Quando i Nirvana fecero uno scherzo a Eddie Vedder: "Perché non fai un disco con musicisti veri?"

Lo ha raccontato Steve Albini, che si prestò al gioco durante le sessioni di "In utero": ecco come andò.
Quando i Nirvana fecero uno scherzo a Eddie Vedder: "Perché non fai un disco con musicisti veri?"

Le storie che circolano attorno alla sessioni di “In utero” sono materiale da film. I Nirvana pubblicarono l'album nel settembre 1993 dopo il successo di "Nevermind" e lavorarono in studio con il leggendario Steve Albini, che negli ultimi anni ha centellinato aneddoti varii, da quella volta che Kurt Cobain e Krist Novoselic diedero fuoco al sedere di Dave Grohl, alle telefonate sotto mentite spoglie ai colleghi. 

Una è riemersa nei giorni scorsi, e venne fatta a Gene Simmons dei Kiss. La band chiedeva al produttore di alzare lui il telefono, fingendo di essere qualcun altro: Albini finse di essere Cobain e spiegò a Simmons che i Nirvana non volevano far parte di quello che sarebbe diventato il disco tributo "Kiss My Ass: Classic Kiss Regrooved".

 "Ma non volevano particolarmente parlare con Gene Simmons, quindi mi hanno fatto chiamare e fingere di essere Kurt. È stato piuttosto divertente. Fondamentalmente, mi sono inventato una scusa che avrebbe permesso loro di non farlo senza dover dire che non volevano essere su un disco tributo dei KISS. Erano persone molto amanti del divertimento. Mi è piaciuta quella sessione, sono stati divertenti da frequentare. "

Ancora più succulenta è la storia - recentemente rilanciata da PearlJamOnLine.it, che lega i Nirvana ai Pearl Jam e a Eddie Vedder. 

Tra le due band c'era un'amichevole competizione, come spiega Steve Albini: "I Pearl Jam erano un po' più corporate, erano nati dall'unione di band preesistenti, talvolta venivano raccontati dall'industria più come un prodotto, mentre i Nirvana erano più punk, si erano fatti strada poco per volta, crescendo assieme al loro pubblico. Io e i Nirvana ci sentivamo un po' più parte dell'underground, e i Pearl Jam erano più industriali, lontani dalla loro estetica. Così c'era un po' di rivalità."

Questo portò Kurt Cobain e soci a fare uno scherzo (cattivo...), ai colleghi: "Fu una cosa spontanea. Chiamai Eddie Vedder e mi finsi Tony Visconti", racconta Albini, dicendo di avere impersonato il leggendario produttore di David Bowie:

Gli dissi: perché non vai in studio con musicisti veri, con gente che sa davvero suonare?

Non mi ricordo molto altro se non che tentammo di convincerlo a fare un disco solista, con una superband creata per l'occasione.

Ci cascò? Non mi ricordo. Non so se mi diede corda perché pensasse che fossi davvero Tony Visconti, o perché aveva capito che era uno scherzo...

 

ecco il racconto di Albini: 

 

Steve Albini  convinse Kurt Cobain a prenderlo come produttore inviandogli una lunga lettera via fax, in cui gli disse, tra le altre cose:

Credo che la cosa migliore da fare a questo punto sia di agire esattamente come stavate pensando di fare: sparate fuori un disco in paio di giorni, di alta qualità ma con la minima produzione e senza interferenze da parte dei quei cretini dell'ufficio principale. Se avete intenzione di fare così, sarei fiero di lavorare con voi. (...) Non voglio prendere, e non prenderò mai, le royalty su nessun disco che registrerò. Credo che accettarle come produttore o come tecnico sia eticamente indifendibile. E' la band che scrive le canzoni. La band suona la musica e sono i fan della band che comprano i dischi. Se il disco è bello o se fa schifo è merito della band. Le royalty spettano alla band. Se ci vuole più di una settimana per realizzare un disco, qualcuno sta facendo qualche cazzata".

 

 

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