L’industria creativa UE oltre il Covid: presentato lo studio ‘Rebuilding Europe’

Oggi a Bruxelles il punto su come riavviare il settore che prima della pandemia era la quarta economia europea per numero di addetti, con un volume d’affari (in crescita) pari a 643 miliardi. Ma che adesso…
L’industria creativa UE oltre il Covid: presentato lo studio ‘Rebuilding Europe’

GESAC, il Gruppo Europeo delle Società di Autori e Compositori che rappresenta 32 società di autori del Vecchio Continente, ha presentato a Bruxelles lo studio “Rebuilding Europe”: l’indagine, condotta dalla Ernst & Young, ha coinvolto come partner diverse entità appartenenti alla filiera creativa, tra le quali - per il settore musicale - l’associazione di etichette indipendenti Impala.

Prima della pandemia, l’industria culturale creativa in Europa rappresentava il quarto settore - dopo edilizia, turismo e trasporti e logistica - per numero di impiegati (7,6 milioni), con un volume d’affari pari 643 milioni di euro, pari a 4,4 del pil continentale. Il dato fotografava un comparto in ottima salute, capace di crescere dal 2013 al 2019 del 17%, in modo costante.

La tendenza è stata bruscamente interrotta dall’emergenza sanitaria: nel 2020, a causa della pandemia da Covid-19, l’industria creativa e culturale - composta per il 90% da azienda di piccole o medie dimensioni - ha visto i propri incassi precipitare del 31% su base annua da 643 a 444 miliardi. Eccezion fatta per l’industria dei videogiochi, che ha visto il proprio volume d’affari crescere del 9% rispetto al 2019, tutti gli altri comparti hanno visto i propri indicatori andare in rosso: a partire più degli altri sono stati le arti dello spettacolo, il cui volume d’affari si è ridotto del 90% perdendo 37 miliardi di euro, e quello musicale, che ha registrato perdite per 18 miliardi di euro contraendosi del 76%.

Detto che, secondo l’indagine, l’impatto del Covid si riverbererà sull’economia dell’industria culturale ancora per diversi anni, gli esperti consultati per condurre l’indagine si sono detti concordi nel proporre alle autorità europee un programma di riavvio articolato in tre macro-obiettivi: imprescindibile sarà “stanziare ingenti finanziamenti pubblici e promuovere investimenti privati nei confronti delle imprese culturali e creative, delle organizzazioni, degli imprenditori e dei creatori – due leve indispensabili per sostenere e accelerare la ripresa e la trasformazione”, senza però dimenticare di “promuovere l’offerta culturale diversificata dell’UE, assicurando un quadro legale solido che consenta lo sviluppo degli investimenti privati nella produzione e nella distribuzione, creando le condizioni necessarie per un adeguato ritorno sull’investimento per le imprese e garantendo un reddito adeguato ai creatori”.

Il terzo punto riguarda la valorizzazione, ovvero l’impiego delle industrie culturali europee, e il potere moltiplicato dei loro milioni di talenti collettivi e individuali, come grandi acceleratori di transizioni sociali ed ambientali in Europa.

“Ciò che la cultura fa per l'Europa è molto chiaro: la domanda, ora, è cosa può fare l'Europa per la cultura”, ha commentato la chair di IMPALA Francesca Trainini: “Lo studio esprime diverse raccomandazioni al riguardo, come l'assegnazione di una quota specifica di misure di stimolo al settore, l'aumento del volume dei prestiti e la garanzia di un'efficace attuazione della direttiva sul diritto d'autore. L'anno scorso le industrie culturali sono state riconosciute come un ecosistema prioritario per la ripresa europea e i nostri incontri di oggi sono un'ottima opportunità per discutere come poter collaborare per lavorarci sopra”.

“Le industrie culturali e creative sono una delle principali risorse dell'Europa, come dimostrato ancora una volta da questo studio”, le ha fatto eco Helen Smith, Executive Chair of IMPALA: “Oltre a contribuire in modo massiccio all'occupazione e alla crescita dell'UE, offrono anche un enorme contributo al benessere degli europei. Un approccio strategico a lungo termine alle industrie culturali europee è fondamentale per la ripresa”.

“Questo studio dimostra quanto i diversi settori dell’industria culturale contribuiscano all’economia europea in termini di occupazione e fatturato”, ha dichiarato Giulio Rapetti Mogol, Presidente di SIAE: “Ogni autore, ogni artista che dedica la propria vita alla creatività realizzando opere nuove contribuisce infatti allo sviluppo del corpo economico del proprio Paese.

Purtroppo però l’industria culturale e creativa è uno dei settori più colpiti in Europa dall’onda d’urto del Covid-19 e gli autori e gli artisti vedranno i loro incassi ridotti drasticamente nel 2021 e nel 2022. E’ necessario perciò mettere in campo azioni per accelerare la ripresa. In questo senso, è cruciale il recepimento della Direttiva Copyright per garantire una giusta redistribuzione della ricchezza non solo ai grandi nomi della cultura e dello spettacolo, ma soprattutto ai tanti artisti meno conosciuti che possono sopravvivere solo grazie al diritto d'autore”.

“La cultura ci eleva come individui, perché nutre e dà forma alla nostra identità, e come europei, perché è una forza motrice per la crescita economica”,gli ha fatto eco il direttore generale della Società Italiana Autori ed Editori Gaetano Blandini: “La cultura connette le persone, le unisce e le raduna insieme: proprio per questo motivo il timore di tutti, in primis dei creativi e del pubblico, è che le industrie culturali e creative siano quelle che soffriranno più a lungo per gli effetti delle restrizioni. SIAE ha sostenuto e contribuito alla realizzazione di questo studio, nella consapevolezza che di fronte a questa nuova emergenza, in qualità di rappresentanti di migliaia di creatori in Europa, sia nostro dovere fare luce sulla realtà, assicurarci che questa nostra eredità culturale non sia dissipata e che venga fatto tutto il possibile, in termini di strategie, programmazione e sostegno finanziario, per aiutare il settore a ripartire e riprendere il suo sentiero di crescita”.

“La cultura e l’eredità culturale europea, così varia e ricca, è il cemento che sostiene il nostro comune senso di appartenenza all’Europa”, ha concluso David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo:  “Dobbiamo pensare alla cultura non soltanto come uno dei nodi centrali per la ripresa, ma anche come una componente fondamentale per costruire il mondo che verrà dopo il Covid-19, un mondo in cui i legami interpersonali devono essere riallacciati. Il Parlamento Europeo fin dall’inizio si è reso conto degli effetti drammatici della pandemia da Covid-19 sul settore culturale e creativo e ha lottato con le unghie e con i denti per aumentare il budget destinato alla cultura nel piano finanziario pluriennale”.

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