carlo Testoni diventò un successo per Caterina Valente ripetuto un anno dopo da Peppino Di Capri". "Da allora - approfondisce Bovi - a incidere sempre diverse 'Mai dire mai' sono stati Anna Oxa (1984), Renato Zero (1986), i Pooh (1987), Tosca (1996), Ricchi e Poveri (1998), Paolo Belli (1999), Umberto Tozzi (2000), Fausto Leali (2002) Alberto Fortis (2005), Alexia (2005), poi Anna Tatangelo il cui singolo 'Mai dire mai' battezzò il suo album del 2008 e per ultimo Ligabue nel 2019".

 
Aiello: "Ora"

Adottò questo titolo nel 1966 Bruno Martino per il motivo iniziale del varietà televisivo 'Aria condizionata', poi surclassato dalla popolarità della sigla finale 'Se telefonando' di Mina; dopo Martino incisero canzoni intitolate 'Ora' Eros Ramazzotti (1985), Dora Moroni (1986), i jazzisti Giorgio Gaslini (1988) e Avishai Cohen (1998), Ludovico Einaudi (2004), Chiara Civello (2005), il gruppo Dirotta su Cuba (2005), Jovanotti (2011) e per ultimo Gigi D’Alessio che ha intitolato 'Ora' il brano guida del suo album del 2013.

Madame e "Voce"

"Bungaro cantò 'Voce' nel 2012 e Lara Fabian si esibì con lo stesso titolo al Festival di Sanremo 2015 e un anno dopo un’altra 'Voce' emerse dall’album di Arisa. Anche 'Parlami', titolo del brano di Fasma, conta diverse decine di precedenti, alcuni illustri come 'Parlami' di Peppino Gagliardi del 1972, seguito da incisioni con identico titolo di Anna Oxa (1985), Laura Pausini (2004), Marco Carta (2012), Lorenzo Fragola (2016)".

Tra le nuove proposte, Davide Shorty, con "Regina"

"Il più sfruttato ha precedenti di rango come il 'Regina' scritto da Vito Pallavicini e Udo Jürgens nel 1968 per il cantante e attore ceco Karel Gott, quello di Franco Talò del 1969, quello del tenore Franco Tagliavini e quello di Renato Zero ambedue del 1977, quello di Gaio Chiocchio del 1980 e poi il 'Regina' scritto ed eseguito nel 1983 da Don Backy per la sigla del programma televisivo della Rai 'Mille bolle blu' e quello del pianista jazz Michel Petrucciani del 1986".

 
E vale anche per gli altri giovani in gara:

sono 16 i precedenti per 'Polvere da sparo' di Gaudiano, 15 per 'Lezioni di volo' di Wrongonyou, 11 per 'Che ne so' di Elena Faggi, 10 per 'Scopriti' di Folcast. Superano addirittura quota mille i precedenti per il vocabolo ‘Goal’ utilizzato per il titolo della canzone sanremese da Avincola. In questo caso il cantautore ha impiegato un accorgimento: quello di aggiungere il punto esclamativo in coda. Così 'Goal!' ha ridotto abbondantemente il numero dei precedenti, comunque tanti: il più famoso risale al 1935, un 'Goal!' interpretato da Crivel, tra i più popolari cantanti del regime fascista".

 

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